Davide Lacerenza: “Bevevo 30mila euro di champagne al mese, ora mangio i broccoli. Wanna Marchi? La mia maestra”

Da "King" delle notti di Milano all'arresto per un giro di droga e prostituzione all'interno del suo locale, la Gintoneria di via Napo Torriani, ormai chiusa per sempre dai sigilli della Guardia di finanza. Ma la storia di Davide Lacerenza inizia nella Milano degli anni Ottanta, quanto si divideva tra i night club di piazzale Loreto e il turno dell'alba al mercato ortofrutticolo, fino all'incontro con Stefania Nobile, figlia di Wanna Marchi, che cambierà per sempre la sua vita tra fiumi di denaro e champagne, lusso sfrenato e trash social. Ma anche notti insonni, sesso, cocaina e ogni genere di eccesso. "Oggi, dopo i domiciliari, sono un'altra persona", racconta a Fanpage.it.

Facciamo un passo indietro. Come è stata la tua infanzia?
Sono nato a Lorenteggio, Milano. Mio papà era impiegato all'ACI e mia madre era casalinga, aveva fatto la parrucchiera. Ho lasciato prestissimo la scuola perché volevo andare a lavorare, i soldi in casa erano pochi e facevamo fatica ad andare avanti. Per 15 anni mi sono messo a fare i mercati di frutta e verdura, c'erano i miei zii che avevano la bancarella. Anni pesanti con temperature che adesso non esistono più, si arrivava anche a -15 gradi. Arrivavo a casa e mi buttavo sotto l'acqua bollente, è stata molto dura. Come quando ho fatto il militare.

Dove?
Mi hanno mandato a Palmanova, Udine. Guidavo i carri armati. Il nonnismo era pesante, mi ricordo ogni istante. Ancora oggi odio la canzone "Ti amo" di Tozzi perché mi chiudevano a chiave dentro l'armadietto e ridevano: "Canta, altrimenti non esci più". Scherzi pesantissimi. La bicicletta la conosci? Mentre dormivi ti mettevano un pezzo di carta in mezzo ai piedi, acceso con i fiammiferi. Poi scappavano tutti e sentivi bruciare i piedi. Gridavi, gridavi e non sapevi chi era stato.
Poi?
Sono entrato in una specie di società che funzionava con lo schema Ponzi, in Puglia. Dicevo ai potenziali clienti: ‘Vieni, hai una forte opportunità di guadagno. Vuoi cambiare la tua vita, smettere di fare l'operaio? Fai questo piccolo investimento'. Poi, quando è saltato tutto, mi sono messo a lavorare in un piccolo negozio di telefonia. In quel momento ho conosciuto Stefania (Nobile).

In quel periodo, per arrotondare, lavoravi anche nei locali notturni. È vero che facevi lo spogliarellista?
Dai 18 ai 24 anni ho fatto anche spettacoli, sì, sono stato tra i primi strip-man d'Italia. A Milano c'erano i principi della notte: Zeus, Apollo, Nicolas, Ghibli di Trezzano sul Naviglio che guidava le ambulanze, Daniele Interrante e Costantino Vitagliano… lui era molto più giovane, il primo strip l'ha fatto con me. Ci trovavamo al bar Lara in piazzale Loreto e poi partivamo con le macchine, camicie bianche, senza barba, tutti palestrati…
Cosa ricordi di quel periodo?
Ero spensierato. Facevo le serate con i pantaloni di pelle a strappo per fare lo strip integrale e tornavo tutto graffiato, poi andavo direttamente in magazzino, facevo due tre giorni senza dormire. Lì ho iniziato con la cocaina ma ho smesso subito, sono stato male. Per 35 anni non l'ho più toccata. Eravamo tutti astemi: niente fumo, vita sana, palestra, ballo.
Si guadagnava?
Con gli spettacoli prendevo circa un milione di lire. Con i mercati rionali, invece, potevo anche arrivare a 2 milioni e mezzo al mese. Consegnavo tutto a casa, ai tempi vivevo ancora con i miei genitori.
Ho letto anche che hai fatto anche il lavapiatti, il cameriere… ti sei reinventato in tanti modi.
Ho sempre cercato di emergere. Quando 20 anni fa sono partito con il mio primo locale a Milano io lavavo i piatti e Stefania (Nobile) serviva ai tavoli, avevamo due dipendenti.

Quando è avvenuto l'incontro con Stefania Nobile?
Più di 22 anni fa. Stefania camminava in Montenapoleone, in via Verri. L'ho riconosciuta, era la figlia di Wanna Marchi. Mi sono detto: ‘Questa a vendere sarà fortissima, devo tirarla dentro'. Lei però era fidanzata, mi ha tenuto a distanza per più di un anno.
Ma quindi l'avevi "agganciata" per affari? Non per provarci?
All'inizio sì, per affari, ai tempi mi sembrava inarrivabile. Dopo mesi mi ha chiamato una sera e ha detto: "Se vuoi invitarmi a cena adesso sono libera".
Però poi siete diventati una coppia. Cosa ti attraeva in lei?
La sua testa e il suo carattere. Molti la vedono come il diavolo, ma se il diavolo ce l'hai al tuo fianco puoi fare di tutto.
Perché è finita tra di voi?
È andata in prigione e io ho conosciuto un'altra ragazza. Ma non mi sono mai dimenticato di lei, andavo sempre a trovarla ai colloqui, le ho scritto migliaia di lettere. Quando è uscita ho fatto in modo che trascorresse i domiciliari a casa dei miei genitori.
Solo perché nella vostra c'era già dentro l'amante.
Come facevo a dirle che avevo trovato un'altra proprio mentre era in carcere…
E infatti Stefania Nobile, quando vi siete conosciuti, affrontava con la madre Wanna Marchi il processo dopo il caso televendite.
Era già al secondo grado. È iniziato tutto da lì. Loro avevano tante case, tanti beni. Quando Stefania ha capito che avrebbe preso tanti anni ha scovato una vecchia bocciofila in via Comune Antico, il primo locale che abbiamo aperto insieme. Mi ha detto: "Ti lascio tutto quello che posso". Soldi, statue, mobili che Stefania e la madre avevano nelle ville… per salvare le cose di Stefania abbiamo messo tutto lì, in quella che nel 2009 sarebbe diventata La Malmaison.
Poi l'hanno arrestata.
È stata dura, lei era la mente.

Che tipo di locale era La Malmaison?
Un locale ricercato, che proponeva prodotti di extra lusso. Cose che al tempo non potevo permettermi di bere o mangiare. Una volta un cliente russo ha lasciato sul tavolo mezza bottiglia di Petrus, costo 7mila euro. Io mi sono seduto al suo posto, con il suo bicchiere, e me la sono finita. Non mi sembrava vero.
Tanti clienti, al tempo, lamentavano però prezzi gonfiati e tecniche di vendita non proprio cristalline.
Il menu aveva i prezzi. Poi, se uno ha problemi economici, fa domande specifiche. Altrimenti è chiaro che il venditore cerca di vendere… io ero bravo in quello, poi ho avuto un'ottima maestra.
Wanna Marchi…
Mi diceva: ‘Non andare in tutti i tavoli a cercare di piazzare il caviale, perdi tempo. Concentrati dove ci sono i soldi'. È una venditrice pazzesca. Ho imparato da lei anche la sicurezza, l'atteggiamento grintoso ed energico, l'importanza del linguaggio del corpo…
Anche alla Malmaison la sua era una presenza ingombrante.
Wanna è l'ombra di Stefania. Fanno tutto insieme, dormono anche insieme.

È in questo momento della tua vita che diventi Davide Lacerenza personaggio, consacrato attraverso alcuni video pubblicati sul web. Al tempo, una scelta avveniristica.
Sono partito con le dirette prima su Periscope e poi su Facebook, insieme a Stefania. Mi riprendevo mentre mostravo il locale o spiegavo qualche prodotto di lusso. Erano video culturali, di divulgazione, in cui spiegavo la differenza tra carne Wagyu e Kobe, come aprire i percebes… poi è arrivato Instagram.
Però, hai raccontato, all'inizio non eri a tuo agio davanti alla videocamera. Cosa è successo?
Io ero simpatico con i clienti, tanta gente veniva da noi per bere bottiglie spiegate da me. Però sì, in video diventavo timidissimo. Dicevo a Stefania: ‘Fallo te'. Poi mi sono sbloccato.
Ti ha convinto Stefania, insomma. Si può dire che ti ha creato lei?
Molte idee sono state sue, mi ha dato sempre i consigli giusti e mi ha aiutato. Poi io sono stato bravo a continuare da solo, con le mie capacità.
Poi ci sono i video più famosi, quelli del periodo Gintoneria. In uno lavi i cerchioni della macchina con lo champagne. Erano spontanei o c'era una regia?
Lì ero già fuori di testa. Ma certo, erano video spontanei, forse troppo, esagerati. È quello che mi ha rovinato.

E arriviamo alla Gintoneria.
La Malmaison brucia, circa sette anni fa. Avevamo già un bar in stazione Centrale, dove lavorava Wanna (Marchi). Era piccolo, senza cucina. Non è stato semplice ripartire.
Come nasce l'idea della Gintoneria, stavolta? Perché questo nome?
Ero appassionato, vedevo che tanta gente beveva gin. Dopodiché ho capito il business dello champagne, lo vendevano solo i night a 500 euro a bottiglia. Lo prendevo alla Metro a 99 euro e lo mettevo in carta a 160 euro. Poi con Filippo Champagne (Filippo Romeo) ci siamo inventati le sciabolate, i diplomi… la prima laurea l'ho data a Diletta Leotta. Ma erano tanti i personaggi famosi, al tempo c'era la coda fuori tutte le sere. Il mio era l'unico locale con il ristorante aperto fino alle 4, alle 5 di notte. Chi usciva dalla discoteca e voleva mangiare scampi, gamberi, trovava sempre me. Ero sano di mente, in quel momento.
Altri clienti vip?
Ricordo il principe, il figlio di Gheddafi. Ma anche politici, presentatori tv, calciatori. Ronaldinho, una sera, si è presentato in pantaloncini corti e ha bevuto sette Coca-Cola.
Qual era la tipologia di clientela più diffusa?
Prima una clientela più sana, diciamo. Poi la notte partiva la pazzia. Alcol, droga, ragazze dai facili costumi…

Ecco. Quando la Gintoneria inizia a trasformarsi da locale per appassionati a rifugio per chi cerca l'eccesso?
Da quando ho iniziato a drogarmi. Avevo smesso da 35 anni ma, una sera, ci sono ricascato. Ero con uno dei miei buttafuori, era tardi, ero stanco morto… mi diceva: "Figurati se ricominci". E invece… pensi di gestirla, ma non è più possibile. Si inizia piano e si aumenta sempre di più. Non ti basta mai: io mi facevo cinque grammi al giorno, direttamente dal sacchetto. Pippavo nel privé con gli amici, con le ragazze. La soluzione? La morte, il manicomio o la galera. A me è capitata la terza. Ma non ho mai spacciato, mai preso un euro dalla droga e dalle donne. Anzi, ero generoso. Offrivo caviale, champagne, scampi…
L'accusa, però, è stata quella.
Avevo ragazze che mi chiamavano: "Devo far mangiare i miei figli, mio marito se n'è andato, fammi lavorare". Così le chiamavo, avevo un elenco, ma non ci ho mai guadagnato. È la stessa cosa che fanno i pr delle discoteche, che hanno il file Excel con tutte le donne disponibili: chi fa immagine, chi fa il dopo cena…
Queste ragazze venivano chiamate per "far spingere i clienti", cioè per far si che comprassero le bottiglie, vendute a prezzo maggiorato…
Le vendevo allo stesso prezzo, solo che così ne bevevano di più. Chiamavo le ragazze quando andava via Stefania, che le odiava. Ma se non hai le ragazze, in un ambiente come il mio… non funziona. Non fai quei guadagni, quei soldi.
Per chi indaga, offrivi anche una sorta di "pacchetto" che comprendeva anche la consegna a domicilio di droga, sesso e champagne.
Ho fatto un errore di leggerezza. Facevamo la serata insieme, tante cose le offrivo io.
Il pacchetto "all inclusive", secondo quanto emerso, veniva però portato a domicilio dal tuo braccio destro, Davide Ariganello. Il tutto sotto la tua supervisione.
È successo poche volte, non pensavo fosse una cosa così grave. Ero drogato, vivevo un delirio di onnipotenza. Ariganello era proprio il mio braccio destro, bravissimo in tutto, l'ho creato io.
E adesso?
Non l'ho più visto né sentito. Pensavo avesse patteggiato anche lui, invece no.

Una sera avete guadagnato 70mila euro da un singolo cliente. È il famoso rampollo milanese che, con i suoi bonifici da un milione e mezzo di euro, ha dato il via alle indagini.
Ci conoscevamo fin da piccoli. Gli volevano rubare la bicicletta e io, che nel quartiere a Lorenteggio sapevo farmi rispettare, l'ho difeso. All'inizio non era ricco, anzi. Poi dopo la morte del nonno ha ereditato una montagna di soldi, due o tre milioni di euro. Da lì ha iniziato a spendere e spandere, soprattutto con le donne. Si affezionava e regalava 500, 800 euro, macchine, Rolex. A me una sera ha detto: "Quanto vuoi per essere felice?". E mi ha dato 50mila euro. Veniva spesso a piangere sulla mia spalla, si confidava.
E allora perché alla Finanza ha raccontato di averti conosciuto solo pochi anni fa, come semplice cliente?
Bisognerebbe chiederlo a lui, non so. Non lo sento più, ho cambiato completamente giro. Non frequento più chi si droga. Oggi mangio i broccoli, conduco una vita sana.
È vero che testavi in prima persona le escort del locale, prima di farle entrare nel "giro" della Gintoneria?
Andavo con loro perché mi piacevano… qualcuna la portavo a casa, anche due alla volta. Una sera mi hanno portato via 4800 euro e sono scappate. Non me ne sono neanche accorto… non so come sia stato possibile, mi faccio schifo a ripensarci.
Qual era la tua routine ai tempi della Gintoneria?
Mi svegliavo alle 6, 7 di sera, andavo in palestra e poi in Gintoneria. Iniziavo con qualche shot di tequila, poi un paio di bottiglie di champagne, tre/quattro vodka lemon, tre/quattro gin tonic, ancora tequila, cocaina. Chiudevo alle 5, andavo a casa a giocare a scacchi con gli amici o con qualche ragazza, non dormivo. Spesso non andavo a letto, facevo il dritto fino alla sera successiva. È la cocaina, ti fa diventare una bestia, un demonio.

È facile trovare coca in giro a Milano?
Dove vuoi, dagli sputa-palline della stazione Centrale ai locali.
Come la Gintoneria.
C'era, ma io la regalavo.
E oggi? Come stai?
Ai domiciliari ho sofferto numerose crisi d'astinenza, mi buttavo il ghiaccio in faccia, facevo le scale di corsa, ho smontato tutto il bagno per tenermi impegnato. Mentre la notte continua a suonare la Finanza, mi avranno fatto duecento controlli. La mia fidanzata, Clotilde, mi è stata vicina in quel periodo ma l'ho lasciata andare via, non poteva stare chiusa a vent'anni tra quattro mura. Passava anche Wanna a darmi l'acqua, il cibo dalla finestra di casa. Così, grazie al percorso che sto seguendo al Serd, ho definitivamente smesso di bere e utilizzare sostanze.

Wanna però era molto critica verso di te, nel periodo della Gintoneria. Oggi avete fatto pace?
Aveva ragione: ho fatto soffrire tanto Stefania e lei, che per me è una seconda mamma. Già quando mi ha conosciuto mi ha fulminato con quattro parole, secche, per mettermi in riga. Oggi siamo in buonissimi rapporti, vado spesso da lei a pranzo: è una cuoca eccezionale. Anche se si mette sempre in mezzo tra me e Stefania… non ce la fa proprio a non dire la sua.
E Stefania? Cos'è oggi, oltre a una socia in affari?
Il grande amore della mia vita. Una sorella, la mia famiglia.

Hai notato una diminuzione di popolarità, dopo la tua vicenda giudiziaria?
Al contrario, la gente mi ama. Durante i domiciliari mi consegnavano di continuo disegni, lettere, cibo, passandomeli dalla finestra. E per strada adesso mi ferma chiunque. Ma da ora in poi voglio essere solo un buon esempio per gli altri.
Oggi, oltre a seguire un percorso di disintossicazione, che fai?
Faccio le ospitate in discoteca. Purtroppo prendo molto meno dei 10mila euro a serata che mi davano al tempo, sono in saldo perché non ho più una lira.. ma riparto con umiltà. Vedrete che alla fine dell'anno sarò già risorto.
Qual era l'incasso della Gintoneria, ai tempi d'oro?
Tiravo su 8mila, 10mila euro a sera. All'epoca fatturavo due, tre milioni l'anno.
Il record?
La serata da 60mila euro.
Grazie al denaro del rampollo.
Esattamente.
Quanto pagavi i tuoi dipendenti?
Tanto. Anche 3500 euro al mese più le mance. Gli ho alzato anche le buste per far venire le loro famiglie qui.
Dici di non avere più un euro. Ma è possibile, con questi guadagni? Che fine hanno fatto tutti quei soldi?
Ho sperperato tutto, spendevo più di 50mila al mese. Il resto è sotto sequestro: conti correnti, anche quelli esteri, orologi, persino i gioielli di mia mamma. E ovviamente le bottiglie di champagne che ora si trovano all'asta.
Ma come li spendevi, questi 50mila euro?
A serata mi bevevo almeno un paio di bottiglie di champagne da minimo 600 euro l'una, per più di 30mila euro di alcol al mese. Il Ferrari me ne costava altri 7mila, la Lamborghini Urus 3mila. Poi cene stellate con 3mila euro di conto alla volta, scarpe e vestiti firmati, regali…
Gli amici delle serate? Che fine hanno fatto?
Ora frequento altre persone, i vecchi amici sono pochi. Di quel periodo ricordo solo l'ansia e la tachicardia, quando di notte mi mettevo fuori dal Pronto soccorso per paura di morire…
Chi sono queste persone?
Luca, fa il fabbro. Veniva da Lecco a portarmi cibo e caramelle alla finestra quando ero ai domiciliari. Poi un mio amico finanziere. Brave persone. Ho scoperto gente nuova.
Progetti per il futuro?
Non posso intestarmi niente ma sono un bocconcino ambito, mi vogliono in tanti posti importanti come direttore. Ho tante offerte, anche quelle di una nota discoteca di Milano. Riparto da zero dopo aver perso tutto in un attimo, ma ho grande fiducia nel futuro. Lo so, sarò in grado di creare un impero di cui parleranno tutti. Sarà il mio grande ritorno.