447 CONDIVISIONI

“Credo che nessuna donna si senta sicura a uscire per Milano”: parla Giulia Casati, aggredita da uno sconosciuto

“È surreale che una donna non possa uscire per strada, non si possa sentire serena, che abbia paura di andare a fare la spesa o anche 200 metri sotto casa, a piedi, in macchina, in motorino e sui mezzi, ovunque, qualsiasi cosa faccia debba avere paura, che sia giorno, notte, sera, che ci sia buio o luce”, la denuncia di Giulia Casati a Fanpage.it.
447 CONDIVISIONI
Immagine

Giulia Casati, creator che si occupa di fashion e beauty su TikTok, ha subito un'aggressione a Milano. Inizialmente non aveva neanche la forza di denunciare, ma poi – quando ha visto il video di un'altra tiktoker che raccontava un'esperienza simile subita – si è fatta coraggio: ha impugnato il cellulare e ha raccontato quello che le è successo un sabato sera a cavallo fra la fine di settembre e i primi di ottobre. Fortunatamente non ha riportato conseguenze gravi: 4 giorno di riposo e una Tachipirina, ma le resta l'amaro in bocca che il suo aggressore non potrà mai essere identificato e punito, perché in quella strada non c'era neanche una telecamera. A Fanpage.it racconta come, da due o tre anni a questa parte, sia lei che le sue amiche si sentano sempre meno sicure in città e alle istituzioni chiede: "ascoltateci, questa situazione è reale, succedono davvero queste cose. Molti stanno zitti perché sanno che non ci ascoltate. Quindi per favore intervenite, qualcosa si può fare".

Giulia, ci racconti cosa ti è successo?

Più o meno un mese fa, ho rimosso il giorno, sono andata al compleanno di una mia amica. Sono uscita da casa sua verso le 11,30 di sera per tornare a casa mia. Avevo il motorino parcheggiato fuori dal portone. Stavo mettendo via la borsa, indossando il casco e, nel frattempo, ero al telefono con una mia amica perché sono più tranquilla: sto sempre al telefono con qualcuno, se devo tornare da sola. Mentre stavo per accendere il motorino, ho visto con la coda dell'occhio un'ombra dietro di me. Mi sono girata e ritrovata faccia a faccia con un ragazzo, che ha iniziato a dirmi che non dovevo guardarlo in faccia.

Dopo averlo ripetuto un paio di volte, ha spinto per terra il mio motorino e poi ha spinto me sopra il motorino. Lì per lì pensavo fosse uno scherzo, ma poi mi sono alzata e ho visto che era appunto un ragazzo che non conoscevo. Tra l'altro lui non era  da solo, ma con amici. Non ricordo il numero preciso, ma erano almeno 8 o 10 persone: nessuno di loro ha partecipato fisicamente ma, per me, mentalmente è come se lo avessero fatto. Quasi dieci persone hanno guardato la scena e sono rimasti indifferenti: non solo non si sono schierati della mia parte, ma non hanno neanche fermato il loro amico. Non c'è stato alcun intento di intervenire. Anzi, c'è stato un menefreghismo assoluto, come se fosse una cosa normale.

Tutto questo è successo velocissimamente nell'arco di pochi secondi. Quindi io, d'istinto, mi sono girata a guardarmi intorno per vedere se c'era qualcuno e, per fortuna, c'era un ragazzo dietro di me che stava parcheggiando il suo motorino che ha visto tutta la scena. Ho fatto subito un passo per dirigermi verso di lui e quello che mi ha aggredita mi ha rincorso e mi ha tirato un calcio nella schiena. Il ragazzo del motorino mi ha subito chiesto se stessi bene e, nel momento in cui mi ha rivolto parola, l'altro ha tirato un calcio al suo motorino e poi se n'è andato con il suo gruppo di amici.

Ero al telefono, ma non ho avuto l'istinto di raccontare quello che mi stava succedendo, perché è successo tutto talmente velocemente ed ero talmente nel panico che non mi usciva la voce. Anche quando ho ripreso il telefono in mano, la chiamata con la mia amica era in corso, provavo a parlare, non mi usciva la voce perché ero terrorizzata, scioccata. Io ho sempre la posizione condivisa con le mie amiche, quindi lei dopo un quarto d'ora era lì.

Il ragazzo che era intervenuto per aiutarmi mi ha chiesto se potevo chiamare gli amici, che ci avrebbe parlato al telefono. Gli ho sbloccato il telefono, gli ho fatto il numero e ha chiamato gli amici che sono subito usciti. È stato davvero un angelo. Era il primo che non sapeva come comportarsi ed è stato davvero davvero bravo. Infatti mi dispiace perché nel momento del panico non mi sono preoccupata neanche di prendere un numero di cellulare. Avrei davvero voluto abbracciarlo e ringraziarlo, perché in quel momento è stata la mia salvezza.

A quel punto poi sono arrivati i carabinieri?

Io sono andata con un mio amico, che aveva l'auto parcheggiata lì vicino e mi sono chiusa nell'abitacolo, perché in quel momento il mio istinto era quello di proteggermi. Volevo stare al chiuso, dove nessuno mi vedesse, anche perché pian piano passavano delle persone e avevo paura che potessero tornare. A quel punto io ho chiamato i miei genitori e l'altro ragazzo i carabinieri.

Con loro non ho parlato tanto, perché ero in uno stato di choc talmente forte che facevo fatica a parlare, proprio non mi usciva la voce e continuavo a singhiozzare e a piangere. Uno è rimasto lì con me a parlare, a cercare di tranquillizzarmi, mi faceva anche domande che non c'entravano nulla per tranquillizzarmi, mentre altri due sono andati a fare un giro per vedere se per caso i miei aggressori fossero ancora lì intorno.

Poi, avendo ricevuto un calcio sulla schiena, avevo dolore al collo e hanno chiamato l'ambulanza. Anche perché, avendo un referto, per me sarebbe stato più facile denunciare quanto accaduto.

Cosa ti hanno diagnosticato?

In ospedale mi hanno fatto i controlli, sentivo abbastanza dolore . Per fortuna non c'entrava niente. Avevo una lieve contrattura muscolare alla spalla, quindi mi hanno dato una Tachipirina. Mi hanno fatto un'ecografia all'addome per essere sicura che non avessi anche lesioni interne. Poi mi hanno dimessa con la prognosi di quattro giorni di riposo.

E quindi hai presentato denuncia?

Ho aspettato un po' per denunciare, perché per me era difficile parlarne anche con i miei genitori. Nel senso che magari mia mamma veniva a dirmi di andare dai carabinieri, ma io procrastinavo sempre perché era come se avessi messo da parte quello che mi era successo. Non è che volessi dimenticarlo e non parlarne mai più, assolutamente, però avevo bisogno del mio tempo per incanalare il mio dolore e accettare quello che mi era effettivamente successo.

Quando poi ho visto il video di Margherita (l'altra ragazza che ha denunciato su Tik Tok l'aggressione ricevuta, Ndr), ero seduto sul letto, e sono scoppiata a piangere. Mi sono sentita proprio debole, ho sentito la sua debolezza sulla mia pelle, nel mio cuore. Il mio primo pensiero è stato: se avessi fatto il video prima? Mi sono sentita quasi in colpa a non averne parlato. So che è un pensiero assurdo, perché ovviamente non sarò io a prevenire tutto questo. Però ho pensato che magari lei sarebbe stata dieci volte più attenta grazie al mio video e quindi mi sono detta che era arrivato il momento di parlarne. Il mio primo intento è proprio quello di mettere in guardia altre ragazze.

Quindi ho fatto prima il mio video e poi sono andata a fare la denuncia, alcuni giorni dopo. Avendo fatto la denuncia contro ignoti più o meno un mese dopo l'accaduto, mi è stato detto che non ricordando minimante la faccia di nessuno di loro e non essendoci telecamere, probabilmente il caso sarà archiviato. Il mio intento non è mai stato quello di denunciare perché voglio sapere chi è stato ad aggredirmi. Chiunque subisca una cosa del genere vorrebbe vedere le persone che gli hanno causato questo dolore punite.

Però ora la mia convinzione è che serve denunciare, serve aumentare il numero delle denunce perché purtroppo si prendono provvedimenti soltanto guardando questi numeri, non il mio Tik Tok. Quella non è denuncia che rimane alle istituzioni.

Dopo questo episodio ti senti più in pericolo di prima?

Oggi mi sento sempre in pericolo, tutti i giorni che esco, soprattutto se sono da sola ma anche se sono con le mie amiche. In realtà anche se sono con dei ragazzi. È ovvio che dopo che vivi questo trauma la paura arriva ai livelli massimi.

Pensi che Milano non sia sicura?

Sicuramente negli ultimi due o tre anni la situazione è drasticamente peggiorata. Mi sembra talmente surreale, talmente una cosa che non dovrebbe esistere, che mi chiedo come come faccia effettivamente a esistere, a essere peggiorata così tanto. Soprattutto perché gli aggressori ora sono anche tanto giovani,  sono ragazzi, sono piccoli. Io non mi ricordo precisamente quanti anni avessero quelli che hanno aggredito me, però c'è alta probabilità che questi ragazzi fossero più piccoli di me. E io ho 22 anni, quindi non sono grande.

Si è abbassata molto l'età di chi commette queste aggressioni. questi crimini per strada verso le donne. Penso che quasi qualsiasi donna a cui venga chiesto se è tranquilla uscire da sola la sera risponderebbe "non sono tranquilla". E, allo stesso modo, se le chiedessimo "ti è mai successo qualcosa?", tutte risponderebbero "sì, mi è successo qualcosa". Io ho una sorella di cinque anni, più piccola di me e anche lei e le sue amiche sono spaventate. Così come le mamme delle amiche di mia sorella sono terrorizzate: non vogliono che i loro figli escano. Quando io avevo 15 o 16 anni mia mamma si preoccupava, ma nei limiti del normale, non come adesso. Adesso è proprio fuori controllo.

È surreale che una donna non possa uscire per strada, non si possa sentire serena, che abbia paura di andare a fare la spesa o anche 200 metri sotto casa, a piedi, in macchina, in motorino e sui mezzi, ovunque, qualsiasi cosa faccia debba avere paura, che sia giorno, notte, sera, che ci sia buio o luce. La trovo talmente surreale che non capisco cosa possa far scaturire nella testa di un'altra persona, in questo caso di un uomo, avere un determinato comportamento: che sia un'aggressione fisica, come un fischio, un commento o accostarsi con la macchina. Anche mettendosi nei panni di una donna, sapendo che le donne hanno paura, vuol dire che vogliono farlo. Ed è questo quello che mi spaventa di più.

Ho amici e parenti che hanno subito aggressioni, quindi Milano rimane pericolosa per tutti. Le donne però sono oggettivamente e statisticamente più in pericolo. Ho viaggiato abbastante e rispetto anche ad altre città del mondo io non ho mai avuto tanta paura di uscire quanta ne ho a Milano.

Quali precauzioni consiglieresti?

Le precauzioni che consiglierei di prendere e che avrei consigliato prima che mi succedesse questo è di condividere la posizione per avere sempre qualcuno che sappia dove siete. Però, purtroppo, penso che in quel momento avrei potuto avere qualsiasi tipo di precauzione e non sarebbe cambiato assolutamente niente, perché non sarei mai stata in grado di difendermi. Ero al telefono, avevo qualcuno che poteva chiamare dei soccorsi, chiamare qualcuno e comunque la mia voce non funzionava. Quindi figuriamoci muovere un braccio per prendere qualsiasi cosa o per difendermi.

Non ci sono tante precauzioni, purtroppo, se non far sì che qualcuno sappia sempre dove sei, con chi sei e pensare tante volte prima di andare in un determinato posto ed essere sempre con qualcuno con cui ti senti tranquilla, con cui puoi condividere la tua paura se in quel momento hai paura e vuoi andartene.

Ma secondo te cosa dovrebbero fare le istituzioni per risolvere questo problema?

Non mi sento assolutamente nessuno per puntare il dito contro le istituzioni, contro chi può prendere provvedimenti. Non saprei neanche io cosa fare, perché non è il mio campo, Non saprei da dove iniziare, però sono sicura che di metodi per prevenire, per aiutare, per calmare questa situazione ce ne siano. La mia unica richiesta è ascoltateci, questa situazione è reale, succedono davvero queste cose. Molti stanno zitti perché sanno che non ci ascoltate. Quindi per favore intervenite, qualcosa si può fare.

447 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views