Un paziente ricoverato in ospedale a Cremona (Foto: Simone Giancristofaro)
in foto: Un paziente ricoverato in ospedale a Cremona (Foto: Simone Giancristofaro)

La provincia di Cremona è stata una delle zone più colpite dal Coronavirus nella prima ondata della pandemia. Oggi la situazione è migliorata, ma il virus continua a colpire e l'ospedale di Cremona sta accogliendo pazienti da altre zone, soprattutto dal Bresciano. Il dottor Antonio Coluccello, anestesista rianimatore, è il filo rosso che lega tutte le diverse fasi della pandemia nella struttura. Lo scorso anno era lui che gestiva la terapia intensiva: "Ho affrontato la pandemia pensando al mio mare, quello mi ha aiutato tanto, devo dire la verità – confida il medico, di origini pugliesi, a Fanpage.it -. Rispetto all'anno scorso sicuramente la pressione è minore. Mi ricordo di una data: il 22 marzo 2020 in cui arrivarono in pronto soccorso 100 persone con una polmonite importante. Trasferimmo per l'occasione un'ottantina di pazienti. Adesso invece accettiamo pazienti da altri ospedali, soprattutto dal Bresciano. All'epoca arrivammo a requisire tutte le sub-intensive, era tutto un ospedale Covid. Potevo già essere in pensione considerando la mia età – prosegue Coluccello – però il dovere che mi ha inculcato anche mio padre è quello di rimanere sul campo, finché è necessaria la presenza. Sicuramente c'è una stanchezza fisica, quello è indubbio, però il senso del dovere ti porta a rimanere qui".

Il dottor Antonio Coluccello (Foto: Giancristofaro)
in foto: Il dottor Antonio Coluccello (Foto: Giancristofaro)

Un giovane paziente è stato estubato da poco: È un culturista senza insufficienze d'organo

Mentre l'anestesista ricorda ciò che accadeva lo scorso anno, nel reparto di rianimazione un paziente viene estubato davanti alle telecamere di Fanpage.it: "È un ragazzo giovane, un culturista che non aveva insufficienze d'organo ed è un malato Covid", spiega il primario Enrico Storti, che dall'1 dicembre dirige il reparto e in precedenza è stato primario all'ospedale di Lodi. È lui a proseguire il racconto: "È stata una lunga apnea, tante cose da fare, tante strategie da affinare e tanti protocolli da reinventare. Il fatto di aver dovuto tagliar fuori i parenti ci ha dato un grosso carico ulteriore, e quindi noi necessariamente siamo diventati parenti dei pazienti che avevano la possibilità di interagire. Ricordo il loro peso di stare qui senza congiunti e il nostro peso di non poter fare un'alleanza terapeutica con i famigliari".

Il dottor Enrico Storti (Foto: Giancristofaro)
in foto: Il dottor Enrico Storti (Foto: Giancristofaro)

L'anestesista ricorda il collega che non ce l'ha fatta: "L'ho dovuto intubare io"

Il giovane paziente appena estubato è il segno dell'abbassamento dell'età media dei malati in questa fase della pandemia. Anche il suo volto e la sua storia entreranno nel bagaglio dei ricordi dei medici e degli infermieri che hanno assistito lui e tante altre persone: "Le loro sono tutte storie particolarmente emozionanti sul versante umano", spiega il dottor Coluccello, che però non ha dubbi quando deve pensare alla persona che più gli è rimasta nel cuore in questi mesi: "È un collega che è deceduto a causa del Covid, il nostro dottor Abruzzi, una persona che non dimenticherò. Abbiamo lavorato per anni insieme, l'ho dovuto intubare io, l'ho tranquillizzato, poi l'abbiamo dovuto trasferire in un altro ospedale e purtroppo non ce l'ha fatta".

(Interviste a cura di Simone Giancristofaro)