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Ucciso a Rogoredo da un poliziotto

Cosa rischia il poliziotto Cinturrino arrestato per l’omicidio volontario di Mansouri a Rogoredo

Fanpage.it ha chiesto all’avvocato Paolo Di Fresco cosa rischia e quali le conseguenze per il poliziotto Cinturrino fermato con l’accusa di omicidio volontario dopo aver sparato e ucciso il 28enne Mansouri a Rogoredo.
Intervista a Paolo Di Fresco
Avvocato
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Carmelo Cinturrino
Carmelo Cinturrino
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Carmelo Cinturrino, assistente capo della Polizia di Stato, 42 anni, è stato fermato ieri mattina, 23 febbraio –  proprio nei pressi del Commissariato Mecenate (Milano) in cui stava prestando servizio – con l‘accusa di omicidio volontario e omissione di soccorso per aver sparato e ucciso, con la sua pistola d'ordinanza, il 28enne Abderrahim Mansouri, lo scorso 26 gennaio a Rogoredo, periferia sud di Milano.

A finire nei guai – indagati invece per favoreggiamento e omissione di soccorso –  anche quattro suoi colleghi presenti sul posto il giorno dell'omicidio e che, secondo la Procura, avrebbero aiutato Cinturrino a depistare, coprire le prove e manipolare la scena del crimine.

Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dal pm Giovanni Tarzia, Cinturrino avrebbe sparato "coscientemente e volontariamente" verso la "sagoma" di Mansouri, mentre il 28enne "cercava una via di fuga" e "riparo tra i cespugli" di via Impastato (Rogoredo, Milano).

Il 42enne si sarebbe poi avvicinato al corpo e lo avrebbe "girato". Dopodiché ha atteso "23 minuti" prima di "allertare i soccorsi". Da qui l'omissione di soccorso. Secondo gli avvocati della famiglia di Mansouri, se i soccorsi fossero intervenuti per tempo, probabilmente il 28enne si sarebbe potuto salvare.

Per l'accusa, Cinturrino avrebbe usato proprio quei 23 minuti per "modificare la scena del delitto" e piazzare la finta pistola accanto a Mansouri, in modo tale da inscenare una "situazione compatibile con la falsa versione" della legittima difesa. 

Quali adesso le conseguenze per Carmelo Cinturrino e per i suoi colleghi che erano con lui il giorno dell'omicidio? Fanpage.it lo ha chiesto all'avvocato Paolo Di Fresco per fare il punto sulla questione.

L’avvocato Paolo Di Fresco
L’avvocato Paolo Di Fresco

Cosa rischia l’assistente capo di Polizia Carmelo Cinturrino sottoposto a fermo con l’accusa di omicidio volontario per aver sparato e ucciso un ventottenne a Rogoredo la sera del 26 gennaio scorso?

Rischia, appunto, una condanna per omicidio volontario: reato gravissimo punito con la pena della reclusione non inferiore a 21 anni. E, mi lasci dire, ancora più esecrabile se si considera che a uccidere – e in che modo – è stato un agente di polizia.

Secondo quanto ricostruito, ci potrebbero essere gli estremi per valutare l’aggravante della premeditazione?

È presto per dirlo. Tuttavia, gli elementi emersi finora avvalorano il sospetto che Cinturrino avesse maturato già da tempo il proposito di uccidere il povero Mansouri che, sarebbe stato stanco delle sue sistematiche estorsioni e che avrebbe avuto intenzione di denunciarlo. Sul punto, tuttavia, s’impone una precisazione: la semplice preordinazione del delitto (ad esempio l’organizzazione dei mezzi necessari a commetterlo) non integra l’aggravante della premeditazione, che ricorre invece quando il proposito omicida sia talmente radicato da persistere senza ripensamenti per un apprezzabile lasso di tempo. Insomma, la premeditazione implica una lunga macchinazione, di non facile prova.

Il possesso da parte di Cinturrino di una pistola a salve, portata successivamente sul luogo del delitto e lo spostamento del corpo della vittima, con l’obiettivo di manipolare la scena del crimine, potrebbero essere altri ulteriori aggravanti?

Più che di aggravanti, si tratta di un altro reato vero e proprio: la frode in processo penale e depistaggio. Il reato, previsto dall’art. 375 c.p., punisce con la reclusione da tre a otto anni il pubblico ufficiale che renda dichiarazioni mendaci per ostacolare le indagini o, ancora, modifichi lo stato dei luoghi, delle cose o delle persone connessi al reato. Azioni, queste, che mi pare siano contestate a Cinturrino. Segnalo, oltretutto, che è previsto un aumento della pena da un terzo alla metà quando il fatto sia commesso attraverso la “formazione o la artificiosa alterazione” di un oggetto utile all’accertamento del reato.

Cosa rischiano invece gli altri suoi colleghi indagati con l’accusa di per favoreggiamento e omissione di soccorso?

Il reato di favoreggiamento punisce con la reclusione fino a quattro anni chi aiuti un altro a eludere le investigazioni. L’omissione di soccorso è punita invece con la reclusione fino a un anno: pena che si raddoppia quando dalla condotta derivi la morte della persona. In ogni caso, occorrerà attendere i necessari sviluppi investigativi per capire se i colleghi di Cinturrino abbiano materialmente concorso nel depistaggio o si siano semplicemente limitati a coprirlo.

Un consulente tecnico, coinvolto dai legali della famiglia della vittima, ha dichiarato che se i soccorsi fossero giunti per tempo, Mansouri si sarebbe potuto salvare. Sono infatti trascorsi ben 23 minuti dal momento dello sparo alla chiamata al 118. Quanto può incidere questo aspetto sulla posizione dell’assistente capo Cinturrino, ora fermato per omicidio volontario?

Omissione di soccorso a parte, inciderà sicuramente sulla gravità del reato e, dunque, sulla misura della pena che sarà applicata all’esito del processo. Nel quantificare la pena, infatti, il giudice deve tenere conto anche della condotta susseguente al reato.

L’agente incaricato da Cinturino di andare in Commissariato a prendere la valigetta, contente la pistola a salve posizionata accanto al corpo della vittima per manomettere la scena del crimine, avrebbe prima sostenuto la versione della legittima difesa messa in piedi da Cinturrino, per poi raccontare come sono andati davvero i fatti. Ora l’agente è indagato per favoreggiamento e omissione di soccorso. Alla luce delle sue recenti rivelazioni, potrebbe – e se sì, come – cambiare la sua posizione?

Come ho detto prima, anche al collega potrebbe essere contestato il reato di depistaggio. Nel suo caso, però, potrebbe trovare applicazione l’attenuante prevista per chi, in un secondo momento, aiuti la polizia o l’autorità giudiziaria a ricostruire il fatto oggetto di inquinamento processuale individuandone l’autore. Sarà necessario, comunque, attendere gli sviluppi delle indagini per avere un quadro più chiaro delle possibili responsabilità.

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