Chi è il primo italiano accusato di aver ucciso civili a Sarajevo per svago: camionista, di destra e cacciatore

Ex autotrasportatore ormai in pensione, nostalgico dell'estrema destra e appassionato di caccia: è il profilo dell'uomo di 80 anni che la Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio volontario continuato (ovvero più omicidi commessi in tempi diversi, ma uniti da un medesimo disegno criminoso), aggravato dai motivi abbietti. Residente in provincia di Pordenone, nel Friuli-Venezia Giulia, l'80enne si sarebbe recato più volte nell'allora Jugoslavia tra il 1992 e il 1995, quando a Sarajevo era in atto l'assedio da parte delle truppe serbe. Secondo il pm Alessandro Gobbis, "in concorso con altre persone allo stato ignote", avrebbe ucciso "civili inermi, tra cui donne, anziani e bambini, sparando con fucili di precisione dalle colline situate intorno" alla capitale bosniaca. L'80enne verrà interrogato il prossimo lunedì 9 febbraio. Intanto, gli inquirenti stanno approfondendo anche un altro profilo.
Il profilo criminale degli oltre 100 cecchini italiani
Il fatto che la Procura di Milano avesse aperto un fascicolo d'indagine sui cosiddetti "turisti della guerra" che pagavano per andare a Sarajevo a uccidere persone "per divertimento" era stato reso noto lo scorso novembre. In un primo momento si parlava del coinvolgimento di tre italiani, poi in realtà stimati sopra il centinaio. Come riportato nell'esposto presentato dallo scrittore Ezio Gavazzeni, redatto in collaborazione con l'avvocato Nicola Brigida e l'ex giudice Guido Salvini, durante l'assedio serbo, l'intelligence bosniaca aveva informato il Sismi (i servizi segreti italiani, ora Aisi), del fatto che alcuni italiani venivano accompagnati sulle colline intorno a Sarajevo per "sparare ai civili" pagando somme elevate di denaro.
All'esposto era stata allegata una consulenza realizzata dalla criminologa Martina Radice nella quale è stato tracciato il "criminal profiling" dei soggetti coinvolti. Come aveva spiegato in un'intervista a Fanpage.it, le persone che andavano a fare i "cecchini del weekend" a Sarajevo erano persone dall'elevata disponibilità economica, appassionate di caccia e appartenenti ai "piani alti della società".
La passione per la caccia dell'80enne e la ricerca dell'adrenalina
Analizzando il profilo dell'80enne indagato, questo risulterebbe lontano dal contesto di "noia accumulata" dell'alta borghesia tratteggiato da Radice. Tuttavia, la stessa criminologa ha spiegato a Fanpage.it che in realtà questo soggetto "potrebbe aver avuto contatti" con i piani alti della società: la pratica del "safari umano" veniva raccontata solo a voce e, pertanto, l'80enne dovrebbe aver avuto modo di frequentare "determinati luoghi e persone". L'indagine sull'ex autotrasportatore residente a San Vito al Tagliamento, dunque, non aprirebbe alcun filone alternativo alla prima inchiesta. Il suo profilo compariva già tra quelli attenzionati e indicati alla Procura.
La svolta è arrivata quando il pm ha deciso di convocare alcuni testimoni e i Ros hanno perquisito l'abitazione dell'80enne, trovando sette armi regolarmente detenute. Stando a quanto ricostruito, l'80enne sarebbe nostalgico dell'estrema destra al punto di dichiararsi fascista e vestire una camicia nera. Si sarebbe recato più volte in Jugoslavia e si sarebbe vantato della "caccia" agli umani. Secondo Radice, "le idee politiche estremiste non sono il movente delle sue azioni, che rimane sempre la ricerca costante di adrenalina. Ne è prova anche il fatto che si vantava senza pudore di quanto commesso". Un secondo soggetto, residente nella regione della Carnia, in provincia di Udine, sarebbe ora al centro di accertamenti.