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La morte di Ramy Elgaml a Milano

Caso Ramy, chiesto il processo per il carabiniere che lo inseguiva per omicidio stradale e per 6 militari per falso

La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio stradale con “eccesso colposo nell’adempimento del dovere” per il carabiniere che guidava l’auto lanciata all’inseguimento dello scooter sul quale il 24 novembre 2024 viaggiava Ramy Elgaml. Processo chiesto anche per Fares Bouzidi e per altri 6 militati accusati di falso, depistaggio e favoreggiamento.
A cura di Enrico Spaccini
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Ramy Elgaml
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La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Antonio Lenoci, il carabiniere 39enne che si trovava alla guida dell'auto che la sera del 24 novembre 2024 inseguiva lo scooter sul quale viaggiava Ramy Elgaml. Secondo i pm Giancarla Serafini, Marco Cirigliano e l'aggiunto Paolo Ielo, il militare deve rispondere di omicidio stradale con "eccesso colposo nell'adempimento del dovere". È stato chiesto, inoltre, il processo per omicidio stradale aggravato per Fares Bouzidi, il 22enne che guidava il motorino, e per altri sei militari accusati, a vario titolo, di favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale d'arresto di Bouzidi.

L'ultima chiusura delle indagini era stata notificata lo scorso 16 febbraio dai pm Serafini, Cirigliano e Ielo. Il documento presentava il nuovo capo d'imputazione a carico del carabiniere che, secondo quanto ricostruito nelle indagini, avrebbe tenuto una distanza troppo ravvicinata rispetto allo scooter condotto da Bouzidi in relazione alla velocità dell'inseguimento. L'accusa è diventata, dunque, omicidio stradale ma che sarebbe stato commesso "adempiendo" a un dovere.

Gli altri sei militari, invece, sono accusati a vario titolo di falso, depistaggio e favoreggiamento. In particolare, le contestazioni riguardano la presunta cancellazione di video realizzati da testimoni, l'aver riportato informazioni false nel verbale d'arresto di Bouzidi per resistenza e possibili informazioni non corrette rese agli inquirenti durante le indagini.

Bouzidi, amico di Ramy, era alla guida dello scooter T-Max con il quale i due avevano ignorato un alt dei carabinieri e ingaggiato un inseguimento la sera del 24 novembre 2024 che si era protratto per otto chilometri. Arrivati all'incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta, il 22enne aveva perso il controllo del motorino finendo per schiantarsi contro un palo semaforico e contro un'aiuola. Ad avere la peggio fu Ramy, che morì poche ore dopo a 19 anni. Dietro di loro avevano tre Gazzelle dei carabinieri, la più vicina delle quali condotta dal vicebrigadiere Lenoci, ora accusato di omicidio stradale per "eccesso colposo nell'adempimento del dovere" e lesioni, avendo guidato mantenendo "una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni". Bouzidi, invece, è accusato di omicidio stradale aggravato dall'aver guidato lo scooter senza patenti e per alcuni tratti anche contromano.

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