I pubblici ministeri di Milano stanno indagando su una trentina di conti correnti e finanziarie riconducibili ad Alberto Genovese, l'imprenditore arrestato il 6 novembre con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di una ragazza di 18 anni avvenuta durante una festa nel suo appartamento milanese.

L'indagine peer intestazione fittizia di beni

Da una settimana gli inquirenti, con la collaborazione del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza, hanno dato inizia a un'indagine per intestazione fittizia di beni, frode e riciclaggio nei confronti del 43enne. Stando a quanto riporta l'agenzia Agi, i magistrati hanno acquisito documenti in trenta banche e società dove l'imprenditore aveva conti correnti intestati o dove finanziava l'acquisto di beni. Presto i magistrati potrebbero, attraverso rogatorie, acquisire informazioni e documenti su conti correnti esteri: molte delle imprese infatti sono controllate da società con sede in Lussemburgo e Svizzera. L'obiettivo è anche quello di capire come Genovese sostenesse il suo stile di vita. Nel corso delle varie testimonianze è stato delineata una quotidianità fatta di feste, droga e vacanze all'estero.

Le accuse di stupro e sequestro di persona

Genovese è stato arrestato il 6 novembre per le accuse di stupro. Attualmente, oltre la 18enne che ha dato il via alle indagini, ci sono altre cinque presunte vittime. Tutte loro hanno affermato di essere state violentate durante dei festini organizzati a Ibiza e in Grecia. Nessuna di loro sembrava fosse a conoscenza della presenza di telecamere a circuito chiuso nell'appartamento. Video che da settimane sono al vaglio delle forze dell'ordine.