( dal "Ritratto di Napoleone imperatore e re d’Italia", di Andrea Appiani – Pinacoteca di Brera)
in foto: ( dal "Ritratto di Napoleone imperatore e re d’Italia", di Andrea Appiani – Pinacoteca di Brera)

"Ei fu". A duecento anni dalla morte di Napoleone Bonaparte e dalla famosa ode che Alessandro Manzoni gli dedicò, a Milano e in Lombardia fioriscono, come altrove, gli omaggi e le iniziative per celebrare o analizzare una figura che cambiò la Storia e lasciò ampie tracce del suo passaggio mortale, dando il nome a un'epoca. Partiamo proprio dall'ode "Il cinque maggio", scritta di getto dal Manzoni tra il 18 e il 20 luglio dopo che il futuro Senatore del Regno d'Italia venne a sapere della morte dell'Imperatore, avvenuta sull'Isola di Sant'Elena, dove era stato esiliato, il 5 maggio del 1821. L'autografo dell'ode è esposta, da oggi, alla Biblioteca Braidense, che riapre per l'occasione e ospita la mostra "La Milano di Napoleone. Un laboratorio di idee rivoluzionarie 1796-1821" (visitabile fino al 10 luglio).

La Pinacoteca di Brera, museo fondato da Napoleone

Milano fu la Capitale del Regno d'Italia napoleonico e la città conserva ancora intatti tanti segni del passaggio dell'Imperatore corso. Dal primo ingresso in città dell'esercito napoleonico il 15 maggio 1796, passando per l'incoronazione di Napoleone come Re d'Italia avvenuto nel Duomo di Milano con la Corona ferrea il 26 maggio 1805, sono tanti i momenti che hanno indissolubilmente legato la città al generale. L'Arco della pace, l'Arena civica, la gigantesca statua bronza di Napoleone come "Marte pacificatore" realizzata dal Canova che accoglie i visitatori al centro del cortile della Pinacoteca di Brera, museo fondato dallo stesso Imperatore, sono alcuni dei segni tangibili del passaggio di Bonaparte.

Una mostra sul legame tra Milano e Napoleone

All'interno della Pinacoteca, riaperta al pubblico da ieri, si può ammirare tra le tante opere anche il "Ritratto di Napoleone imperatore e re d'Italia", di Andrea Appiani. Ed è da un'altra opera di quest'ultimo artista, che divenne il ritrattista ufficiale di Bonaparte nei suoi anni milanesi, che la Galleria Carlo Orsi (in via Bagutta, 14) è partita per la sua mostra "Napoleone e Milano. Tra realtà e mito – L’immagine di Napoleone da liberatore a imperatore", un insieme di opere che celebrano la figura del generale francese e il suo legame con il capoluogo lombardo. Dal 27 maggio al 25 giugno 2021 si potranno ammirare 14 opere provenienti da collezioni private: dal "Ritratto di Alessandro Trivulzio ministro della Guerra" (1802 – 1804) di Appiani ai due opere del "rivale" di Appiani, Giuseppe Bossi, il "Ritratto di Napoleone Bonaparte" (1805) e il "Ritratto di Napoleone appoggiato al globo". E ancora il "Busto di Napoleone" realizzato in marmo da Lorenzo Bartolini, la "Statuetta equestre di Napoleone Bonaparte" di Giacomo Raffaelli e l'opera "Napoleone distribuisce le decorazioni dopo la battaglia di Wagram" di Francesco Hayez.

Nel bicentenario anche un processo a Napoleone

Non ci sono però solo mostre in programma: un'iniziativa curiosa è il "processo a Napoleone a 200 anni dalla morte". Si terrà oggi, mercoledì 5 maggio, alle 17.49, nell’ora esatta in cui il condottiero diede "il mortal sospiro" nell’esilio di Sant’Elena. A proporre l'evento, a cui tutti possono partecipare liberamente collegandosi al link "https://www.uninsubria.it/processo-napoleone", è l’Università dell’Insubria. Che si chiede, citando sempre il Manzoni: "Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza". Si tratterà di una sorta di vero processo, con una corte, una accusa e una difesa, sui fatti più noti che sono contestati a Napoleone: fu riformatore e vettore in Europa degli ideali della Rivoluzione Francese, oppure imperialista, guerrafondaio e depredatore di opere arte? A partecipare al processo l’ideatore, il professor Giorgio Zamperetti, docente di Law and Humanities dell’Insubria, Alberto Tedoldi, professore nell’Università di Verona, Paolo Luca Bernardini, ordinario di Storia moderna all0Università dell'Insubria, e poi la corte, composta da veri magistrati: il presidente del Tribunale di Lecco Ersilio Secchi e poi Carla Raineri e Lorenzo Orsenigo, rispettivamente presidente di sezione e consigliere della Corte d’Appello di Milano.