Atti sessuali con una bimba di 10 anni in un centro accoglienza, la Procura fa ricorso: “Era violenza”

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Torna a processo il 29enne che lo scorso gennaio era stato condannato a 5 anni per atti sessuali con una bimba di 10 anni in un centro di prima accoglienza di Collio (Brescia). Per la Procura, era stata violenza sessuale.

Torna a processo davanti alla Corte d'Appello di Brescia il 29enne che lo scorso gennaio è stato condannato in primo grado, in abbreviato, a 5 anni di reclusione per atti sessuali con una bambina di 10 anni, poi rimasta incinta. Stando a quanto ricostruito dalle indagini, l'uomo aveva consumato un rapporto con la piccola a fine estate 2024, mentre entrambi erano ospiti del centro di accoglienza di Collio (in provincia di Brescia). La Procura chiede ancora che venga riconosciuta la violenza sessuale aggravata e per questo motivo da dicembre saranno riascoltati i tre testimoni chiave della vicenda: la madre della bambina, la responsabile del centro e chi si è occupato dell'analisi del cellulare dell'indagato. Il 29enne, dal canto suo, ha ammesso le proprie responsabilità, sostenendo però che a quel tempo credeva che la piccola "avesse almeno 16 anni".

L'incontro al centro di accoglienza

L'episodio si era verificato nel settembre del 2024. Il 29enne, di origine bengalese, era ospite dell'ex albergo di San Colombano di Collio che era stato adibito a centro di accoglienza straordinaria per richiedenti asilo. In quei giorni aveva conosciuto la bambina di 10 anni e sua madre, anche loro ospiti della struttura. Un giorno la piccola aveva iniziato ad accusare dolori alla pancia e, grazie a un'assistente del centro, la madre era riuscita a farla visitare all'ospedale Civile di Brescia.

I medici scoprirono che la bambina era incinta e le praticarono l'aborto terapeutico. Nel frattempo erano scattate le indagini e a metà ottobre il 29enne venne arrestato per violenza sessuale aggravata.

La condanna in primo grado e il ricorso della Procura

Il 29enne, finito a processo, aveva chiesto e ottenuto il rito abbreviato. Lo scorso 13 gennaio la giudice dell'udienza preliminare Valeria Rey del Tribunale di Brescia ha riqualificato l'accusa in atti sessuali con minore e lo ha condannato a 5 anni di reclusione. Nella sua sentenza, la giudice ha parlato di un caso molto complesso, con la bambina che aveva raccontato di essere stata "vittima di minacce" e di violenza sessuale, mentre al contrario l'imputato sosteneva "l'atto consensuale".

Secondo la giudice, durante le indagini non sarebbe stato trovato "alcun riscontro" di un qualche tipo di costrizione o persuasione da parte del 29enne ai danni della vittima. Per questo motivo, con la riapertura del processo, verrà riascoltato anche chi aveva analizzato il telefono dell'indagato. Dalle conversazioni che l'uomo aveva avuto in quei giorni emergerebbe il rapporto che c'era tra lui e la bambina. La Procura, che in primo grado aveva chiesto una condanna a 6 anni e 8 mesi, contesterà ancora la violenza sessuale aggravata.

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