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Assolto il 53enne arrestato per spaccio all’aeroporto di Malpensa, l’avvocato: “Vittima di un atto mafioso”

Dopo un anno dall’arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti all’aeroporto di Malpensa, un 53enne è stato assolto perché il fatto non sussiste. “È stato incastrato, vittima di un atto mafioso”, ha spiegato a Fanpage.it l’avvocato Davide Mustari.
A cura di Giulia Ghirardi
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La guardia di finanza all’aeroporto di Malpensa
La guardia di finanza all’aeroporto di Malpensa

Il 26 febbraio dello scorso anno un uomo di 53 anni era stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in seguito al ritrovamento di mezzo chilo di hashish e cocaina all'interno di un'auto da lui noleggiata e parcheggiata all'interno dell'aeroporto di Malpensa. A un anno di distanza, lo scorso 12 gennaio, il 53enne è stato assolto perché "il fatto non sussiste" dal Tribunale di Busto Arsizio (Varese).

In seguito all'assoluzione, Fanpage.it ha intervistato il legale dell'uomo, l'avvocato Davide Mustari, che ha spiegato come il suo assistito sarebbe stato incastrato da un gruppo criminale, diventando "vittima di un grave atto mafioso" ordito nei suoi confronti.

L'arresto e le indagini

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini preliminari, la vicenda aveva preso il via dal sospetto generato dalla sosta prolungata di una vettura nel parcheggio riservato alle compagnie di autonoleggio del Terminal 1 dell'aeroporto milanese. L'uomo, già noto alle forze dell'ordine per aver svolto in passato attività di assistenza abusiva ai passeggeri in partenza dallo scalo, era stato pedinato fino al parcheggio, dove era stato perquisito. Con l'intervento della guardia di finanza e dell'unità cinofila, le forze dell'ordine avevano quindi rinvenuto involucri contenenti droga pronta per lo spaccio.

Le successive indagini difensive hanno, però, cambiato radicalmente la prospettiva del caso. "L'attività di indagine che ho posto in essere insieme al mio assistito ha fatto emergere la prova della sua estraneità rispetto all'attività di spaccio", ha dichiarato l'avvocato del 53enne a Fanpage.it. Non solo. Perché sarebbe emersa anche una prova "di un'attività criminale posta in essere in suo danno". Le indagini hanno, infatti, fatto emergere un'effrazione ai danni del 53enne: "È stata scassinata la serratura d'ingresso del garage all'interno del quale lui parcheggiava l'auto", ha continuato a spiegare Mustari. E questo, secondo l'avvocato, potrebbe essere stato proprio il momento in cui la droga è stata messa segretamente nell'auto a insaputa del suo assistito.

In più, il processo si sarebbe basato principalmente sulle dichiarazioni degli agenti di polizia intervenuti che, quella mattina, "hanno ricevuto una chiamata da una fonte confidenziale che ha fornito loro una serie di fotografie e di video che ritraevano l'imputato che dialogava con altre persone", ha aggiunto il legale. La cosa particolare, però, secondo Mustari è che "la droga non è stata rinvenuta subito. I poliziotti hanno dovuto richiamare la fonte che ha indicato loro la posizione precisa della droga all'interno dell'auto". È a quel punto che è intervenuta anche la guardia di finanza, con i cani, e ha trovato le sostanze stupefacenti.

L'assoluzione del 53enne perché vittima di "un atto mafioso"

Nei mesi successivi, l'arrestato ha fornito elementi a sostegno di una duplice ricostruzione alternativa dei fatti, la quale è attualmente al vaglio dell'Autorità Giudiziaria per la raccolta degli elementi probatori. "Le ricostruzioni fanno riferimento a soggetti con i quali il mio assistito aveva dei conti in sospeso e a cui poteva dare fastidio a livello economico e giuridico", ha spiegato l'avvocato Mustari a Fanpage.it.

"In relazione alla calunnia, sta indagando la procura di Busto Arsizio", ha aggiunto il legale, sottolineando la volontà di costituirsi parte civile perché "il mio assistito ha perso la libertà per diversi mesi e la famiglia ha subito pesanti conseguenze". Dopo l'arresto del 53enne, infatti, la figlia dell'uomo, che lavorava in aeroporto, è stata licenziata. Tra i motivi a fondamento del licenziamento vi è la "vicinanza della famiglia a contesti di criminalità". Anche in questo caso, "chiederemo un risarcimento del danno", ha concluso Mustari a Fanpage.it. "Per chiedere e pretendere giustizia".

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