Dopo la procura di Milano, adesso le mascherine "U-Mask" prodotte dalle società U-Earth Biotech Ltd. e Pure Air Zone Italy Srl finiscono anche sotto la lente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. L'Antitrust ha infatti avviato un procedimento istruttorio contro le società che producono e commercializzano quelle che sono diventate note come le "mascherine dei vip", perché la vendita e la promozione dei dispositivi medici "verrebbero svolte con modalità ingannevoli e aggressive, sfruttando indebitamente la situazione di emergenza sanitaria in corso per indurre il consumatore a comprare a prezzi elevati il prodotto reclamizzato".

Anche la procura di Milano indaga sulle U-Mask

Le mascherine U-Mask sono note in tutto il mondo: a indossarle anche tanti vip e personaggi del mondo dello sport, come diversi piloti della Formula 1. Anche la vice presidente e neo assessora al Welfare di Regione Lombardia Letizia Moratti era stata fotografata durante una seduta del Consiglio regionale mentre indossava una delle mascherine in questione, per altro dopo che la procura di Milano ne aveva ordinato il sequestro di alcuni campioni nell'ambito di un'inchiesta per frode volta a verificare l'effettiva capacità di filtraggio dei dispositivi. Stando a quanto denunciato da una società concorrente, infatti, la capacità di filtraggio delle mascherine U-Mask sarebbe inferiore a quanto dichiarato ufficialmente dalla società, che in una nota aveva precisato: "Ribadiamo che il prodotto U-Mask rispetta pienamente le norme e le leggi in materia", aggiungendo di aver inviato tutta la documentazione tecnica "alle Autorità competenti (Ministero della Salute) che, preso atto della correttezza della documentazione accompagnatoria e delle prove tecniche effettuate, ne ha disposto l’approvazione e la registrazione come dispositivi medici di classe uno".

L'Autorità: U-Mask non è certificata come Dpi

Ma proprio sulla classificazione dei dispositivi è incentrata un'altra delle contestazioni che l'Autorità garante del mercato e della concorrenza muove alle U-Mask: secondo l'antitrust infatti "al prodotto U-Mask da un lato è attribuita un’efficacia protettiva (per singolo filtro) di 200 ore di utilizzo effettivo o di un anno, che non sarebbe debitamente comprovata; dall’altro, questo tipo di mascherina sarebbe impropriamente comparato con dispositivi di protezione individuale (DPI) rispetto ai quali, secondo la presentazione sul sito web, ‘U-Mask ha un’efficienza superiore, paragonabile a un FFP3'. Invece – scrive l'Autorità in una nota – U-Mask non è certificata come DPI ma risulta registrata presso il Ministero della Salute come dispositivo medico di ‘classe I'".

Per l'Antitrust i claim delle società sono in grado di ingannare i consumatori

Ne deriverebbe dunque che "i claim con cui le società enfatizzerebbero l’efficacia, in termini di prevenzione, delle mascherine in questione appaiono in grado di ingannare i consumatori, inducendoli all’acquisto di un prodotto privo delle caratteristiche e della capacità filtrante pubblicizzata, con conseguente potenziale pericolo per la salute". Altre contestazioni riguardano "omissioni e ambiguità nelle informazioni presenti sul sito in relazione al diritto di recesso, al foro del consumatore, alla garanzia legale di conformità e al meccanismo extra-giudiziale di reclamo e ricorso". Da qui la decisione dell'Autorità di avviare un subprocedimento cautelare che potrebbe portare alla sospensione della promozione e commercializzazione delle U-Mask. Le società produttrici potranno adesso rispondere alle contestazioni: nel frattempo, nella giornata odierna la guardia di finanza ha condotto delle ispezioni nelle sedi di U-Earth Biotech Ltd. e Pure Air Zone Italy Srl.