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Allarme bomba al tribunale di Milano, 4 chiamate partite dallo stesso luogo: “Voglio evitare che ci siano morti”

Quattro telefonate, di cui due in cui è stato detto che c’era una bomba nel tribunale di Milano. Tutte sarebbero partite dal quartiere Niguarda.
A cura di Ilaria Quattrone
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Vigili del fuoco e polizia durante l’allarme bomba al tribunale di Milano
Vigili del fuoco e polizia durante l’allarme bomba al tribunale di Milano

"Voglio evitare che ci siano tanti morti": sarebbero queste le parole pronunciate in una delle telefonate, che ha lanciato l'allarme bomba al tribunale di Milano e che ha bloccato la macchina della giustizia per sette ore. Nessun ordigno è stato trovato, ma sono comunque scattate le indagini per capire cosa possa essere successo.

Al momento si sa che al numero unico delle emergenze 112 sono arrivate ben quattro chiamate. Le prime due sarebbero state multe, le altre invece no. Oltre la frase citata precedentemente, ce ne sarebbero altre: "C'è una bomba in tribunale" e precisamente "all'ingresso più grande". Per sette ore, squadre specializzate hanno controllato ogni piano: tutti e sette, inclusi i sotterranei.

Alle ore 9 è iniziata l'evacuazione: magistrati, investigatori, cancellieri, personale amministrativo e pubblico è stato fatto uscire. Nel frattempo, gli agenti della polizia locale hanno chiuso le strade limitrofe mentre i vigili del fuoco, i carabinieri e la polizia con le unità cinofile hanno iniziato la bonifica. Per consentire tutto, sono state sospese le udienze.

Tre imputati, accusati di spaccio, sarebbero stati rimessi in libertà perché sarebbero scaduti i termini degli arresti. Sarebbero infatti terminate le 48 ore necessarie per le convalide in direttissima. Alle ore 16, dopo che le forze dell'ordine hanno controllato stanza per stanza, il Tribunale è stato riaperto al pubblico. Nonostante arrivino spesso segnalazioni simili, considerato il clima internazionale e la presenza a Milano del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, queste quattro telefonate sono state prese in considerazione. Da qui, quindi la decisione della procuratrice generale Francesca Nanni e del procuratore capo Marcello Viola, di svuotare l'edificio.

Stando alle indagini delle forze dell'ordine, precisamente della sezione antiterrorismo della Digos, le telefonate sarebbero arrivate dalla zona Niguarda. Al telefono ci sarebbe stato un uomo con un accento straniero. Nelle prossime ore sarà aperto un fascicolo per interruzione di pubblico servizio e procurato allarme. Non è escluso che al telefono vi fosse una persona instabile o qualcuno interessato dalle attività di ieri. Per questo motivo, verranno effettuate anche verifiche sulle udienze che si sarebbero dovute tenere ieri.

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