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Aggredisce l’ex moglie e uccide il padre di lei, Marco Manfrinati arrestato anche per stalking

Marco Manfrinati, già in carcere per l’omicidio di Fabio Limido (ex suocero) e l’aggressione di Lavinia Limido (ex moglie), è stato arrestato anche per stalking: “Il divieto di avvicinamento disposto per lui non è stato sufficiente”.
A cura di Matilde Peretto
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Foto di repertorio
Foto di repertorio

Marco Manfrinati è in carcere per l'omicidio dell'ex suocero e per l'aggressione della ex moglie avvenuta il 6 maggio a Varese. Non solo, nei suoi confronti è scattata anche la custodia cautelare in carcere per gli episodi di stalking ai danni, ancora una volta, della ex moglie e della sua famiglia. La misura è stata stabilita dal giudice Luciano Lucarelli lo scorso 10 maggio e va a sostituire il precedente divieto di avvicinamento che era in vigore.

La custodia cautelare per stalking

Marco Manfrinati è in carcere dallo scorso 6 maggio. Quel giorno, a Varese, ha aggredito con un coltello la ex moglie Lavinia Limido e ha ucciso il padre (suo suocero) Fabio Limido che ha tentato di difenderla. Non era la prima volta che Manfrinati si dimostrava violento nei confronti della ex moglie e della sua famiglia: era stato denunciato più volte per atti persecutori e su di lui pendeva il divieto di avvicinamento. Ma non era mai stato disposto un ordine di custodia cautelare in carcere.

Dopo l'omicidio e l'aggressione, però, il giudice Luciano Lucarelli ha deciso di disporla per il reato di stalking: "Considerato quanto accaduto il 6 maggio", scrive il giudice nell'ordinanza pubblicata il 10 maggio scorso, ed esprime "l’urgenza di rivalutare l’esigenza cautelare posta a fondamento della misura generica acuitasi in modo allarmante sino a giungere ad esiti fatali".

Le aggressioni degli anni precedenti

Lavinia Limido e la sua famiglia avevano denunciato più volte Marco Manfrinati. La Procura di Varese aveva chiesto anche l'arresto dell'uomo, ma era stato negato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Varese. Era stato disposto, invece, il divieto di avvicinamento. Ora, il giudice Lucarelli ha capito che quella misura non è stata sufficiente.

Nell'ordinanza pubblicata qualche giorno fa si legge: "Deve prendersi atto di come la misura cautelare del divieto di avvicinamento si sia mostrata del tutto sproporzionata per difetto a fronteggiare la predetta esigenza cautelare, stante la necessaria libera adesione che il suo destinatario avrebbe dovuto prestare ad essa. La misura idonea a fronteggiare la predetta esigenza cautelare è solamente quella coercitiva”, ovvero il carcere.

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