Accusati di aver aggredito un rabbino a Milano, due dei tre ragazzi denunciati sono stati rimpatriati
Sono stati rimpatriati due dei tre ragazzi accusati di aver aggredito il rabbino della sinagoga di via Soderini a Milano lo scorso 16 settembre in piazzale Bande Nere. Lo ha annunciato su X il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, il quale ha commentato: "Non c'è spazio nel nostro Paese per odio e violenza e nessun gesto di antisemitismo verrà mai tollerato". Per quell'episodio, un 20enne è stato fermato e sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria con l'accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, mentre ora suo fratello 21enne e il loro amico di 19 anni sono stati rimpatriati in Marocco e Tunisia.
L'episodio alla fermata dell'autobus
L'episodio in questione risale allo scorso 16 settembre, quando il rabbino Davia Mizrachi Tzemach Shalom ha denunciato di essere stato aggredito alla fermata dell'autobus in piazzale Bande Nere. Il religioso ha raccontato di essere sato accerchiato da tre giovani. Uno di questi lo avrebbe colpito con un calcio tra le gambe e insultato, mentre gli altri due gli avrebbero tolto la kippah. Il 60enne ha sostenuto di aver subito quell'aggressione proprio perché di religione ebraica e perché vestito con gli abiti tradizionali.
Poco dopo, la polizia di Stato ha identificato i tre presunti responsabili. Si trattano di tre giovani d'età compresa tra i 19 e i 21 anni e di origine tunisina e marocchina. Portati in Questura, il 20enne è stato sottoposto a fermo con l'accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa e gli altri due, compreso suo fratello di 21 anni, denunciati a piede libero per la stessa ipotesi di reato.
"Lo scherzo" e il rimpatrio
Il 20enne durante l'interrogatorio davanti alla giudice per le indagini preliminari Sofia Fioretta ha spiegato che, secondo lui, in realtà si era trattato di uno scherzo e si è giustificato dicendo di aver dato un calcio al rabbino perché si era accorto che lo stava filmando con il cellulare. Come richiesto dal pubblico ministero Luca Gaglio, la giudice ha disposto nei suoi confronti l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Suo fratello, nato a Como, studente di ingegneria meccanica al Politecnico di Milano e volontario della Protezione civile, ha dichiarato che i tre non avevano fatto "nemmeno caso, perché non è un problema" che quell'uomo fosse di religione ebraica. Anche lui ha sostenuto che togliergli il cappello era solo uno scherzo, ma che poi li aveva inseguito facendo un video. "Nessuno ha tirato un pugno o l'ha colpito all'inguine", ha affermato davanti ai cronisti, "se vedono le videocamere eravamo fermi".
Il questore di Milano aveva disposto per i tre il foglio di via con il divieto di ritorno a Milano per un anno. Ora, però, come annunciato dal ministro Piantedosi due di loro sono stati rimpatriati.