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Abderrahim Mansouri ucciso da un poliziotto a Rogoredo, si cerca l’altra “figura” che era con lui: disposta l’autopsia

Gli investigatori della Squadra Mobile di Milano stanno provando a rintracciare l’altra “figura che lo scorso 26 gennaio era insieme ad Abderrahim Mansouri a Rogoredo. Quell’uomo potrebbe aver assistito allo sparo del poliziotto che ha ucciso il 28enne.
A cura di Enrico Spaccini
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Erano circa le 17:20 di lunedì 26 gennaio quando un assistente capo della polizia di Stato, in servizio presso il Commissariato di Mecenate, ha visto sbucare "due figure" dal bosco di Rogoredo, nella periferia sud di Milano. Come ha spiegato lo stesso agente durante l'interrogatorio davanti al pm Giovanni Tarzia, uno era "Zack", un volto noto nel traffico di stupefacenti, mentre l'altro non è stato riconosciuto ed è stato perso di vista. Zack, il cui vero nome era Abderrahim Mansouri, stando sempre al racconto del poliziotto, si sarebbe avvicinato al 42enne e al suo collega in borghese impegnati in un arresto e, ignorando l'avvertimento "fermo polizia", avrebbe estratto "un'arma". Sarebbe stato in quel momento che il 42enne ha tirato fuori la sua pistola d'ordinanza dalla "fascia toracica" e fatto fuoco, colpendo il 28enne alla testa. Il poliziotto ora è indagato per omicidio volontario e la Procura di Milano ha disposto l'autopsia sul corpo di Mansouri. Gli investigatori della Squadra Mobile, invece, stanno provando a rintracciare l'altra "figura" che si trovava insieme al 28enne e che potrebbe aver assistito alla scena.

L'autopsia e gli esami sulla replica della Beretta 92

Oltre all'autopsia, affidata all'anatomopatologa Cristina Cattaneo, il pm Tarzia ha disposto diversi altri accertamenti tecnici. Uno di questi riguarda "l'arma", che in realtà era la replica di una Beretta 92 a salve, che Mansouri avrebbe estratto e puntato contro il poliziotto. L'esame, di tipo biologico, dovrà recuperare il Dna dalla pistola per confermare che fosse impugnata dallo stesso 28enne. L'agente ha detto durante l'interrogatorio di averla solo tolta dalla disponibilità di Mansouri, quando ormai era a terra in fin di vita, ma senza specificare come.

Inoltre, spetterà a una consulenza balistica ricostruire l'esatta traiettoria di circa 30 metri percorsa dal proiettile esploso dal 42enne. L'avvocato Pietro Porciani, che difende il poliziotto, ha fatto sapere che nominerà come consulente di parte l'esperto in armi e balistica forense Dario Redaelli, già consulente della famiglia Poggi a Garlasco. Intanto, una prima analisi effettuata sull'arma d'ordinanza del 42enne ha confermato che è stato esploso un solo proiettile e che questo era già in canna.

La ricerca del possibile testimone

Gli investigatori della Squadra Mobile, intanto, sono impegnati nella ricerca dell'altra "figura" vista dal 42enne insieme a Mansouri nei primi istanti dell'intervento. Il poliziotto, infatti, ha raccontato di aver visto "due sagome" avvicinarsi a lui per poi allontanarsi e, "dieci minuti dopo", solo "Zack" era tornato. Non è chiaro, dunque, dove sia finito l'altro soggetto. Non è escluso che possa essere rimasto nei paraggi, magari a controllare cosa accadesse, e che quindi possa aver assistito a tutto.

Il tratto di via Giuseppe Impastato dove è avvenuta la sparatoria non sarebbe coperto da alcuna telecamera di sorveglianza. Gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, che rappresentano il fratello della vittima, hanno chiesto comunque che vengano acquisite le immagini degli impianti più vicini a quel punto.

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