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3 Maggio 2022
11:15

Abbona l’amico a una rivista Disney per scherzo: condannato a 13 mesi dopo nove anni di processi

Aveva abbonato l’amico alla rivista “Disney 313” per scherzo. Dopo nove anni di processi, l’uomo è stato condannato a 13 mesi di lavori di pubblica utilità.
A cura di Enrico Spaccini
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Paperino a bordo della sua 313 con i nipoti Qui, Quo e Qua (foto da Facebook)
Paperino a bordo della sua 313 con i nipoti Qui, Quo e Qua (foto da Facebook)

Sembra una tipica storia che ha come protagonista Paperino, il personaggio nato dalla matita di Walt Disney celebre per la sua capacità di attrarre a sé le calamità della vita, ma questa è accaduta veramente. E in mezzo ci sono finiti anche avvocati, tribunali e giudici. Tutto ha avuto inizio nove anni fa. Era il gennaio del 2013 quando Fabrizio B., operaio residente a Cremona (oggi 46 anni), decise di fare uno scherzo all'amico Stefano F. abbonandolo a sua insaputa a "Disney 313": la rivista a fumetti che ha come protagonista proprio lo sfortunato papero. Uno scherzo che, alla fine, gli è costato tre processi e una condanna a 13 mesi di reclusione.

Prima accusa: sostituzione di persona

Stefano scoprì dell'abbonamento a suo nome a "Disney 313" quando la De Agostini gli spedì a casa un numero della rivista accompagnato da un sollecito di pagamento. Lui non l'aveva mai richiesta e non aveva certo intenzione di pagare. Perciò, ignorando che si trattasse di uno scherzo dell'amico Fabrizio, presentò una denuncia contro ignoti. Per chi ha indagato, risalire a Fabrizio è stato un gioco da ragazzi. Non aveva intenzione di truffare l'amico, perciò non aveva usato alcuno stratagemma da truffatore: la De Agostini l'aveva chiamata lui, con il suo telefono per giunta. Scoperto lo scherzo, Stefano non rise. Per metterci una pietra sopra, Fabrizio gli propose mille euro di risarcimento, comprensivo del costo dell'abbonamento e del fastidio procurato. Questo, però, non gli evitò un procedimento davanti al giudice dell'udienza preliminare con l'accusa di sostituzione di persona.

Seconda accusa: falsificazione

Per potersi difendere Fabrizio dovette rivolgersi a un avvocato. Facendo tre lavoretti da operaio, però, non poteva permetterselo. Perciò presentò una richiesta per ottenere il gratuito patrocinio, cioè un difensore assegnato dallo Stato. In questo modo, davanti al gup riuscì a patteggiare tre mesi di reclusione (con sospensione condizionale della pena) e il pagamento di 600 euro per coprire le spese legali dell'ormai ex amico che si era costituito parte civile. Sembrava tutto finito. Nel frattempo, però, la Guardia di finanza aveva esaminato la sua richiesta del gratuito patrocinio. Saltò fuori che Fabrizio aveva dimenticato uno dei tre lavoretti che stava svolgendo, cosa che non gli avrebbe consentito di rientrare nei requisiti per avere un difensore pagato dallo Stato. Scatta così il procedimento per aver falsificato l'autocertificazione, terminato con un altro patteggiamento per 10 mesi (anche questa volta con sospensione condizionale).

Terza accusa: non aveva diritto alla condizionale

Anche questa volta, le vicende giudiziarie di Fabrizio non finirono così. La Corte d'Appello di Brescia, infatti, nota che Fabrizio non aveva diritto alla sospensione condizionale della pena dato che questo beneficio se l'era giocato per "lo scherzo di Paperino". Perciò, decide di impugnare la sentenza davanti alla Cassazione a Roma, la quale dà ragione alla Corte d'appello. Il fascicolo torna ancora a Cremona, e Fabrizio davanti al gup. Affiancato da un altro avvocato, Santo Maugeri, ha patteggiato ancora gli stessi 10 mesi. Stavolta, senza condizionale. Per evitargli il carcere, l'avvocato ha chiesto al giudice di poter tramutare la pena nei lavori di pubblica utilità. Richiesta accolta. "Potrebbe lavorare nel verde pubblico oppure nella manutenzione delle strade, sperando che non incontri una 313", ha commentato alla fine il difensore di Fabrizio.

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