Dalle lotte di fabbrica al sequestro Moro: nel podcast di Fanpage.it la storia delle Brigate Rosse

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Abbiamo raccontato la nascita e la caduta delle Brigate Rosse, partendo dal recente processo in Corte d’assise di Alessandria a Renato Curcio, Mario Moretti e Lauro Azzolini. Per il podcast in quattro puntate “L’ultimo processo alle brigate Rosse” abbiamo intervistato ex brigatisti e i magistrati e carabinieri dell’antiterrorismo che gli hanno dato la caccia.

Il 16 marzo 1978 un commando delle Brigate Rosse sequestra a Roma il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro e uccide i cinque uomini della sua scorta. L'azione di via Fani, che avrà il suo epilogo con l'esecuzione di Moro 55 giorni dopo, è il momento più sanguinario e conosciuto della lotta armata in Italia.

Ma cosa c'è stato prima? Chi sono i militanti delle Brigate Rosse che volevano fare la rivoluzione comunista?

Il podcast di Fanpage.it "L'ultimo processo alle Brigate Rosse" parte da queste domande per ripercorrere l'ascesa dell'organizzazione armata più longeva d'Europa, che ha attraversato e insanguinato oltre un decennio della storia italiana, dalle prime azioni nelle fabbriche del nord Italia, ai sequestri di magistrati e politici, agli omicidi. Trovi il primo episodio a questo link.  L'ascolto è riservato ai sostenitori di Fanpage.it, ma se ancora non sei abbonato, puoi attivare una prova gratuita di 14 giorni e poi scegliere se rimanere per ascoltare i prossimi episodi.

Un cold case lungo mezzo secolo

L'inizio del nostro viaggio prende spunto dal nuovo processo celebrato in Corte d'assise ad Alessandria per l'omicidio dell'appuntato dei carabinieri Giovanni D'Alfonso, ferito mortalmente a Cascina Spiotta il 5 giugno 1975.

Alla Spiotta, una cascina nel Monferrato, le Brigate Rosse avevano nascosto l'imprenditore degli spumanti Vittorio Vallarino Gancia, sequestrato il giorno prima. A sorvegliare Gancia, recluso in una cella, c'erano Margherita "Mara" Cagol, fondatrice delle Br e moglie di Renato Curcio, e un secondo brigatista, entrato da pochi mesi nell'organizzazione.

Quando i carabinieri arrivano davanti alla Spiotta, il secondo brigatista lancia due bombe a mano, colpendo al braccio Umberto Rocca, tenente dei carabinieri di Acqui Terme. C'è poi la sparatoria in cui D'Alfonso viene ferito mortalmente. Nell'ultima fase del conflitto a fuoco viene uccisa Mara Cagol, mentre l'altro brigatista riesce a fuggire nei boschi.

E resta ignoto per cinquant'anni, fino alle nuove indagini partite da un esposto presentato, alla procura di Torino, dal figlio di D'Alfonso. Vengono indagati e poi rinviati a giudizio Renato Curcio e Mario Moretti, del nucleo storico delle Br, e Lauro Azzolini. Per la procura di Torino è proprio quest'ultimo il brigatista fuggito dalla Spiotta.

Azzolini è stato dirigente delle Br durante il sequestro Moro, fino all'arresto del 1 ottobre 1978 a Milano, ma nessuno lo aveva mai associato ai fatti della Spiotta.

Bruno D'Alfonso, il figlio di Giovanni, non ha mai smesso di cercare la verità. Dopo il congedo dall'Arma dei carabinieri, ha iniziato a cercare in prima persona elementi utili per una riapertura del caso, fino all'esposto che ha cambiato tutto.

Il processo iniziato nel 2025 ha messo in luce gli errori di quei giorni: perché sono intervenuti i carabinieri della territoriale e non quelli del nucleo dell'antiterrorismo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa? Chi ha ucciso D'Alfonso? Mara Cagol o Lauro Azzolini? Tante domande anche sulla morte di Cagol: è stata uccisa quando si era già arresa?

Da via Zabarella a via Fani

Mentre seguiamo lo sviluppo del processo, ripercorriamo le origini delle Brigate Rosse, la loro nascita intorno alle lotte operaie dei primi anni Settanta, il primo duplice omicidio, quello di due militanti del Movimento sociale italiano nella sede di via Zabarella a Padova. Ce lo racconta Susanna Ronconi, presente a quell'azione e brigatista dal 1973 all'inizio del 1975.

Poi ci sono le biografie di Curcio, Cagol e Moretti, la loro formazione politica, raccontata da chi li ha conosciuti.

In aula abbiamo seguito l'esame di Lauro Azzolini, abbiamo intervistato gli ex brigatisti Raimondo Etro ed Enrico Fenzi. Il primo era nel gruppo di fuoco che ha ucciso il magistrato Riccardo Palma a Roma, un mese prima del sequestro Moro. L'ex professore universitario Fenzi è stato invece arrestato a Milano insieme a Moretti.

Ci sono le voci di chi ha combattuto le Brigate Rosse, come gli ex magistrati Gian Carlo Caselli, simbolo dell'antiterrorismo a Torino, e Armando Spataro, in servizio a Milano quando viene arrestato Moretti.

Le testimonianze dei nostri intervistati ci accompagnano fino alla chiusura di quella stagione, per capire cos'è stata la lotta armata in Italia, un sogno rivoluzionario che si è fatto sangue.

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