
Le notizie di venerdì 16 gennaio sulle proteste in Iran. La tensione resta alta, ma nelle ultime ore lo scenario sembra essersi leggermente allentato. "L'ordine è stato ripristinato" ha dichiarato il capo della polizia iraniana. C'è stata una seconda telefonata tra Putin e Netanyahu col tentativo di mediare e un attacco militare da parte degli USA, almeno per ora, è stato escluso. Trump: "Mi sono convinto da solo a non attaccare l'Iran". Sul piano militare, però, Washington mantiene alta la pressione: il Pentagono ha annunciato il trasferimento della portaerei USS Abraham Lincoln dal Mar Cinese Meridionale verso il Medio Oriente. Intanto secondo alcuni media, il blocco di Internet in Iran potrebbe durare fino a fine marzo.
Dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha negato l’intenzione di procedere con condanne a morte, il presidente americano ha parlato di “vite salvate”, sostenendo che le sue pressioni avrebbero contribuito a evitare nuove esecuzioni. La Casa Bianca ha riferito che Teheran avrebbe fermato circa 800 esecuzioni, avvertendo però che “le conseguenze saranno gravi” se le uccisioni dovessero riprendere. L’Italia, attraverso il ministro degli Esteri Antonio Tajani, invita invece a non interrompere i canali di dialogo, ritenuti essenziali anche nei momenti di massima tensione.
Trump: "Mi sono convinto da solo a non attaccare l'Iran"
"Nessuno mi ha convinto. Mi sono convinto da solo a non attaccare l'Iran" Lo ha detto il presidente americano Donald Trump parlando ai giornalisti alla Casa Bianca prima di partire per la Florida, rispondendo a una domanda su ruolo degli alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente. Oman, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno svolto nei giorno scorsi un ruolo di mediazione per cercare una soluzione diplomatica alla crisi iraniana. Trump ha dichiarato di essersi convinto a rimandare un'azione militare contro l'Iran, in parte perché Teheran ha dichiarato di voler annullare le esecuzioni programmate dei manifestanti detenuti.
Media: per Usa opzione militare è ancora sul tavolo
Un'operazione militare Usa contro l'Iran è ancora sul tavolo nell'ipotesi che i manifestanti ricomincino a essere uccisi. Lo riferiscono fonti statunitensi ad Axios. Funzionari israeliani, aggiunge Axios, ritengono che un attacco Usa all'Iran potrebbe comunque avere luogo nei prossimi giorni.
Idf: "Nessun cambiamento nelle direttive del fronte interno per le proteste in Iran"
L'Idf afferma di essere pronta e operativa in ogni momento e chiarisce che non vi sono cambiamenti nelle direttive del comando del fronte interno. Il riferimento è all'allarme suscitato per la situazione in Iran. In una dichiarazione diffusa dal portavoce dell'esercito israeliano Effie Defrin, viene spiegato che nelle ultime settimane, e in particolare negli ultimi giorni, l'esercito ha monitorato attentamente gli sviluppi nella regione, mentre il capo di stato maggiore conduce valutazioni della situazione in modo continuo con tutti gli organismi competenti. Il portavoce riconosce il clima di incertezza e di allerta emerso nel dibattito pubblico e mediatico degli ultimi giorni, definendolo naturale e comprensibile, e invita la popolazione a fare affidamento esclusivamente sugli annunci ufficiali e sui canali istituzionali.
Cinque Paesi chiedono la riunione del Consiglio dei diritti umani dell'Onu per le violenze in Iran
Regno Unito, Germania, Islanda, Moldavia e Macedonia del Nord hanno chiesto una riunione d'urgenza del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite in merito alla «violenza allarmante» nella repressione delle proteste antigovernative in Iran, che ha causato migliaia di morti. In una lettera indirizzata al presidente del Consiglio, cinque paesi hanno chiesto che il principale organo delle Nazioni Unite per i diritti umani «tenga una sessione speciale per affrontare il deterioramento della situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica dell'Iran». «Una sessione speciale è necessaria a causa della gravità e dell'urgenza della situazione», secondo la lettera, una copia della quale è stata esaminata dall'Afp. La lettera evidenzia «segnalazioni credibili di violenza allarmante, repressione contro i manifestanti e violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani in tutto il paese». La richiesta deve essere sostenuta da almeno un terzo dei 47 membri del Consiglio di Sicurezza per essere approvata.
Trump ha avuto una seconda telefonata con Netanyahu sull'Iran
Donald Trump ha parlato telefonicamente con il premier israeliano Benjamin Netanyahu giovedì sera sulla situazione in Iran. Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali è la seconda telefonata fra i due leader su Teheran mentre Trump valuta le opzioni a sua disposizione. Nel corso della prima chiamata, avvenuta mercoledì, Netanyahu avrebbe chiesto al presidente americano di fermare l'attacco per dare tempo a Israele di prepararsi.
Metsola: "Inserire i pasdaran tra organizzazioni terroristiche"
"Servono sanzioni più dure contro l'Iran e chiediamo di inserire il Corpo della guardie della rivoluzione islamica all'interno della lista delle organizzazioni terroristiche". Lo ha detto la presidente dell'Eurocamera Roberta Metsola in conferenza stampa a Vienna con il cancelliere austriaco Christian Stocker. "Ci arrivano racconti sui metodi utilizzati contro i coraggiosi manifestanti iraniani e l'Unione europea deve farsi sentire. Noi come Parlamento europeo lo abbiamo già fatto, vietando l'accesso ai nostri locali a tutti i diplomatici iraniani", aggiunge Metsola.
Tajani: "Colloquio con Rubio su zone internazionali calde"
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha avuto, nel pomeriggio, un nuovo colloquio con il segretario di Stato Usa, Marco Rubio. "Abbiamo affrontato" – ha detto il vicepremier – "tutte le situazioni più calde del palcoscenico internazionale, dal Venezuela all'Iran, da Gaza all'Ucraina e la Groenlandia. Un lungo colloquio che ha confermato la vicinanza tra Italia e Stati Uniti. Due Paesi che hanno una visione comune. E' stato un colloquio molto positivo, franco cordiale che punta rafforzare le relazioni transatlantiche: il nostro obiettivo è l'unità dell'Occidente per costruire la pace". Tajani ha annunciato a Rubio la sua "partecipazione al vertice convocato il 4 febbraio, dedicato alle materie prime e alle terre rare".
Pahlavi: "Tornerò in Iran, posso garantire la transizione"
"Tornerò in Iran, sono l'unico che può garantire la transizione". Lo ha detto Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià, in una conferenza stampa a Washington, aggiungendo che il suo nome viene invocato dai manifestanti iraniani. Reza Pahlavi si è detto certo che il potere degli ayatollah nella Repubblica islamica "cadrà".
La Conferenza di Monaco ritira gli inviti agli iraniani
Il ministro degli Esteri iraniano non è stato invitato alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Inizialmente, Abbas Araghchi era stato invitato a uno dei più importanti forum sulla sicurezza al mondo, ma, dopo la violenta repressione dei manifestanti da parte del suo governo, la conferenza ha ritirato il suo invito. Lo riportano i media internazionali. L'incontro di quest'anno tra esperti di sicurezza e responsabili politici si terrà dal 13 al 15 febbraio.
Il capo della polizia iraniana: "L'ordine è stato ripristinato"
Il capo della polizia iraniana, il generale di brigata Ahmad-Reza Radan, ha affermato che l'ordine è stato ripristinato dopo giorni di proteste che hanno sconvolto il Paese. Parlando alla Press Tv, ripresa da Haaretz, Ahmad-Reza Radan ha affermato che la cooperazione tra la popolazione e le forze di sicurezza è stata fondamentale per sedare i disordini, affermando che "ha dato nuova vita alle forze sul campo" ed è stata "il segreto di questa vittoria". "Per grazia di Dio e con la presenza consapevole del popolo, l'ultimo chiodo è stato piantato nella bara del terrorismo", ha detto Radan.
Opposizione iraniana: "La protesta continua a Teheran e in altre città"
"Molte parti di Teheran sono sotto stretta sorveglianza militare e di sicurezza. Piazza Jomhouri e le zone circostanti sono state bloccate dalle forze speciali Nopo. Pattuglie in motocicletta equipaggiate con kalashnikov e fucili sono di stanza 24 ore su 24 in varie zone" ma nonostante questo, "mercoledì e giovedì notte giovani ribelli sono scesi in strada nei quartieri di Pirouzi e Tehranpars, hanno intonato slogan contro il regime e si sono scontrati con le forze di repressione. A Qolhak, un deposito di munizioni appartenente ai Pasdaran e ai Basij è stato incendiato", è quanto rivela il Consiglio della resistenza nazionale iraniana (Ncri), una coalizione politicaattualmente in esilio, che si presenta come alternativa al regime teocratico iraniano. Ieri sera a Rafsanjan, "giovani ribelli hanno ingaggiato scontri mordi e fuggi con le unità speciali del regime. Gli edifici del Comitato di soccorso dell'Imam Khomeini, l'ufficio postale e una banca statale sono stati incendiati. Gli scontri mordi e fuggi sono continuati nelle strade di Kermanshah, Islamabad-e Gharb e Ilam". A Khorramabad, invece, "il regime, temendo la caduta degli edifici governativi, ha schierato carri armati in punti chiave della città. I giovani ribelli si sono scontrati con le unità speciali anche nelle zone di Malek Shahr e Motahari Street a Isfahan, nonché a Gonbad-e Kavus, Khoy, Langarud, Mashhad e Kahrizak", si conclude la nota.
Media iraniani: "3.000 arrestati nelle rivolte"
L'agenzia iraniana Tasnim, ritenuta vicina alle guardie della rivoluzione, ha riportato che almeno 3.000 persone sono state arrestate durante le proteste. Secondo Tasnim, che cita funzionari della sicurezza di Teheran, gli arrestati sarebbero "membri di gruppi terroristici" che hanno preso parte a quella che le autorità hanno descritto come una "rivolta". Secondo le Ong antigovernative, però, le persone arrestate durante le proteste in Iran sono oltre 19mila.
Media: "Direttore del Mossad negli Usa per colloqui sull'Iran"
Il Direttore del Mossad, David Barnea, sarebbe negli Usa per colloqui sull'Iran e in particolare su una possibile azione militare statunitense in risposta alla repressione del regime. Lo dichiara una fonte israeliana citata da Axios. Barnea dovrebbe incontrare a Miami l'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff. Il suo viaggio fa seguito a una telefonata di mercoledì tra Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sulla crisi iraniana. Durante la telefonata, Netanyahu ha chiesto a Trump di sospendere l'azione militare contro l'Iran per dare a Israele più tempo per prepararsi a una potenziale rappresaglia iraniana. Funzionari statunitensi affermano che l'azione militare è ancora sul tavolo se l'Iran riprenderà l'uccisione dei manifestanti. Funzionari israeliani ritengono che, nonostante il rinvio, un attacco militare statunitense potrebbe avere luogo nei prossimi giorni.
Institute for the Study of War: scemata protesta in Iran dopo violenta repressione
Scemata per il momento la protesta contro il regime in Iran innescata alla fine di dicembre a Teheran contro la svalutazione della moneta che ha portato migliaia di persone a manifestare nelle strade delle città dall'8 gennaio. La fine delle proteste, di cui scrive l'Institute for the Study of War, è stata segnata dalla violenta repressione delle forze di sicurezza in cui migliaia di persone sono rimaste uccise mentre è stato imposto un blackout di internet in tutto il Paese che dura da oltre 180 ore,
Casa Bianca: in Iran sospese 800 esecuzioni per le pressioni del presidente Trump
Secondo la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, 800 esecuzioni programmate in Iran sono state annullate per le pressioni del presidente Donald Trump. "Il presidente e il suo team hanno comunicato al regime iraniano che se le uccisioni continueranno, ci saranno gravi conseguenze. Il presidente monitora da vicino la situazione, tutte le opzioni restano sul tavolo" ha aggiunto però la portavoce. Secondo l'inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, l'amministrazione Trump preferisce una soluzione diplomatica, piuttosto che militare, con l'Iran. Per Nbc però il Pentagono si sta preparando a inviare più forze e risorse in Medio Oriente, anche per essere pronti in caso di attacco.
Ue: "Cambio regime non è politica"
"Il cambio di regime non rientra nella politica dell’Unione europea. Allo stesso tempo, quanto sta accadendo in Iran mostra un movimento di protesta autentico e legittimo, espressione di un popolo che rivendica una vita migliore, la libertà e la dignità"
A dichiararlo è stato Anouar El Anouni, portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, nel corso del briefing quotidiano con la stampa. "L’Unione europea è al fianco dei cittadini iraniani – ha aggiunto – perché questi sono i valori che l’Ue è chiamata a difendere".
Ue: "Chiediamo lo stop alle esecuzioni dei manifestanti in Iran"
L'Unione europea chiede all'Iran di fermare le esecuzioni dei manifestanti e condanna l'uso della pena di morte come strumento di repressione delle proteste. "Ci opponiamo all'uso della pena capitale in ogni momento e in particolare al suo utilizzo per reprimere il dissenso", ha dichiarato il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni, nel corso dell'incontro quotidiano con la stampa, sottolineando che Bruxelles segue "molto da vicino" le notizie su possibili imminenti esecuzioni di manifestanti. Bruxelles ha anche invitato Teheran a perseguire "una politica coerente verso l'abolizione della pena di morte". El Anouni ha ribadito che "il cambio di regime non fa parte della politica dell'Unione europea", ma che sul terreno è in corso "un movimento di protesta legittimo e autentico del popolo iraniano, con aspirazioni legittime a una vita migliore, alla libertà e alla dignità". "Siamo al loro fianco, perché si battono per questi valori", ha aggiunto.
Sa’ar chiede all’UE di designare le Guardie Rivoluzionarie iraniane come organizzazione terroristica
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha reso noto di aver avuto questa mattina un confronto con l’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, Kaja Kallas, e con il ministro degli Esteri cipriota Costantinos Kombos, il cui Paese detiene attualmente la presidenza di turno dell’UE. Al centro del colloquio, ha spiegato, la repressione violenta messa in atto dal regime iraniano contro le proteste popolari e la richiesta di libertà avanzata da parte dei cittadini.
Sa’ar ha riferito di aver sollecitato l’Unione europea a inserire le Guardie Rivoluzionarie iraniane nella lista delle organizzazioni terroristiche. Secondo il capo della diplomazia israeliana, l’IRGC svolge oggi un ruolo centrale nella repressione e nell’uccisione dei manifestanti, dopo anni in cui avrebbe contribuito a diffondere instabilità e terrore in Medio Oriente e oltre i confini regionali.
“La designazione delle Guardie Rivoluzionarie come organizzazione terroristica – ha aggiunto – rappresenterebbe un passo concreto, ma anche un segnale morale importante, capace di offrire un messaggio di speranza al popolo iraniano”.
BBC: famiglie dei manifestanti uccisi denunciano richieste di denaro per la restituzione dei corpi
Le famiglie dei manifestanti uccisi durante la repressione delle proteste in Iran denunciano che le autorità di Teheran richiedono somme ingenti per restituire i corpi e permetterne la sepoltura. Lo riporta la BBC, raccogliendo le testimonianze di diversi parenti secondo cui le richieste possono arrivare fino a 7 mila dollari (oltre 6 mila euro).
Tra i casi segnalati c’è quello di un operaio curdo che non ha potuto recuperare il corpo del proprio familiare perché non disponeva della cifra richiesta, percepita da molti come un vero e proprio riscatto. Gli importi sono spesso molto alti, in rapporto ai redditi medi della popolazione. In alcuni casi, personale ospedaliero ha avvisato preventivamente i parenti di recarsi a ritirare le salme prima che le forze di sicurezza imponessero il pagamento.
Secondo la BBC, funzionari dell’obitorio Behesht-e Zahra di Teheran hanno indicato che, se i familiari dichiarano che il defunto era un membro di forze paramilitari filogovernative ucciso dai manifestanti, il corpo viene restituito senza richiesta di denaro. «Ci hanno chiesto di partecipare a una manifestazione pro-governativa e di presentare il corpo come se fosse quello di un martire, ma abbiamo rifiutato», ha raccontato un familiare di un giovane morto nelle proteste.
Il regista Panahi: "Il regime iraniano cadrà al 100%, punta solo a distruggere il Paese"
"Il regime cadrà, al cento per cento. È ciò che è sempre accaduto ai governi dittatoriali nella storia. Quando succederà, però, è impossibile dirlo". A parlare, in un’intervista al Guardian, è Jafar Panahi, regista iraniano premiato con la Palma d’Oro a Cannes 2025 per Un semplice incidente. "Vorremmo che accadesse subito, nei prossimi minuti, ma perché avvenga devono incastrarsi molti fattori", aggiunge.
Panahi invita anche i governi occidentali a non trattare il potere clericale iraniano come un interlocutore razionale. "In molte dittature esistono figure che, almeno in parte, agiscono seguendo una logica e pongono dei limiti. Qui non è così", afferma. "In questo sistema non c’è razionalità: l’unico pensiero è reprimere e restare al potere anche solo un giorno in più. Il popolo è l’ultima delle loro preoccupazioni".
Secondo il regista de Il palloncino bianco e Il cerchio, l’attuale assetto non è più sostenibile. "È impossibile che questo governo continui a reggersi in una situazione del genere. Lo sanno anche loro: governare contro il popolo non è più possibile". Panahi arriva a ipotizzare che l’obiettivo del regime sia ormai solo uno: "Portare il Paese sull’orlo del collasso totale e tentare di distruggerlo".
Il Cremlino: "Putin ha sentito anche il presidente Pezeshkian"
Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto una conversazione telefonica con il presidente iraniano, Massoud Pezeshkian. Lo ha annunciato il portavoce del Cremlino, Dmtri Peskov, come riporta Ria Novosti. Poco prima era stato riferito di una telefonata di Putin col premier israeliano, Benjamin Netanyahu.
Putin e Netanyahu discutono dell’Iran: la Russia pronta a mediare
Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato oggi al telefono con il premier israeliano Benyamin Netanyahu sulla situazione in Iran, ribadendo la disponibilità della Russia a svolgere ulteriori sforzi di mediazione per favorire un dialogo costruttivo con tutti gli Stati coinvolti. Secondo il Cremlino, le parti hanno concordato di mantenere contatti a diversi livelli.
La cantante Madonna incita i manifestanti in Iran: "Tenete duro"
"Ripensando al mio periodo di vacanze in Marocco, penso a tutte le persone in Iran che stanno combattendo una rivoluzione tanto necessaria e sono disposte a morire per ciò in cui credono". Così su Instagram la pop star Madonna lancia un messaggio di sostegno ai manifestanti iraniani. Madonna afferma che la repressione delle libertà in Iran la porta a riflettere sulla sua vita e sulle sue libertà, aggiungendo: "È il momento. Tenete duro! Sono al fianco dell'Iran. Fate sentire la loro voce. Iran libero!"
Media: l'Iran ha arrestato 3mila persone per il "ruolo" nella protesta
Le forze di sicurezza iraniane hanno arrestato 3.000 persone "cha hanno avuto un ruolo" nelle proteste e nei disordini che hanno scosso il Paese, riferisce l'agenzia Tasnim.
NBC: "Pentagono rafforza la presenza in Medio Oriente con portaerei e sistemi difensivi"
Il Pentagono ha annunciato il rafforzamento della presenza militare statunitense in Medio Oriente. Secondo un funzionario citato dalla Nbc News, verrà inviato un gruppo da battaglia di portaerei – comprendente cacciatorpediniere, incrociatori e altre unità di supporto – insieme ad aerei aggiuntivi e sistemi di difesa aerea terrestri.
L’obiettivo, ha spiegato il funzionario, è potenziare le risorse nella regione mentre il presidente americano valuta possibili azioni militari contro l’Iran. Le forze aggiuntive serviranno anche a garantire la protezione di infrastrutture e risorse statunitensi o di Paesi alleati in caso di attacchi. L’arrivo di equipaggiamento e unità è previsto nei prossimi giorni e settimane.
Media, il blocco di Internet in Iran potrebbe durare fino a fine marzo
L'Iran ha intenzione di mantenere il blackout di Internet a livello nazionale almeno fino al Capodanno iraniano, a fine marzo: lo scrive IranWire, citato da Iran International. IranWire afferma che la portavoce del governo Fatemeh Mohajerani ha dichiarato che l'accesso ai servizi online internazionali non sarà ripristinato prima di Nowruz, che cade intorno al 20 marzo. Il gruppo di monitoraggio NetBlocks ha affermato che l'attuale blackout in Iran ha superato il precedente del 2019. "Nel 2019, dopo il ripristino della connettività, è stata resa nota la portata della brutale repressione", ha affermato il gruppo in un post sui social.
Gli Usa puntano sulla diplomazia, Witkoff: "Soluzione negoziata migliore della guerra"
L’inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, lascia intendere che l’amministrazione Trump preferirebbe affrontare le tensioni con l’Iran attraverso la diplomazia piuttosto che con la forza militare. "Spero davvero che si trovi una soluzione diplomatica", ha dichiarato.
Secondo Witkoff, un accordo negoziato potrebbe concentrarsi su quattro punti chiave: l’arricchimento nucleare, la riduzione dei missili, la gestione del materiale nucleare effettivamente posseduto (circa 2.000 chilogrammi arricchiti tra il 3,67% e il 60%) e il ruolo dei gruppi proxy sostenuti dall’Iran.
L’inviato suggerisce che Teheran potrebbe essere disposta a trattare su tutti e quattro i fronti, considerando le difficoltà economiche del Paese. "Se vogliono tornare a far parte della comunità internazionale, possiamo risolvere diplomaticamente questi problemi. Sarebbe la soluzione migliore. L’alternativa, invece, è pessima", ha concluso.
Iran, avvertimento a Trump: "Un attacco su larga scala non rovescerebbe il regime"
Un’eventuale azione militare su larga scala contro l’Iran difficilmente potrebbe provocare la caduta del governo della Repubblica islamica. È l’avvertimento rivolto al presidente statunitense Donald Trump, riportato dal Wall Street Journal, che cita fonti interne all’amministrazione.
Secondo il quotidiano, a Trump sarebbe stato segnalato che un intervento massiccio non garantirebbe il rovesciamento delle autorità iraniane, mentre opzioni più limitate e mirate non sarebbero considerate efficaci per ridurre la repressione delle proteste nel Paese.
Le stesse fonti precisano che il presidente non ha ancora preso una decisione definitiva, ma avrebbe comunque chiesto alle forze armate di essere pronte nel caso in cui venisse autorizzato un attacco su vasta scala.
Nuova Zelanda chiude la propria ambasciata a Teheran
La Nuova Zelanda ha chiuso temporaneamente la sua ambasciata a Teheran, evacuando il personale diplomatico a causa del deterioramento della sicurezza in Iran. Lo ha reso noto il portavoce del ministero degli Esteri di Wellington, precisando che il personale è stato evacuato nella notte con voli commerciali e che le operazioni dell'ambasciata sono state trasferite ad Ankara.
Iran, la Cina avverte gli Usa: "No all’uso della forza, rischio caos nella regione"
La Cina chiede agli Stati Uniti di attenersi ai principi della Carta dell’Onu e di evitare qualsiasi ricorso alla forza contro l’Iran, avvertendo del rischio di una grave destabilizzazione dell’intera area. Lo ha dichiarato Sun Lei, responsabile degli Affari internazionali della missione permanente cinese alle Nazioni Unite, intervenendo al Consiglio di Sicurezza. Secondo il diplomatico, un’azione militare non farebbe che spingere la regione “verso il baratro”. Pechino invita quindi Washington ad abbandonare l’opzione dell’uso della forza e sollecita tutte le parti a mantenere autocontrollo, sottolineando la necessità di uno sforzo collettivo per salvaguardare la pace e la sicurezza internazionale.