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La Corea del Nord ha annunciato di essere entrata in “stato di guerra” con la Corea del Sud e che ogni questione tra i due paesi sarà trattata  in accordo con il “protocollo di guerra”. Lo riferiscono i media statali che rendeno noto un comunicato ufficiale nel quale, per il momento, non si fanno alcun cenno ad un eventuale ordine di attacco nei confronti di Seul. "Situazioni nella penisola coreana, che non sono né di pace e né di guerra, sono giunte alla fine" si legge nel dispaccio, in cui si menziona la riunione d'emergenza tenuta ieri, giovedì 29 marzo, dal leader nordcoreano Kim Jong-un per approvare il programma che ha come obiettivo alcuni target negli Stati Uniti e in Corea del Sud, dopo l'utilizzo dei super bombardieri B-2 nelle esercitazioni congiunte di Washington e Seul. La "decisione fondamentale" di Kim è un ultimatum alle "forze ostili e una decisione risolutiva per la giustizia". In attesa di ordini del leader supremo, si dà per certa "una rappresaglia senza pietà in caso di atti di provocazione" da parte della Casa Bianca o di Seul. La decisione arriva a pochi giorni dall'annullamento da parte di Pyongyang dell'armistizio firmato da Nord e Sud nel 1953, in risposta al ciclo di manovre militari speciali (denominate "Key Resolve"), tenute da Usa e Corea del Sud nelle scorse settimane. Da Washington, intanto, fanno sapere di considerare “non costruttivo” il nuovo annuncio della Corea del Nord. “Prendiamo seriamente in considerazione queste minacce e rimaniamo in stretto contatto con i nostri alleati sudcoreani”. A riferirlo, secondo la BBC, è Caitlin Hayden, portavoce del Consiglio Nazionale per la Sicurezza. La mossa di Pyongyang ha spinto invece la Corea del Sud a far salire il livello di guardia. Lo riporta l'agenzia Yonhap citando fonti militari di Seul, secondo cui sarebbero in corso "movimenti di veicoli e truppe".