
Il rapporto tra persone e cavalli ha radici antichissime, tanto che uno studio considerato un caposaldo della storia dell'addomesticamento di questo animale, uscito nel 2009, ha reso noto che i primi approcci tra le due specie risalgono ad almeno 5500 anni fa. Una relazione che si basa, però, tantissimo proprio sulla capacità di entrare in sintonia tra noi e i cavalli, un elemento fondamentale per la qualità della vita dell'animale e per la costruzione di un reciproco rapporto di fiducia.
Ad avvalorare questa tesi ora è uno studio, pubblicato su Royal Society Open Science, che parte dal dato di fatto di considerare che i cavalli hanno differenze comportamentali interindividuali che ne costituiscono la personalità e che il loro stato psichico oltre che fisico ha implicazioni sul benessere, la gestione e le interazioni con l'uomo.
Ogni cavallo, in buona sostanza, ha una sua personalità ma questa stessa è influenzata dalla relazione che instaura con l'essere umano. Per lo studio è stato chiesto a 2257 persone di riferimento di 2767 animali di rispondere a un questionario e descrivere anche le condizioni in cui si trova il cavallo, ovvero se è tenuto in box, se vive da solo o in branco, se ha possibilità di stare al pascolo e anche le abitudini relative alla quantità di volte in cui viene cavalcato e se ha avuto più proprietari. Le analisi condotte dagli esperti hanno tenuto conto anche delle caratteristiche intrinseche del cavallo come età, sesso e razza.
Sono tutti elementi che hanno portato i ricercatori a definire quattro dimensioni della personalità: socievolezza umana, socievolezza del cavallo, attenzione e nevroticismo. "La socievolezza umana è risultata positivamente associata all'età, al tempo di qualità e alla stabilità della relazione, e negativamente associata a molteplici cambi di proprietario – precisano nel paper – La socievolezza del cavallo è risultata associata alla stabulazione, con punteggi inferiori nei cavalli tenuti singolarmente. L'attenzione aumentava con l'età e la frequenza di utilizzo, mentre il nevroticismo era inferiore nei cavalli montati più frequentemente. Nel complesso, le valutazioni della personalità erano associate a caratteristiche intrinseche e a fattori gestionali e relazionali, evidenziando l'importanza dell'ambiente plasmato dall'uomo per la personalità e il benessere equino".
Tempo di qualità con il cavallo, così si assicura benessere all'animale
Fondamentale per il benessere dell'animale è la parte legata al cosiddetto "tempo di qualità". Avviene del resto anche nella relazione con il cane che si punti a questo aspetto nell'ambito del binomio: non conta che sia tanto il tempo che si passa insieme ma è importante cosa si fa durante il periodo condiviso. Stare insieme al cavallo spazzolandolo, accarezzandolo ma anche semplicemente standogli accanto senza volere nulla di particolare dall'animale ha dimostrato che aumenta il grado di socievolezza dell'animale. Come del resto vale anche nel caso in cui la persona di riferimento sia sempre la stessa e abbia avuto un comportamento costante e coerente nei confronti del cavallo: in questi casi l'animale risulta più sereno e aperto alla relazione con l'essere umano mentre i cavalli con relazioni più brevi con i loro proprietari e quelli che erano stati venduti più volte nel corso della loro vita sono stati valutati meno socievoli.
Lo studio delle interazioni tra esseri umani e cavalli ma, in generale, di questo animale al nostro fianco da millenni negli ultimi anni sta procedendo più speditamente. Si tratta di analisi importanti per una specie perennemente sfruttata e che ora si cerca di far conoscere maggiormente all'opinione pubbica, per far conoscere a chi non è avvezzo alla vicinanza con gli equidi la loro senzienza in quanto animali dotati di cognizioni ed emozioni che spesso vengono messi decisamente in secondo piano rispetto a ciò che gli si chiede, dall'ippica sportiva fino al mercato delle corse. E per non parlare poi di quello della macellazione della carne.