
La controversa guga hunt, la tradizionale cattura e uccisione dei giovani di sula sull'isola disabitata di Sula Sgeir, in Scozia, potrebbe tornare già nel 2027. Il governo scozzese ha infatti confermato di non avere intenzione di modificare la legge che permette a NatureScot, l'ente pubblico che si occupa di conservazione della natura, di autorizzare il prelievo e l'uccisione degli uccelli nei nidi per destinarli al consumo umano.
La questione è tornata prepotentemente al centro del dibattito pubblico dopo che, quest'anno, NatureScot aveva negato per la prima volta l'autorizzazione alla spedizione dei cosiddetti "Men of Ness", i cacciatori della comunità di Ness dell'isola di Lewis che da generazioni praticano questa attività. La decisione è stata giustificata sulla base dei più recenti dati sulla popolazione nidificante di sule (Morus bassanus) a Sula Sgeir e ha contribuito ad alimentare le forti proteste da parte delle associazioni che vanno ormai avanti da anni.
Ambientalisti e animalisti hanno infatti visto nella sospensione un'importante occasione per porre definitivamente fine a questa pratica, considerata crudele, violenta e anacronistica, in particolare per le modalità di cattura e uccisione degli uccelli: le giovani sule vengono infatti prelevate direttamente dai nidi e poi uccise sul posto con forti colpi alla testa.
La guga hunt, una tradizione che va avanti da secoli
La guga hunt ha una storia molto lunga, che risalirebbe al XV secolo. In passato la cattura delle giovani sule – chiamate localmente guga, dalle vocalizzazioni che emettono quando sono nel nido – rappresentava una fonte di cibo importante per le comunità delle isole occidentali scozzesi. Oggi, invece, la carne degli uccelli viene consumata come tradizione locale e la spedizione conserva soprattutto un significato culturale e identitario per la comunità di Ness.
La pratica è regolata da una specifica eccezione contenuta nel Wildlife and Countryside Act 1981, la legge britannica che tutela gli uccelli selvatici. In generale la normativa vieta infatti di uccidere o catturare gli uccelli selvatici, ma prevede la possibilità di concedere una licenza specifica per la cattura delle sule di Sula Sgeir a scopo alimentare. Per questo la caccia non è stata ancora vietata, ma deve essere comunque autorizzata ogni anno da NatureScot.
Nel 2026 l'ente aveva però respinto la richiesta. A pesare sulla decisione era stata soprattutto l'influenza aviaria ad alta patogenicità causata dal virus H5N1. Tra il 2021 e il 2023 l'epidemia ha infatti provocato una mortalità eccezionale tra molti uccelli marini e, secondo le stime di NatureScot, a Sula Sgeir avrebbe causato una riduzione della popolazione compresa tra il 23 e il 41%. La conservazione della popolazione nidificante di sule non è però l'unico aspetto controverso di questa pratica.
Le controverse modalità di cattura e uccisione delle sule nella guga hunt

L'aspetto forse più critico e controverso della guga hunt è infatti il modo in cui gli uccelli vengono catturati e uccisi. I pulli di sula, non ancora in grado di volare, vengono prelevati direttamente dai nidi sulle pareti rocciose attraverso un lungo bastone dotato di un laccio o di una pinza metallica all'estremità. Una volta catturati, vengono poi portati sulla sommità della scogliera e uccisi con uno o più colpi alla testa, solitamente un sasso o con un bastone.
Diverse organizzazioni ambientaliste, inclusa la Scottish Animal Welfare Commission, l'organismo che fornisce consulenza al governo scozzese sul benessere animale, hanno fortemente criticato queste modalità di cattura e uccisione, considerate non solo incompatibili con le leggi che tutelano il benessere animale, ma anche e soprattutto anacronistiche, crudeli e non più necessarie a fini alimentari. I cacciatori sostengono invece che questo metodo provochi una morte rapida e indolore, entro due o tre secondi.
Gli aspetti etici sono probabilmente il fulcro della questione. Al di la della sostenibilità o meno del prelievo, infatti, gli uccelli vengono evidentemente uccisi in maniera brutale quando sono ancora incapaci di volare. E pur essendo previsto che l'abbattimento avvenga in modo "umano" e nel minor tempo possibile, per molti il problema non è solo il metodo, ma l'esistenza stessa oggi di una tipologia caccia non più necessaria e non più legata alla sopravvivenza delle comunità umane.
Le proteste per mettere fine alla guga hunt
Nel frattempo, la mobilitazione di una parte consistente della popolazione scozzese ha continuato a crescere in questi mesi. Una petizione presentata dalla fotografa naturalista Rachel Bigsby al Parlamento scozzese chiede infatti di eliminare definitivamente dalla legge l'eccezione che consente di autorizzare la cattura e l'uccisione delle sule a Sula Sgeir. Fino a oggi ha raggiunto oltre 118.000 firme ed è ancora formalmente sotto esame.
Il comitato parlamentare competente ha deciso di mantenerla aperta e ha stabilito chiederà ulteriori informazioni a NatureScot, prevedendo anche di raccogliere testimonianze dalla comunità locale e dagli altri soggetti coinvolti. Tuttavia, il primo ministro scozzese John Swinney ha già confermato che il governo non intende modificare la legge.
Questo significa che la guga hunt potrebbe essere nuovamente autorizzata nel 2027. La decisione spetterà ancora a NatureScot, che dovrà valutare una eventuale nuova domanda sulla base delle norme vigenti e sull'andamento della popolazione nidificante di sule a Sula Sgeir. Nel frattempo, lo scontro tra tradizione, diritti degli animali e conservazione resta acceso e la guga hunt racconta molto bene come il rapporto tra esseri umani, cultura e natura sia oggi sempre più spesso al centro di un profondo (e necessario) ripensamento.