
C'è una nuova ICE che ha per protagonisti tutti i cani e i gatti liberi del Vecchio Continente. Si tratta di un'Iniziativa dei Cittadini Europei, uno strumento che permette ai cittadini dell’Unione di proporre direttamente nuove leggi alla Commissione Europea se, però, si raggiungono almeno 1 milione di firme da almeno sette Stati membri. Lo strumento di partecipazione politica a livello europeo è quello che ha portato all'attenzione di Bruxelles la drammatica vita che fanno gli animali d'allevamento rinchiusi nelle gabbie e che ora invece punta a una visione d'insieme di come debbano essere trattati gli animali senza umani di riferimento che in molti Stati, Italia compresa, ancora sono tanti sul territorio europeo.
La nuova Iniziativa invita la Commissione europea "a presentare proposte di atti legislativi dell'Unione per rafforzare la tutela dei cani randagi, dei gatti randagi e degli animali ospitati nei rifugi nell'UE e per garantire che l'azione dell'UE nei paesi terzi non contribuisca alla sofferenza degli animali".
L'istanza mira anche ad altri scopi, tra cui in particolare a limitare ulteriormente l'uso di cani e gatti a fini scientifici, prevedendo anche possibili modifiche alla direttiva 2010/63/UE, ovvero la normativa europea che indica agli Stati membri come deve avvenire l’utilizzo di animali nella ricerca e nei test di laboratorio, imponendo il principio delle “3R”: sostituzione degli animali quando possibile, riduzione del loro numero e raffinamento delle procedure per minimizzare sofferenza e stress.
In un altro passaggio, i proponenti hanno fissato tra gli obiettivi anche l'esigenza che "gli strumenti commerciali, di associazione e di finanziamento dell'UE dovrebbero essere concepiti in modo tale che i fondi, i benefici commerciali o la cooperazione dell'UE vengano concessi solo se vengono rispettati gli standard minimi per la protezione di cani e gatti".
Il senso di questa ICE è quello di promuovere "misure sostenibili e umane come la gestione della popolazione animale, i programmi di castrazione e vaccinazione, l'assistenza veterinaria, la registrazione e l'educazione al benessere degli animali".
Cani randagi in Europa: la situazione frammentaria su diversi territori
Lo scenario internazionale della presenza ad esempio di cani liberi sui diversi territori dei singoli paesi dell'Unione è frammentario e ogni "regione" deve affrontare la convivenza con i "migliori amici dell'uomo" che non hanno persone di riferimento. Se si guarda ai paesi del nord Europa basta citare l'Olanda come simbolo di una nazione all'avanguardia rispetto alla tutela degli animali in generale e un'area in cui non esiste più da tempo il fenomeno del randagismo. Ma basta volgere lo sguardo alla Romania per comprendere quanto invece ci siano Stati in cui la presenza degli animali in strada è non solo vista come un problema ma il modo di affrontare la cosa è basato su vere e proprie mattanze e i canili sono lager in cui il maltrattamento è all'ordine del giorno, come spesso denunciato dalla Fondazione Save The Dogs and Other Animals.
Il contesto descritto all'interno dell'ICE, del resto, fa riferimento proprio a quanto appena spiegato. "In molti paesi, cani e gatti randagi vengono sistematicamente catturati, uccisi o tenuti in condizioni disumane – è scritto nel testo – Alcuni rapporti dimostrano che parte dei fondi europei viene destinata a progetti che causano sofferenza agli animali.L'esperienza scientifica dimostra che metodi umanitari come la castrazione, la vaccinazione, le cure veterinarie, la registrazione e l'educazione sono efficaci, sostenibili ed eticamente accettabili. Considerata l'importanza del benessere animale quale valore europeo (articolo 13 TFUE) e i poteri della Commissione di attuare il mercato interno (articolo 114 TFUE) e di gestire gli accordi commerciali e di associazione (articoli 207 e 217 TFUE), è necessario un quadro giuridico coordinato a livello europeo. L'iniziativa mira a garantire che i fondi e le misure dell'UE siano utilizzati esclusivamente in modo coerente con il benessere degli animali e che vengano promosse soluzioni sostenibili e umane".
Ad oggi l'obiettivo del milione di firme è ancora lontano: ne sono state raccolte 4.365 ma il "paletto" del numero di paesi partecipanti è già stato ampiamente superato, visto che ci sono decine di cittadini che hanno risposto da ben più di sette stati, tra cui anche ben 705 dall'Italia che, osservando la tabella, risulta essere il secondo paese dietro la Germania con maggior numero di adesioni. Da quest'ultima sono arrivate ad ora 1629 firme ma non è un caso considerando che la principale proponente dell'ICE è Gisela Urban, attivista animalista tedesca.