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8 Novembre 2026
11:26

Scoperte due nuove specie di scimmie urlatrici in Amazzonia: una potrebbe essere già a rischio estinzione

Due nuove specie di scimmie urlatrici sono state identificate in Amazzonia grazie alle analisi genetiche. Una vive in un'area fortemente colpita dalla deforestazione e potrebbe essere già a rischio estinzione.

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La nuova specie di scimmia urlatrice Alouatta matogrossensis. Foto di Bruno Rennó via Salford University

Nella foresta amazzonica vivono due nuove specie di scimmie che fino a oggi erano rimaste sconosciute alla scienza. Non perché nessuno le avesse mai osservate, ma perché erano state sempre confuse con altre specie molto simili. A rivelare la loro identità è stata infatti un'analisi genetica condotta da un gruppo internazionale di ricercatori guidato dall'Università di Salford, nel Regno Unito, che ha così permesso di ricostruire la storia evolutiva delle scimmie urlatrici e di descrivere ufficialmente due nuove specie: Alouatta iroi e Alouatta matogrossensis.

La loro descrizione, pubblicata sulla rivista Communications Biology, arriva a oltre 80 anni dall'ultima una nuova specie scoperta per questo genere di primati. Ma rappresenta anche un importante campanello d'allarme: una delle due scimmie vive infatti in una delle regioni dell'Amazzonia più colpite dalla deforestazione e potrebbe essere già gravemente minacciata di estinzione.

Due nuove specie di scimmie urlatrici nascoste tra gli alberi dell'Amazzonia

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Le scimmie urlatrici sono famose per i loro potenti richiami

Le scimmie urlatrici, ovvero le specie appartenenti al genere Alouatta, sono tra i primati più caratteristici dell'America centrale e del sud. Sono conosciute soprattutto per le loro potentissime vocalizzazioni, che possono essere ascoltate anche a diversi chilometri di distanza. Questi suoni, simili a profondi ruggiti, vengono amplificati da un osso della gola chiamato ioide, particolarmente sviluppato, che funziona come una vera e propria cassa di risonanza.

Vivono prevalentemente sugli alberi, si nutrono soprattutto di foglie, ma anche di frutti e fiori, e utilizzano una lunga coda prensile come una sorta di quinto arto per muoversi tra i rami. Nonostante siano animali relativamente conosciuti e studiati, la loro classificazione è ancora piuttosto complessa, soprattutto perché alcune specie presentano caratteristiche fisiche molto simili.

Per ricostruire le loro relazioni evolutive, Romina Batista e i suoi colleghi hanno analizzato il DNA di 11 specie di scimmie urlatrici distribuite tra centro e sud America, confrontando i risultati anche con le caratteristiche anatomiche e la colorazione del mantello di numerosi esemplari conservati nei musei. È così emerso che alcune popolazioni considerate fino a oggi parte di specie già note erano in realtà abbastanza differenti, sia geneticamente che morfologicamente, da poter essere riconosciute come specie distinte.

Una diversità inaspettata e (relativamente) recente

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La nuova specie Alouatta iroi. Foto di John Trent via Salford University

La prima nuova specie è Alouatta iroi, chiamata anche scimmia urlatrice rossa del Pantepui, che vive nell'Amazzonia settentrionale, tra Brasile, Guyana e Venezuela. Il nome iroi deriva da iro, il termine utilizzato dagli Yanomami per indicare queste scimmie. Presenta un mantello che varia dal bruno dorato al rossiccio, con alcune differenze tra maschi e femmine.

La seconda è Alouatta matogrossensis, o scimmia urlatrice rossa del Mato Grosso, diffusa nell'Amazzonia meridionale brasiliana. Deve il suo nome allo stato del Mato Grosso e si distingue per il mantello rossiccio particolarmente intenso.

Lo studio ha inoltre permesso di comprendere meglio come questi primati si siano diversificati nel corso dell'evoluzione. I grandi fiumi amazzonici, come il Rio delle Amazzoni, il Rio Branco e lo Xingu, hanno agito per centinaia di migliaia o milioni di anni come barriere naturali, limitando gli spostamenti e gli incroci tra le diverse popolazioni. Con il passare del tempo, questo isolamento ha così favorito l'accumulo di differenze genetiche e la comparsa di nuove specie.

Secondo le ricostruzioni dei ricercatori, gran parte della diversità delle scimmie urlatrici amazzoniche si sarebbe sviluppata proprio nell'ultimo milione di anni, un intervallo relativamente recente dal punto di vista geologico ed evolutivo.

Una delle specie appena scoperte potrebbe essere già a rischio estinzione

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Una delle due specie potrebbe già essere in serio pericolo di estinzione a causa della deforestazione

La scoperta, però, solleva anche un problema di conservazione. Alouatta matogrossensis vive infatti in una regione dell'Amazzonia meridionale conosciuta come "l'arco della deforestazione", dove l'espansione delle attività agricole e degli allevamenti sta provocando una rapida distruzione e frammentazione delle foreste. Secondo gli autori, questa nuova specie potrebbe addirittura soddisfare i criteri per essere classificata come "In pericolo critico (CR)", la categoria di minaccia più elevata prima dell'estinzione. Al momento, tuttavia, non è ancora stata effettuata una valutazione ufficiale da parte dell'IUCN.

Per animali che trascorrono quasi tutta la loro vita sugli alberi, la frammentazione delle foreste rappresenta un problema particolarmente grave. Strade, pascoli e coltivazioni interrompono la continuità della vegetazione, isolando i gruppi e rendendo più difficili gli spostamenti e gli accoppiamenti. Proprio per questo, iniziative come il progetto brasiliano Reconecta stanno lavorando per ristabilire collegamenti tra porzioni di foresta separate dalle infrastrutture e ridurre la mortalità degli animali arboricoli, come ponti e corde sospese tra gli alberi ai lati delle strade.

La scoperta arriva in un momento particolarmente delicato, in cui la deforestazione, la perdita di habitat e i cambiamenti climatici stanno mettendo in pericolo numerose specie amazzoniche ancora prima che possano essere studiate e comprese pienamente. Il rischio, quindi, è che alcune di queste possano scomparire ancor prima che la scienza riesca a riconoscerle e a dare loro un nome.

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