
Un rarissimo pangolino cinese (Manis pentadactyla) è stato fotografato per la prima volta nel Nepal orientale, tra le foreste peri-urbane del distretto di Sunsari. Una scoperta importante per i conservazionisti, perché conferma la presenza di questa specie a un passo dall'estinzione in una nuova area del paese ed espande l'areale e siti noti in cui il pangolino è stato documentato ufficialmente. Lo studio, pubblicato sulla rivista Oryx, alimenta quindi le speranze di salvezza per uno degli animali più minacciati del pianeta.
I pangolini sono mammiferi molto particolari: il loro corpo è ricoperto da squame dure di cheratina, la stessa sostanza che forma le nostre unghie. Sono animali solitari, schivi e soprattutto notturni. Passano gran parte del tempo nascosti nelle tane e si nutrono principalmente di formiche e termiti, che catturano con la loro lunga lingua appiccicosa, per questo vengono talvolta anche chiamati "formichieri spinosi".

Tuttavia, i pangolini sono anche tra i mammiferi più trafficati al mondo. Le loro squame vengono ancora utilizzate nella medicina tradizionale in alcuni paesi asiatici, anche se non esistono prove scientifiche della loro efficacia. Anche la carne è molto richiesta nel commercio illegale. A questo si aggiunge la perdita delle foreste in cui vivono, che riduce sempre di più il loro habitat naturale. Tutte le specie viventi – tra Africa e Asia – sono perciò in pericolo di estinzione: Manis pentadactyla è considerata "In pericolo critico (CR)" nella Lista Rossa IUCN.
In Nepal il pangolino cinese è protetto dalla legge, ma difendere una specie così rara e difficile da osservare non è affatto semplice. Gli scienziati, infatti, hanno innanzitutto bisogno di sapere dove vive per poterla proteggere in modo efficace. Fino a poco tempo fa, però, nel distretto di Sunsari esistevano soltanto prove indirette come impronte, tane e racconti di abitanti del posto, perciò i ricercatori hanno organizzato una spedizione nel gennaio 2025 nella foresta di Panchakanya, un piccolo bosco urbano considerato sacro dalle comunità hindu e kirat della zona.

Gli studiosi hanno cercato segni di presenza come tane, tracce e aree di alimentazione. Quando li hanno individuati, hanno installato due fototrappole e la conferma è arrivata quasi subito. Già la seconda notte le videocamere hanno registrato due brevi video di un pangolino maschio, ripreso due volte nel giro di pochi minuti intorno alle 22:00. Secondo gli autori, si trattava quasi certamente dello stesso individuo. Non è però ancora possibile provare a stimare quanti individui vivano in questa regione.
La scoperta resta comunque molto importante anche per un altro motivo: dimostra quanto le aree protette dalle comunità locali possano avere un ruolo fondamentale nella conservazione della biodiversità. La foresta sacra di Panchakanya, pur essendo circondata dallo sviluppo urbano, è riuscita infatti a offrire rifugio a una delle specie più rare e minacciate di tutta l'Asia. Per gli scienziati, unire le tradizioni culturali locali alla tutela della natura potrebbe perciò diventare uno strumento decisivo per proteggere animali rari e minacciati prima che sia troppo tardi.