
Un incontro durato pochi istanti, ma sufficiente per suscitare l'entusiasmo di ricercatori e appassionati di natura. Nella mattinata dell'11 giugno 2026 un capovaccaio, uno degli uccelli più rari e minacciati d'Italia, è stato avvistato nei cieli sopra il Dipartimento di Bioscienze e Territorio dell'Università del Molise, a Pesche, in provincia di Isernia. A osservarlo e fotografarlo è stato Michele Innangi, ricercatore in ecologia dell'ateneo molisano, che si è trovato nel posto giusto al momento giusto.
"Ieri mattina per puro caso mi sono affacciato dal balcone dell'università, dove ha sede il Dipartimento di Bioscienze e Territorio. Ho guardato sopra la serra, poiché dal balcone mi affaccio e vedo la serra dell'università, e ho beccato il capovaccaio", racconta a Fanpage.it Innangi. "Inizialmente ho visto il pattern di colori bianco-nero, pensavo fosse una cicogna, poi ho capito chiaramente che non era affatto una cicogna".
Il tempo di prendere il cellulare e scattare una fotografia al volo e il piccolo avvoltoio era però già sparito dietro gli edifici. "Mi sono fiondato fuori dall'università alla sua ricerca, ma non l'ho più visto. Tutti i colleghi di zoologia sono impazziti, sono usciti fuori tutti e sono stati in giro per molto tempo per cercare di vederlo, ma nessuno è riuscito più a beccarlo", aggiunge il ricercatore.

L'avvistamento è particolarmente significativo perché il capovaccaio (Neophron percnopterus), il più piccolo avvoltoio europeo, è una delle specie più minacciate presenti nel Vecchio Continente. In Italia, in particolare, è classificato come "In pericolo critico (CR)" nella Lista Rossa IUCN nazionale, la categoria immediatamente precedente all'estinzione. La sua roccaforte è la Spagna, che da sola ospita circa l'80% della popolazione nidificante d'Europa.
Questo piccolo avvoltoio è un migratore transahariano e trascorre l'inverno nell'Africa subsahariana, soprattutto tra Mali e Niger, per poi tornare a riprodursi qui in Europa e in alcune aree dell'Asia in primavera. Un tempo era diffuso in gran parte della penisola italiana, dalla Sicilia fino agli Appennini e alle Alpi Marittime. Oggi, però, la sua situazione è decisamente molto diversa e, come detto, piuttosto critica.

La popolazione italiana ha infatti subito un declino drammatico negli ultimi decenni. Dalle circa 70 coppie nidificanti stimate all'inizio degli anni Settanta si è passati ad appena una decina negli ultimi anni, con una riduzione di quasi il 90%. Attualmente la maggior parte delle coppie che si riproducono nel nostro Paese è concentrata in Sicilia, mentre il nido peninsulare più settentrionale conosciuto si trova in Basilicata.
Il declino della specie, iniziato più o meno negli anni Sessanta, ha portato alla sua rapida scomparsa praticamente in tutte le regioni del Centro-Nord fino alla Campania. Per questo motivo l'osservazione di un individuo in Molise assume un valore potenzialmente molto importante da un punto di vista conservazionistico: si tratta infatti di un'area che oggi si trova molto al di fuori dell'attuale distribuzione della specie come nidificante.

È probabile che l'individuo osservato fosse un non riproduttore che gira molto e in maniera irregolare, non avendo un nido a tenero "bloccato" in un determinato territorio, un fenomeno noto anche come "erratismo". In alternativa, potrebbe anche trattarsi di un migratore in ritardo ancora in viaggio verso nord. In ogni caso, la sua presenza suggerisce che l'Appennino può ancora rappresentare un'area importante per questa specie così rara e localizzata.
L'avvistamento arriva inoltre in un momento in cui si registrano alcuni timidi segnali positivi per il futuro del capovaccaio. Nel giugno del 2025, per esempio, una coppia è riuscita a portare a termine con successo la nidificazione nel Parco delle Madonie, in Sicilia, un evento che non si verificava da quasi mezzo secolo. Anche in Sardegna, nel Parco Regionale di Porto Conte, la specie è riuscita a nidificare per la prima volta con con successo a partire dal 2019.
Per Michele Innangi, comunque, resta soprattutto il ricordo di un incontro inatteso ed emozionante, che difficilmente potrà ripetersi in questo modo. "Io sono più un botanico, però gli occhi al cielo li ho sempre. So che non ci sono molti avvistamenti per la specie in Molise, mi pare però che venne recuperato un individuo in difficoltà qualche anno fa. Devo perciò ammetterlo, ho avuto un gran bel colpo di fortuna", conclude il ricercatore.