
In Croazia si lavora per riportare nel Paese uno degli uccelli più imponenti d'Europa: l'avvoltoio monaco. Il grande rapace necrofago, scomparso come nidificante ormai da decenni, potrebbe presto tornare a riprodursi lungo la costa adriatica grazie a un nuovo progetto di reintroduzione promosso dall'associazione croata BIOM e sostenuto dal progetto europeo LIFE Rhodope Vulture, che ha già l'obiettivo di favorire il ritorno della specie in Bulgaria e Grecia.
L'iniziativa è ancora nelle sue fasi iniziali, ma rappresenta un passo importante per la conservazione di una specie ancora rara e profondamente simbolica, sparita dalla Croazia e da buona parte d'Europa a causa di persecuzioni dirette, scarsità di grandi erbivori e avvelenamenti.
L'avvoltoio monaco, il più grande rapace d'Europa

L'avvoltoio monaco (Aegypius monachus) è il più grande rapace europeo. Può superare i 3 metri di apertura alare e pesare fino a 12 chili. A differenza di aquile e falchi, come tutti gli avvoltoi non caccia prede vive e si nutre esclusivamente di animali morti, svolgendo quindi un ruolo ecologico fondamentale. Gli avvoltoi, infatti, aiutano a "ripulire" l’ambiente limitando la diffusione di malattie e accelerando il riciclo della materia organica.
Un tempo la specie era presente anche nei Balcani, ma nel corso del Novecento è progressivamente scomparsa da molte aree europee, Italia inclusa. Oggi le popolazioni più importanti si trovano in Spagna, che ospita la maggior parte degli individui europei, ma piccoli nuclei riproduttivi sono presenti anche in Francia, Grecia e Bulgaria. Negli ultimi anni, infatti, diversi programmi di conservazione hanno favorito il ritorno della specie in alcune regioni dove era localmente estinta, come i Pirenei francesi e i monti Rodopi al confine Grecia-Bulgaria.
Negli ultimi anni, l'avvoltoio monaco ha ricominciato a farsi vedere anche sulle Alpi Italiane, con diverse segnalazioni di giovani in dispersione o individui in difficoltà recuperati dai CRAS. Arrivano molto spesso dalla Francia e questo può far sperare in un ritorno della specie anche nel nostro Paese.
Il ritorno dell'avvoltoio monaco in Croazia

Per capire se la Croazia possa davvero ospitare nuovamente questi grandi avvoltoi, lo scorso marzo si è svolto a Zagabria un incontro tra esperti, enti pubblici e associazioni ambientaliste. Durante il workshop sono state analizzate soprattutto le aree più adatte a una possibile reintroduzione. Secondo i ricercatori, la regione del Quarnaro, al confine con la Slovenia, sarebbe la più promettente.
In particolare, l'isola di Cres, il massiccio dell'Učka e l'isola di Sveti Grgur conservano habitat considerati favorevoli alla specie e ospitavano storicamente siti di nidificazione. Inoltre, in queste zone esistono già infrastrutture utilizzate per la conservazione del grifone (Gyps fulvus), un altro grande avvoltoio presente lungo la costa adriatica croata e reintrodotto con successo anche qui in Italia, in particolare in Sicilia, Friuli-Venezia Giulia e Abruzzo.
La Croazia, infatti, ospita una delle più importanti popolazioni di grifone dell'Adriatico e la presenza di un altro grande necrofago lascia sperare che il territorio possa offrire abbastanza cibo e condizioni adatte anche all'avvoltoio monaco.
Cosa prevede il piano per la reintroduzione della specie

Il progetto prevede in futuro il rilascio di individui provenienti da popolazioni europee già stabili, probabilmente dalla Spagna, insieme a interventi di gestione dell'habitat e monitoraggio costante degli avvoltoi liberati. Operazioni di questo tipo richiedono però diversi anni di lavoro: gli uccelli devono adattarsi al territorio, trovare cibo, evitare i pericoli creati dalle attività umane e, soprattutto, riuscire a riprodursi, cosa che gli avvoltoi impiegano diversi anni a fare.
Gli avvoltoi europei – oltre al grifone e al monaco ci sono anche il gipeto (Gypaetus barbatus) e il capovaccaio (Neophron percnopterus) – sono tra le specie in maggiore difficoltà in tutto il mondo. Tra le principali minacce ci sono ancora oggi il veleno usato illegalmente contro i predatori, le collisioni con infrastrutture elettriche e la riduzione degli grandi mammiferi erbivori di cui si nutrono, inclusi gli animali allevati all'aperto. Per questo i programmi di reintroduzione non si limitano a liberare animali, ma cercano anche di rendere il territorio più sicuro.
Se il progetto avrà successo, la Croazia potrebbe però contribuire all'espansione europea di uno dei rapaci più rari e spettacolari del nostro continente, riportando nei cieli dei Balcani una specie scomparsa da generazioni e che forse presto potremo tornare a vedere stabilmente anche qui. Sono in corso studi di fattibilità per il ritorno della specie anche in Italia.