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25 Settembre 2026
12:53

Ogni gatto ha una “carta d’identità” nell’urina: così i piccoli felini si riconoscono a vicenda

Ogni gatto ha una propria “firma” olfattiva: 13 acidi grassi presenti nell’urina ne rendono riconoscibile l’identità. Una scoperta che ci ricorda quanto sia importante considerare ogni animale nella sua unicità.

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Da tempo nello studio dell'etologia degli animali in generale si insegna quanto anche gli altri animali, e non solo l'essere umano, siano dotati di cognizioni ed emozioni e come ogni individuo abbia la propria personalità. La ricerca sui cani, soprattutto, negli ultimi 30 anni è diventata sempre più accurata e ha fatto chiaramente emergere queste caratteristiche nell'interpretazione del comportamento del "miglior amico dell'uomo". Ma c'è un altro animale che è ancora più presente nelle case degli italiani rispetto ai cani e di cui finalmente si sta scoprendo sempre di più: il gatto.

Ora uno studio ha reso noto che i piccoli felini domestici attraverso l'urina producono una sorta di carta d'identità chimica particolarmente resistente, composta da 13 acidi grassi a catena ramificata (BFA, "Branched-chain Fatty Acids"). E' come se attraverso le marcature ogni singolo soggetto lasciasse il suo biglietto da visita: gli odori emessi, praticamente, raccontano chi è, la sua esperienza di vita, lo stato in cui si trova e descrive ai conspecifici in questo modo la loro personalità.

"In questo studio dimostriamo che i gatti domestici raggiungono un'individualità chimica duratura", scrivono gli esperti che hanno trovato la correlazione tra i 13 composti e delle gocce di grasso presenti a livello renale: una combinazione che, secondo quanto emerso, potrebbe rappresentare un sistema di riconoscimento olfattivo condiviso da tutta la famiglia dei felini.

Per raggiungere questi risultati il team di ricerca, guidato dall'Università di Iwate in Giappone e composto da esperti provenienti anche dalla Germania e dalla Spagna, hanno osservato il comportamento dei piccoli felini sottoposti ai test. Prima di tutto si sono accertati del fatto che gli animali fossero in grado di distinguere l'urina di individui diversi e sono riusciti a discriminare questo comportamento verificando che i mici quando venivano in contatto ripetutamente con lo stesso campione di urina, dedicavano meno tempo ad esaminarlo. Quando però veniva introdotta l'urina di un gatto diverso, il loro interesse aumentava e trascorrevano più tempo ad annusarla. Questo approccio è stato monitorato per molto tempo, in modo da determinare che anche dopo il passaggio di mesi gli animali mantenevano il ricordo olfattivo degli odori già annusati.

I ricercatori poi hanno anche verificato che i gatti sono effettivamente in grado di distinguere proprio i profili diversi di BFA. Hanno infatti modificato artificialmente questa componente dell'urina e i mici hanno ricominciato ad annusare i campioni con maggiore interesse. In pratica, il loro comportamento è cambiato quando è cambiata la “firma”.

Calato nella quotidianità di chi vive con un gatto, questo tipo di ricerche ci dicono quanto sia importante riconoscere negli animali la loro singolarità come individui, ovvero ricordarci sempre che le generalizzazioni legate al comportamento sono utili ma che vanno sempre calate sul soggetto con cui poi si instaura una relazione. Ancora più importante, poi, per chi vive con più mici: uno studio così ci sta dicendo che la comunicazione olfattiva è fondamentale e ci insegna a comprendere un linguaggio per noi umani completamente avulso dal nostro modo di interagire tanto tra di noi quanto con gli altri animali.

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