
A dare la notizia della morte di Alan e Larry, i due macachi del progetto di ricerca LightUp dell'Università di Parma, è stata la LAV. "Oggi, in udienza, l’avvocatura dello Stato ha annunciato che Alan e Larry sono stati uccisi, al termine di una ‘vita' spesa dietro le sbarre del laboratorio".
L'udienza cui far riferimento il comunicato dell'associazione è quella che si è svolta al Tar Lazio per l'ennesimo dibattimento che riguarda una vicenda che va avanti dal 2019, anno in cui emerge la storia di questi due esemplari e di altri 4, utilizzati nei laboratori universitari di Torino e Parma, appunto, per uno studio del sistema visivo dei primati attraverso sperimentazione su animali vivi, reputato necessario per indagare i meccanismi neurologici coinvolti e contribuire allo sviluppo di possibili trattamenti per uso umano.
Alan e Larry, in particolare, erano diventati il simbolo della sofferenza causata ai primati e le associazioni di protezione animale da anni sostengono che la ricerca comporta sofferenze gravi agli animali coinvolti e che è necessario cercare alternative alla sperimentazione.
"Il progetto di sperimentazione, della durata di 5 anni, nonostante continue richieste di LAV al Ministero e al Consiglio Superiore di Sanità (ente chiamato ad esprimersi in merito all’uso di specie particolarmente protette dalla Legge, quali cani e primati) nonché le indicazioni contrarie alla prosecuzione del progetto espresse da esperti scientifici operanti nel settore – sottolineano dalla Lega – era stato rinnovato per altri 3 anni con scadenza nel 2027, rinnovo al quale LAV si è opposta fin da subito ricorrendo al Tar Lazio. Parallelamente, ed a tutela degli animali coinvolti, LAV ha inoltre ricorso al Consiglio di Stato con un giudizio in ottemperanza, per far rispettare quanto prescritto in merito al monitoraggio delle condizioni di stress di Alan e Larry".
Anche Oipa è intervenuta rispetto alla notizia della morte dei primati, sottolineando che "a nulla sono serviti gli appelli di associazioni e cittadini e i cortei – che hanno anche la partecipazione di migliaia di persone, tra cui anche i volontari dell’OIPA – per chiedere alle istituzioni il passaggio a metodi alternativi alla sperimentazione animale e la liberazione dei due macachi, che nel tempo sarebbero stati operati più volte al cranio e al cervello, sottoposti a impianti e procedure che ne avrebbero compromesso gravemente la vista e le condizioni di vita".
La vicenda processuale di questo caso, come accennavamo, va avanti appunto dal gennaio 2020, quando il Consiglio di Stato sospese cautelativamente le attività del progetto, chiedendo ulteriori verifiche sulla necessità di utilizzare primati vivi e sull’assenza di alternative scientificamente adeguate. Sempre il Consiglio di Stato intervenne poi nell’ottobre dello stesso anno, disponendo una verifica approfondita sulla giustificazione scientifica della ricerca e sulla effettiva efficacia dei risultati relativamente agli esseri umani.
A inizio 2021, però, il destino dei sei macachi fu segnato definitivamente con il via libera alla prosecuzione del progetto. L’Università di Parma presentò la decisione come una conferma della validità dell’autorizzazione ministeriale e della conformità del progetto alle norme vigenti. Nel 2025 il Ministero della Salute aveva prorogato di tre anni l’autorizzazione alla sperimentazione, con scadenza nel 2027. La LAV ha impugnato il rinnovo davanti al Tribunale amministrativo regionale del Lazio, chiedendo che fosse dichiarato illegittimo e l'udienza in cui si è venuto a sapere della morte dei due esemplari rientra in questo ultimo contenzioso.
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