
Ci sono alcune notizie tragiche, tipicamente casi di cronaca nera, che nonostante vi siano elementi certi come l'esito delle autopsie e le indagini chiuse con sentenza poi di un giudice che accerta come sono andate le cose rimangono nel limbo del dubbio da parte di molte persone. Quando si tratta di cani che per il loro comportamento aggressivo uccidono una persona, l'opinione pubblica si spacca tra chi mette al bando determinate tipologie soprattutto e chi preferisce estremizzare polemicamente, e non cum grano salis, riversando le colpe sulle persone coinvolte. Se poi c'è un minore di mezzo, la tragicità dell'evento perde i contorni e emergono opinioni che poco hanno a che fare con la verità e, soprattutto, con una necessaria riflessione rispetto alle reali responsabilità.
Il Tribunale di Nola ha proceduto all'archiviazione delle accuse nei confronti del padre della bimba di Acerra morta a causa del comportamento aggressivo di Tyson, il Pitbull di famiglia. La piccola, di soli 9 mesi, dormiva accanto all'uomo quando era stata raggiunta dall'animale che ne aveva causato la morte. Su Kodami avevamo raggiunto il professore Orlando Paciello, medico veterinario forense, che ci aveva spiegato gli esiti dell'autopsia già tempo fa, chiarendo perfettamente il lato etologico di quanto accaduto.
Avevamo provato così a spiegare ai nostri lettori la dinamica della notte tra il 15 e il 16 febbraio 2025, al di là della ridda di ipotesi che si era scatenata all'indomani della tragedia, soprattutto a causa dell'onda emotiva causata soprattutto da un battage informativo scorretto, passato anche sulle reti televisive nazionali con fughe di notizie date senza essere verificate. In quei giorni, sui social, alcune persone "vicine agli animali" si erano lasciate andare a commenti molto pesanti nei confronti dell'uomo, attribuendogli addirittura il ruolo di "vero autore" di quanto accaduto e indicando il cane come capro espiatorio. Gli elementi per gettare fango sul padre della bambina, del resto, aumentavano di giorno in giorno: aveva fatto uso di droghe, il pigiama della piccola era stato gettato nei rifiuti, i parenti avevano pulito la casa e così via. E c'era così anche chi condivideva un "santino" del cane parlante in cui gli facevano dire di non "avere colpe" e di aver anzi provato a salvare la bambina dalla furia del padre.
Lì dove, come già accennato, avevamo chiarito in tempi precedenti all'attuale decisione del giudice che non vi erano dubbi sul fatto che il comportamento di Tyson avesse portato alla morte della bimba, ora è tempo di tirare le somme rispetto alla necessità di continuare a ribadire che c'è un aspetto solo, in particolare, su cui ancora insistere. Come spesso abbiamo scritto, i cani non hanno una responsabilità diretta in casi come questi, o almeno non così come noi la intendiamo attribuendola ad un essere umano. Da indagare sono le persone, certamente, ma con la cura e la necessaria delicatezza che merita una situazione del genere, in cui una vita umana viene strappata via a causa di quello che il giudice ha definito un attacco "improvviso e imprevedibile" e una famiglia viene distrutta dal dolore di una perdita così grande.
E' sulla corretta convivenza con un cane, in particolare con un Terrier di tipo Bull, che bisogna riflettere e ci vuole calma e razionalità per poterne parlare con cognizione di causa. Il "problema" dei Pitbull non solo i Pitbull, ma un'assenza di conoscenza della specie in quanto tale e la mancanza di riflessioni serie sulla cosiddetta "proprietà responsabile". In questo caso, se ci limitiamo a riportare le parole del giudice rispetto all'imprevedibilità dell'attacco, andiamo distanti dal voler invece trasferire la necessità di un approccio con l'adozione o l'acquisto di un cane che deve avvenire solo dopo aver compreso bene le motivazioni di ogni singolo soggetto, che possono essere comprese attraverso l'approfondimento della razza e con una costante attenzione poi all'evoluzione del carattere dell'animale.
La personalità, e di conseguenza ciò che deciderà di fare un cane, è il frutto di una combinazione di elementi che includono la genetica, il contesto in cui vive, le relazioni che ha e soprattutto il legame che si forma con la persona di riferimento. Da tempo, ormai, l'etologia canina è una scienza in continuo movimento, nel senso che ci sono sempre più studi ed esperti del campo che spingono perché si comprenda che un cane è un soggetto dotato di emozioni e cognizioni. Ma ancora, troppe volte, soprattutto cani come i Pit entrano a far parte delle famiglie come "status symbol" e non certo come membri della famiglia. Ma c'è anche un altro risvolto, ovvero il trattare i cani come eterni bambini, senza mai fornirgli le giuste indicazioni per una crescita equilibrata e non curandone l'appagamento, ovvero la possibilità da parte dell'animale di seguire le sue vocazioni.
Tutto questo ha a che fare anche con la tragedia di Acerra, perché un cane che riesce ad esprimere tutte le sue motivazioni, inclusa la predatoria, non compierà in linea di massima un comportamento imprevedibile. Un cane appagato, non ci stancheremo mai di usare questo termine, è un cane felice e che trova nel contesto familiare il suo posto nel mondo. Su questo dovremmo riflettere quando accadono eventi come quello che oggi mette un punto alla vicenda dalla prospettiva giudiziaria ma che non chiude il cerchio rispetto all'alta probabilità che potremmo riparlare di casi simili in futuro se non si parte da un altro presupposto nella gestione delle adozioni e degli acquisti di cani.
Che sia un Barboncino o un Amstaff, è ora che si intervenga per far sì che le persone siano davvero consapevoli di quanta dedizione e quanto tempo ci vuole per accogliere davvero un cane in famiglia: tutti i cani mordono, dal Pitbull al Golden Retriever e gli ultimi casi ci dicono solo una cosa: obbligo di adozione responsabile. Perché se si parla solo di Pitbull poi c'è un'altra verità che viene taciuta: il destino di molti di loro che quando diventano "ingestibili" vengono abbandonati a una vita dentro a un box fino a che non arriva la morte.
E se invece poco si parla di cani da compagnia e tipicamente di quelli di taglia minuscola è solo perché i loro morsi, espressione mediamente di una frustrazione dovuta dall'essere trattati come oggetti, ovviamente non sono dannosi quanto quelli di altre tipologie (molossoidi e pastori compresi). Ma tutti questi cani, appunto di qualsiasi razza si parli, si trasformano in buona sostanza in pupazzi a nostro uso e consumo ed è a loro che bisogna anche pensare quando eventi di cronaca ci raccontano, in buona sostanza, solo una cosa: siamo comunque e sempre solo noi gli unici colpevoli e non certo degli animali che sin dalla notte dei tempi hanno scelto di convivere con quella strana specie chiamata "uomo".