
Se si va a visitare il Parco archeologico di Pompei c'è una "chicca" di cui pochi sanno dell'esistenza. All'interno del museo che si trova nel sito ci sono dei pezzi di muro su cui si possono vedere i disegni dei bambini fatti prima dell'eruzione del 79 d.C. Le piccole mani avevano inciso per sempre ciò che attirava la loro attenzione e accendeva la loro fantasia: le lotte tra i gladiatori e gli animali esotici che i romani importavano dalle lontane terre africane.
Il commercio di specie come i leoni, in particolare, era un'attività complessa all'epoca dell'impero romano e oggi uno studio ha analizzato gli ambiti giuridici degli spettacoli in cui si esponevano gli animali secondo l'approfondimento di alcune leggi del tardo impero, in particolare due costituzioni imperiali del Codice Teodosiano.
Caccia e traffico di animali: i regolamenti dell'Antica Roma in una nuova ricerca
La ricerca, pubblicata sulla Revista General de Derecho Romano, offre nuove prospettive sull'intrattenimento nell'antica Roma, mettendo in luce come e quanto la caccia e il traffico degli animali selvatici fosse una prerogativa dei romani, tanto che secondo l'autrice, la professoressa Rosa M. Carreño Sánchez dell'Istituto di Studi Classici su Società e Politica “Lucio Anneo Seneca” dell'Università Carlo III di Madrid, vi era un monopolio imperiale sulla caccia al leone e rigidi protocolli per la sicurezza e l'incolumità durante i trasporti.
"Nella tarda antichità, di fronte alla crescente scarsità di grandi felini, venne istituito un monopolio statale sui leoni per garantire l'approvvigionamento di animali per gli spettacoli dell'imperatore e per impedire la concorrenza di privati: in altre parole, tutti i leoni appartenevano all'imperatore", ha spiegato l'autrice dello studio tanto che l'esercito disponeva di unità altamente specializzate, come i soldati ad leones, gli ursuarii o i vestigiatores, dedicate alla ricerca, alla cattura e alla custodia degli animali lungo i confini dell'Impero romano.
L'analisi dei regolamenti ha permesso di scoprire come la caccia e il trasporto di animali esotici per gli spettacoli pubblici fossero integrati nell'apparato dello stato imperiale in un'epoca in cui però questo tipo di eventi cominciavano a essere messi in discussione. A differenza dei combattimenti gladiatori però, che si estinsero gradualmente a causa della condanna morale del cristianesimo e degli alti costi organizzativi, le venationes sopravvissero per secoli, diventando simboli del dominio umano sulla natura e della grandezza del potere imperiale. Un esempio di quanto questi spettacoli attirassero la popolazione è il colossale anfiteatro di Italica, a Siviglia: era uno dei più grandi dell'impero, capace di ospitare ogni genere di spettacolo gladiatorio in una città di appena 8.000 abitanti.
Dallo studio delle leggi dell'epoca, ciò che emerge è che dalla caccia al trasporto degli animali selvatici tutto era regolato con estrema precisione a fronte di un vero e proprio comparto che dava lavoro a molte persone ma a fronte anche di notevoli difficoltà logistiche ed economiche. Le province erano tenute a fornire personale per il trasporto a spese delle casse locali, il ché poteva portare a pratiche fraudolente, in particolare ritardi ingiustificati che in realtà si trasformavano anche nello sfruttamento illecito degli animali per spettacoli privati non autorizzati. Per arginare questi abusi, l'amministrazione imperiale imponeva severe multe in oro ai comandanti militari che venivano giudicati colpevoli di inadempienze o di vere e proprie truffe ai danni dell'impero.
Cosa succede nel tardo impero: animali esotici sempre più rari e nuove abitudini
Nel tardo impero romano, ovvero intorno al IV-V secolo d.C., gli animali usati nelle arene diventarono sempre più rari e meno esotici a causa della crisi economica, della frammentazione dei confini ma anche proprio per l'esaurimento della fauna in molte province. Oltre ai leoni negli spettacoli chiamati anche damnatio ad bestias erano coinvolti leopardi e orsi come specie selvatiche che facevano più presa sul pubblico, mentre per i vari spettacoli venivano utilizzati anche cinghiali, tori e cervi nelle rappresentazioni meno sfarzose o per spettacoli circensi periferici. Non mancavano i cani da combattimento, i cosiddetti "canes pugnaces" che venivano usati per combattimenti tra di loro o con esseri umani.
Gli animali non venivano usati solo per i combattimenti all'ultimo sangue, ma erano i protagonisti di veri e propri spettacoli coreografici, esecuzioni pubbliche e rappresentazioni venatorie. Il complesso programma delle esibizioni prevedeva infatti varie esibizioni in cui i protagonisti principali erano gli animali. Tra queste le più note erano le Venationes, ovvero le cacce simulate: le arene venivano allestite con scenografie che ricordavano i paesaggi naturali ed esotici da cui provenivano le "fiere" e la sfida si svolgeva tra i venatores e animali come leoni, orsi e leopardi che venivano affrontati con lance e gladi. Gli animali come cervi, cinghiali e anche struzzi venivano invece cacciati in gruppi, costretti a cercare una via di fuga che non avevano per un tempo sufficiente a far "divertire" il pubblico prima di essere sterminati. Altro spettacolo molto seguito era quello dei combattimenti tra specie diverse. Ad esempio si facevano entrare nell'arena un toro e un orso, spesso legati alla stessa corda, e si guardava gli animali scontrarsi. Stessa cosa accadeva anche con l'obbligato confronto tra altre specie come leone contro tigre e gli scontri tra i grandi felini erano tra i più richiesti.
Poi c'erano le condanne a morte: le persone venivano legate a dei pali o anche lasciate senza difese all'interno dell'area dello spettacolo. Gli animali che "entravano in scena" avevano alle spalle giorni di digiuno ed erano aizzati contro i condannati dal persona dell'arena che li spingeva verso i morituri con tizzoni ardenti e pungoli per farli avanzare verso coloro che sarebbero diventati il pasto del giorno.
Nel tardo impero, periodo in cui si concentra la ricerca che ha analizzato l'aspetto giuridico della gestione degli animali selvatici all'epoca, si posero le basi anche per l'addestramento circense che ancora oggi, purtroppo, vediamo nei circhi di tutto il mondo in cui si sfruttano le altre specie a fini commerciali. Proprio la scarsità di animali dovuta, come detto sopra, all'eccessivo commercio portò alla trasformazione degli spettacoli in eventi in cui, ad esempio, leoni e tigri venivano fatti cavalcare da scimmie e il tutto era finalizzato a mantenere gli esemplari in vita per sfruttarli più a lungo possibile. Tra le varie specie non si possono dimenticare gli elefanti, sottoposti a ogni tipo di vessazione e trasformati in macchine da soldi per catturare il pubblico, ad esempio facendogli scrivere qualcosa sulla sabbia o facendoli camminare su delle corde tese. A quest'epoca risale anche il fenomeno degli "orsi ballerini", in realtà mutuato dall'antica Grecia.