
Seguire le migrazioni degli uccelli più piccoli è una delle sfide più difficili per gli ornitologi. I trasmettitori GPS utilizzati per gli uccelli di dimensioni maggiori, infatti, sono spesso troppo pesanti per i piccoli passeriformi. Fortunatamente, negli ultimi anni gli scienziati hanno sviluppato dispositivi grandi poco più di una caramella, capaci di registrare il viaggio senza trasmettere continuamente la loro posizione e, soprattutto, senza interferire con il volo e il comportamento degli animali.
Grazie a questi minuscoli "zainetti" gli scienziati stanno così svelando rotte, comportamenti e segreti anche inaspettati che solo fino a pochi anni fa sarebbe stato impossibile ricostruire solo con l'osservazione diretta o con l'inanellamento, ovvero la marcatura individuale degli uccelli attraverso un piccolo anellino applicato alla zampa.
Un esempio molto concreto delle potenzialità di questi strumenti è stato recentemente pubblicato sulla rivista Movement Ecology, che ha permesso di ricostruire per la prima volta la migrazione della dendroica del mitro (Setophaga coronata coronata), la sottospecie settentrionale della dendroica coronata, un piccolo passeriforme che nidifica nelle foreste boreali del Nord America: i risultati mostrano un comportamento migratorio completamente diverso da quello ipotizzato fino a oggi.
Uno "zainetto" per seguire un viaggio lungo migliaia di chilometri

La ricercatrice e prima autrice dello studio Stephanie Szarmach ha raccontato su The Conversation come funziona questa tecnica di studio. Una volta catturati gli uccelli attraverso le classiche reti di inanellamento, il piccolo geolocalizzatore viene installato sul dorso dell'animale grazie a una sottile imbracatura molto simile a uno zainetto. Il tag utilizzato è un geolocalizzatore multisensore. Oltre alla luce, misura infatti anche la pressione atmosferica e altri parametri utili a ricostruire gli spostamenti.
Non invia i dati via satellite: li conserva nella propria memoria e proprio per questo l'uccello deve essere ricatturato per poter scaricare tutti i dati. I primi geolocalizzatori basati sulla luce avevano già aperto una finestra sulle migrazioni dei piccoli passeriformi. Misurando l'orario dell'alba e del tramonto è possibile stimare la posizione dell'animale, ma con margini di errore anche molto ampi.

I nuovi dispositivi sfruttano invece anche la pressione atmosferica. Durante il volo la pressione diminuisce rapidamente, mentre quando l'uccello si ferma permette di ricavare informazioni sull'altitudine. Incrociando tutti questi dati con quelli meteorologici è quindi possibile restringere molto di più l'area in cui si trova l'animale.
La rotta che nessuno si aspettava

I ricercatori hanno utilizzato questi dispositivi per studiare diversi individui che nidificano nei dintorni di Anchorage, in Alaska. L'ipotesi più logica e intuitiva era che, durante la migrazione autunnale, gli uccelli seguissero una rotta relativamente breve e diretta verso la costa pacifica, arrivando fino alla California. Tuttavia, è successo esattamente il contrario.
Le dendroiche monitorate hanno volato verso est attraverso le foreste del Canada, per poi dirigersi a sud fino alla costa del Golfo del Messico. Un percorso molto più lungo e tortuoso di quello atteso: circa 10.900 chilometri tra andata e ritorno. La scoperta è coerente con il comportamento osservato già in altre specie di migratori del Nord America: queste rotte apparentemente tortuose potrebbero essere il risultato della lunga storia evolutiva di queste popolazioni.
Durante le grandi glaciazioni, le foreste e gli habitat disponibili per questi uccelli cambiarono profondamente. Quando poi i ghiacci si ritirarono, le foreste si espansero nuovamente verso nord e verso ovest e gli uccelli le le hanno seguite, estendendo progressivamente anche i propri areali riproduttivi. Le rotte migratorie potrebbero aver conservato, almeno in parte, le tracce di questa antica espansione nel DNA. Semplificando un po', significa gli uccelli potrebbero continuare a seguire percorsi ormai impressi nella loro memoria evolutiva, anche se oggi quelle condizioni ambientali non esistono più e probabilmente quelle rotte non sono le più convenienti.
Capire dove vanno per proteggerli meglio

Conoscere con maggiore precisione la rotta migratoria di una specie non è solo una curiosità ornitologica. Significa capire dove gli uccelli si fermano, dove trascorrono l'inverno e quali pericoli incontrano lungo il percorso. I dati raccolti dai geolocalizzatori possono infatti aiutare a individuare le aree più importanti da proteggere. La pressione atmosferica permette invece di stimare anche l'altitudine dei voli, un'informazione importante per valutare il rischio di collisione con edifici, pale eoliche e altre strutture artificiali.
Ogni piccolo zainetto, dunque, può raccontare una parte di un viaggio che altrimenti rimarrebbe praticamente invisibile. E, come mostra questo studio, può anche rivelare che una migrazione che sembrava semplice, nota e prevedibile è in realtà molto più complessa e intricata di quanto avessimo immaginato.