
L'orsa Nina sta bene, ha superato anche la sua prima estate in alta montagna e si prepara ora ad affrontare il secondo inverno in natura. A quasi un anno dal rilascio, avvenuto nel dicembre 2025, arrivano notizie incoraggianti dal Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise: la giovane femmina di orso bruno marsicano continua a vivere libera, lontana dalle persone, alimentandosi autonomamente e mostrando tutti quei comportamenti che i ricercatori speravano di osservare dopo la sua difficile storia.
A raccontare come sta procedendo la sua vita selvatica è stato lo stesso Parco, che continua a seguirne gli spostamenti attraverso un radiocollare e il lavoro sul campo dei guardiaparco. Nina ha attraversato senza particolari problemi anche la torrida estate del 2026, trovando nell'ambiente naturale tutte le risorse necessarie per sopravvivere. Durante i mesi più caldi ha frequentato soprattutto zone di alta montagna, mantenendo un comportamento particolarmente schivo e riservato. A un certo punto dell'estate ha anche cambiato completamente area.
Ora, con l'arrivo dell'autunno, Nina trascorre gran parte del tempo alla ricerca di cibo, proprio come gli altri orsi. È la fase dell'iperfagia, durante la quale gli orsi mangiano di più per accumulare le riserve energetiche necessarie ad affrontare il lungo periodo dell'ibernazione. La giovane orsa sta inoltre esplorando alcune aree in quota, forse anche alla ricerca di una tana in cui trascorrere i mesi invernali.
Per il Parco si tratta di segnali molto positivi, soprattutto considerando che Nina ha dovuto imparare a cavarsela da sola molto prima di quanto sarebbe accaduto in condizioni normali.
La storia di Nina, trovata senza mamma e tornata libera dopo sette mesi
La storia di Nina comincia nel maggio 2025, quando la cucciola di appena quattro o cinque mesi viene avvistata da sola nei pressi di Pizzone, sul versante molisano del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, in provincia di Isernia. Pesa appena tre chili e si aggira pericolosamente vicino alla strada, senza che ci sia traccia della madre. Dopo aver verificato che la mamma non fosse nei dintorni, il personale del Parco decide di recuperarla.
A quell'età, infatti, i piccoli di orso sono ancora completamente dipendenti dalle cure materne e non sono in grado di sopravvivere da soli. Nina viene quindi trasferita in una struttura protetta a Pescasseroli, dove comincia un difficile e delicato percorso di recupero. La priorità è garantirle un'alimentazione adeguata, ma soprattutto evitare che sviluppi un'eccessiva confidenza verso le persone. Gli operatori riducono al minimo i contatti diretti e, una volta completato lo svezzamento, la trasferiscono in un recinto più ampio, immerso nella natura, dove può sviluppare le capacità necessarie alla vita in natura.

Il percorso procede positivamente e, a dicembre 2025, Nina pesa ormai 38 chili. Dopo una visita veterinaria e un'attenta valutazione delle sue condizioni, il Parco decide che è arrivato il momento di restituirle la libertà. Viene quindi rilasciata in un'area poco frequentata, lontana dai centri abitati e con siti potenzialmente adatti allo svernamento. Ed è proprio quello che Nina sta facendo.
Nina sarà fondamentale per il futuro dell'orso bruno marsicano

Il ritorno in natura di Nina rappresenta una speranza importante per la conservazione dell'orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), una sottospecie endemica dell'Appennino centrale e tra le più rare e minacciate al mondo. L'intera popolazione conta infatti appena un'ottantina di individui, come è emerso dall'ultimo censimento effettuato quest'anno. Sono numeri incoraggianti e in crescita, considerando che precedentemente si contavano circa 50-60 orsi, ma ancora insufficienti per considerare la popolazione al sicuro.
Proprio per questo, ogni giovane femmina che riesce a raggiungere l'età adulta e potenzialmente a riprodursi può contribuire in maniera decisiva al futuro dell'orso bruno marsicano in Italia. La sua storia di recupero rappresenta inoltre un importante successo anche per il buon esito del rilascio. Operazioni di questo tipo e con animali così giovani sono estremamente difficili e con un tasso di successo molto alto. Aver restituito un'orsa orfana alla natura è un traguardo di enorme valore.

Naturalmente, il percorso di Nina è ancora lungo e il monitoraggio continuerà. Ma per il Parco il risultato più bello è forse proprio il fatto che la giovane orsa abbia ormai sempre meno bisogno di attenzioni e interventi umani. Come spiegano gli stessi responsabili, l'auspicio è poter raccontare sempre meno la sua storia, perché Nina sta imparando a fare semplicemente ciò che dovrebbe fare ogni orsa: vivere libera, da orsa.
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