
Il guscio delle lumache è una sorta di "macchina del tempo": sul dorso di questi animali sono conservati dei veri e propri dati meteorologici che potrebbero essere utilizzati per mappare anche i cicloni preistorici. E' quanto emerge dalla scoperta fatta da alcuni ricercatori delle Università del Queensland in Australia, di Canterbury in Nuova Zelanda e dell'Idaho negli Usa.
Nello studio appena pubblicato gli esperti hanno analizzato gli anelli presenti sul guscio di una lumaca a bande di Biggenden (Figuladra bayensis), raccolta nel Parco Nazionale di Coalstoun Lakes, nel sud-est del Queensland e morta nell'agosto del 2018. Il motivo delle ricerca è stato quello di svolgere delle indagini sul guscio per trovare delle tracce di elementi atomosferici su di esso, in in modo da capirne l'andamento e poter comprendere come "funzionano" questi fenomeni. "Se riusciamo a trovare conchiglie all'interno di diversi strati di depositi sedimentari, possiamo combinare i singoli ritrovamenti per estendere queste informazioni a periodi ancora più remoti nel tempo", ha chiarito uno degli autori dello studio, il professore Nicholas Patton.
I minuscoli campioni del guscio, prelevati a intervalli millimetrici, hanno infatti rivelato l'età della lumaca, il periodo in cui è vissuta e le condizioni meteorologiche durante il periodo di tempo in cui è stata in vita. Per arrivare a questi dati, gli esperti hanno utilizzato la datazione al radiocarbonio ad alta risoluzione per determinare l'età delle bande di crescita nel guscio. L'animale analizzato ha vissuto per circa 4, 5 anni, nascendo dunque intorno al 2014. La datazione ha fatto sì che gli esperti capissero dagli elementi del guscio che tra il 2015 e il 2017 la crescita era rallentata, attribuendo il fenomeno a due fenomeni atmosferici molto rilevanti: i cicloni Marcia e Debbie avvenuti proprio in quei periodi. "Ciò ha dimostrato che i gusci di lumaca possono essere utilizzati per mappare eventi meteorologici estremi in periodi precedenti all'invenzione delle moderne registrazioni meteorologiche", ha spiegato il professore Jamie Shulmeister, altro autore della ricerca.
La "ricostruzione" della vita di questo singolo esemplare ha valenza rispetto all'ipotesi fatta da parte dei ricercatori che dunque di fronte al ritrovamento di reperti più antichi si possano ricostruire eventi atmosferici avvenuti in epoche remotissime. Se lo stesso metodo potrà essere infatti essere applicato a gusci antichi conservati nei sedimenti, questi potrebbero diventare una sorta di archivio naturale delle precipitazioni estreme del passato, permettendo di studiare eventi meteorologici avvenuti molto prima dell’esistenza delle moderne osservazioni strumentali.
Ciò che dovrebbe arrivarci come principale messaggio quando veniamo a conoscenza di ricerche come questa è il riflesso che studi che avvengono grazie all'osservazione degli animali può avere sulla nostra specie. Molte sono le scoperte di cui poco si parla e di cui invece bisognerebbe avere maggiori informazioni, soprattutto poi quando si tratta di analisi che potrebbero essere funzionali a capire come affrontare il cambiamento climatico. "È stato sorprendente e al tempo stesso entusiasmante scoprire che una semplice lumaca potesse essere uno strumento per ricostruire le traiettorie dei cicloni del passato, persino in epoca preistorica", hanno aggiunto gli autori a commento del loro paper e questa "meraviglia" che esprimono raccoglie proprio il senso dell'importanza di continuare a osservare la natura, senza invaderla o distruggerla, per riuscire a preservarla. Nella consapevolezza che ciò significhi anche tutelare l'essere umano, primo colpevole della pericolosa deriva che stiamo affrontando sul nostro Pianeta.