
"Un vuoto incolmabile". Sono queste le prime parole del post in cui l'istituto Zaccaria, la scuola dei Padri Barnabiti a Milano, ha annunciato sull'account Facebook la morte del pappagallo Kasuko, simbolo e mascotte della storica scuola cattolica paritaria nel capolouogo meneghino.
Kasuko, il cui nome in swahili significa proprio "pappagallo", era un cenerino che aveva raggiunto i 50 anni. Si tratta di un'età che questi animali raggiungono solo in cattività, arrivando anche fino a 60-65 anni, mentre in natura la media è di una durata della vita pari a 23 anni. Era nell'istituto dal 1976 dove era arrivato portato in Italia da alcuni missionari di ritorno dal Congo. L'uccello ha attraversato intere generazioni di studenti, diventando il simbolo della scuola e partecipando attivamente alla vita dei ragazzi. Conosceva tantissime parole e, anche, imprecazioni che i ragazzi gli avevano insegnato e la sua capacità di imitare il linguaggio umano e i fischi era molto apprezzata da tutti.
"Kasuko non è stato semplicemente un pappagallo o la nostra storica mascotte – scrivono i padri Barnabiti nel post – è stato il custode piumato dei nostri segreti, un compagno fedele per intere generazioni di studenti e la presenza più vivace delle nostre giornate. Di lui vogliamo ricordare la magia e la gioia che ha portato nella nostra scuola. Ci mancheranno i suoi versi, le sue chiacchiere e quell'incredibile capacità di farci sentire tutti un po' più vicini, strappandoci un sorriso anche nelle giornate più grigie".
I pappagalli cenerini (Psittacus erithacus) sono uccelli della famiglia degli Psittacidi, originari dell'Africa centrale e occidentale. Sono facilmente riconoscibili per il loro piumaggio grigio, ad eccezione di alcune piume della coda di colore rosso acceso. La caratteristica principale di questi animali è e la loro spiccata abilità comunicativa, per la quale vengono chiamati "pappagalli parlanti". Secondo uno studio condotto dall'Università di Cambridge e pubblicato nel 2007, i cenerini non solo imitano il nostro linguaggio, ma possono anche utilizzarlo in modo referenziale e sono in grado di riprodurre i termini che conoscono per usarli in maniera appropriata.