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16 Ottobre 2026
12:46

La Regione Umbria stanza 765mila euro per contrastare randagismo e abbandoni

La Regione Umbria stanzia 765mila euro per contrastare il randagismo con sterilizzazioni, microchip e sensibilizzazione. Azione importante ma sarà efficace quando si verificheranno i risultati concreti e gli effettivi miglioramenti legati al benessere degli animali tanto nelle famiglie quanto nei canili.

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765mila euro: è la cifra stanziata dalla Regione Umbria per un piano regionale straordinario destinato a contrastare l'abbandono degli animali, prevenire il randagismo e promuovere campagne di informazione e supporto alla cittadinanza per adozioni consapevoli e una corretta convivenza con cani e gatti.

Il finanziamento è possibile attraverso il fondo previsto dalla Legge 14 agosto 1991, n. 281, la “Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo” e le risorse ministeriali saranno suddivise in due macroaree di intervento. Una prima quota, pari a 191.250 euro, sarà gestita direttamente dalla Regione Umbria e destinata ad attività di informazione e sensibilizzazione, a percorsi di aggiornamento e formazione rivolti agli operatori delle due Usl regionali e al sostegno del Polo Cinofilo di Comunità, un progetto ideato dalla dottoressa Brigitta Favi, responsabile del servizio Veterinario per il contrasto al randagismo e l’igiene urbana dell’Usl Umbria 1.

La quota più consistente del finanziamento, ovvero i restanti 573.750 euro, sarà invece destinata agli Enti locali e consentirà "di attuare interventi per il controllo delle nascite e la sterilizzazione degli animali, il risanamento dei canili e l’acquisto di microchip".

Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria con delega alla Sanità, ha così commentato la decisione: "Stimiamo di dare vita a una serie di azioni volte a contrastare l’abbandono degli animali d’affezione. Grazie all’utilizzo di queste risorse prevediamo di sterilizzare, nell’arco di due anni, circa 3.000 cani e gatti e di sostenere progetti innovativi come il ‘Polo Cinofilo di Comunità’. Un’iniziativa che punta a formare cittadini informati e consapevoli sul tema del randagismo, a rilasciare qualifiche certificate nel settore degli animali da compagnia e a favorire percorsi di riabilitazione, integrazione terapeutica e reinserimento lavorativo per i pazienti dei distretti sanitari”.

Non è la prima volta che la Regione Umbria mette a disposizione una tale cifra per questo scopo. Nel 2024 aveva già presentato un piano simile e con una cifra di altrettanta portata e le azioni previste vertevano sempre su sterilizzazioni, acquisto di microchip, attività di sensibilizzazione e formazione, oltre al miglioramento di alcune strutture, tra cui il canile di Collestrada, a Perugia, e i reparti destinati ai cosiddetti "cani impegnativi". Una parte delle risorse era inoltre destinata sempre al progetto del Polo Cinofilo di Comunità. Ciò che emerge cercando dei riferimenti sui portali pubblici ai risultati ottenuti è, ad esempio, che il Comune di Perugia nel giugno 2026 aveva ricevuto 129 mila euro nell'ambito del piano regionale per interventi sulle strutture.

Il nuovo piano ripropone dunque un investimento dello stesso valore e sarà importante monitorare non soltanto le risorse assegnate, ma anche poi gli effettivi interventi e gli effetti sulla popolazione dei cani e dei gatti, strettamente legati alle campagne di sensibilizzazione. La dirimente, del resto, rimane sempre la stessa: solo attraverso attività concrete delle istituzioni nell'operare a monte del problema degli abbandoni e non a valle si può cambiare lo stato di cose. Si intende dire che fin quando non si faranno campagne di comunicazione che spingono concretamente le persone a rivolgersi ai canili quando si vuole accogliere un animale in casa, fornendogli contemporaneamente però una guida all'inserimento in famiglia attraverso il coinvolgimento di esperti, il rischio è che anche finanziamenti di tale portata possano andare sprecati.

La questione centrale, in buona sostanza, non è solo quanto si spende, ma quanti animali poi vengono effettivamente sterilizzati, microchippati, non più abbandonati e fatti adottare, soprattutto. Poi c'è anche la questione proprio legata al benessere di questi individui all'interno di strutture che non solo in Umbria, sia chiaro, sono state concepite in tempi in cui dell'aspetto psicofisico degli animali poco interessava. I canili, soprattutto, vanno completamente rivisti e strutturati in modo tale che non siano dei luoghi in cui quel "fine pena mai" scritto a caratteri cubitali sull'esistenza della maggioranza degli ospiti significhi anche che continuino a vivere costantemente reclusi dentro i box. 

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