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30 Ottobre 2026
6:30

La gru gigante che credevamo estinta da 20mila anni esiste ancora: il DNA risolve un mistero durato 150 anni

Per 150 anni è stata considerata una specie estinta, ma il DNA antico svela che la gru gigante preistorica che viveva in Europa era "solo" una gru comune più grande della media, la stessa che in questi giorni migra nei cieli italiani.

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Una gru comune (Grus grus)

Per più di 150 anni abbiamo creduto che in Europa, durante l'ultima era glaciale, vivesse una specie di gru gigante, molto più grande di quelle che conosciamo oggi e scomparsa migliaia di anni fa. In realtà, quell'uccello non si è mai estinto. O meglio, non era affatto una specie diversa: era semplicemente una versione più grande della gru comune (Grus grus), la stessa che proprio in questi giorni sta attraversando in migrazione anche i cieli italiani.

A risolvere questo piccolo grande mistero paleontologico è stato un gruppo di ricercatori della Bournemouth University, in Regno Unito, grazie all'analisi del DNA antico estratto da alcune ossa fossili.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, dimostra infatti che quella che per oltre un secolo è stata considerata una specie estinta, chiamata Grus primigenia, era in realtà la stessa specie che ancora oggi nidifica in Europa e migra ogni anno verso sud per trascorrere l'inverno. Una scoperta che non riguarda soltanto le gru, ma che potrebbe anche spingerci a riconsiderare l'identità di altri uccelli fossili classificati come specie estinte solo sulla base delle dimensioni delle loro ossa.

Il mistero della gru gigante che viveva in Europa durante l'ultima era glaciale

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Diversi resti fossili di grandi gru trovati in Europa sono stati attribuiti fino a oggi a una specie estinta chiamata Grus primigenia. Immagine da Stewart et al., 2026

La storia comincia nella seconda metà dell'800, quando il naturalista francese Alphonse Milne-Edwards descrisse alcuni resti fossili di gru trovati nelle grotte della Francia meridionale. Le ossa, risalenti alla parte finale dell'ultima era glaciale, oltre 20mila anni fa, erano decisamente più grandi rispetto a quelle delle gru viventi all'epoca. Per questo motivo, lo studioso le attribuì a una specie distinta che chiamò Grus primigenia, con un'altezza stimata di circa 180 centimetri.

Da allora, per circa un secolo e mezzo, questa interpretazione è stata talvolta messa in discussione, ma è rimasta sostanzialmente valida fino a oggi: nell'Europa preistorica viveva una grande gru, poi scomparsa senza lasciare discendenti. A risolvere definitivamente questo enigma è stato John Stewart, professore di paleoecologia evolutiva alla Bournemouth University, che insieme ai colleghi ha deciso di verificare l'identità di questi uccelli utilizzando strumenti che naturalmente non erano disponibili ai paleontologi dell'800.

In collaborazione con il Centre for Palaeogenetics di Stoccolma, in Svezia, il gruppo ha analizzato campioni di DNA antico provenienti da 18 ossa di gru ritrovate in Inghilterra, Galles, Francia, Germania e Isole Baleari. Il materiale genetico conservato nei reperti ha permesso così di confrontare direttamente gli antichi uccelli con diverse specie di gru moderne, senza affidarsi soltanto alla forma e alle dimensioni dello scheletro.

La gru gigante era solo una una gru comune più grande della media

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L'analisi del DNA antico estratto dai resti fossili di Grus primigenia ha dimostrato che si trattava in realtà di gru comuni più grandi di quelle oggi viventi

I risultati hanno confermato i sospetti: le grandi gru preistoriche non appartenevano a una specie separata, ma erano gru comuni, sebbene mediamente più grandi rispetto a quelle che conosciamo oggi. Secondo Stewart, uno degli elementi che potrebbe aver contribuito all'equivoco è il dimorfismo sessuale, cioè le differenza tra maschi e femmine. Nelle gru, infatti, i maschi tendono a essere più grandi delle femmine e questa variabilità, sommata alle maggiori dimensioni che probabilmente avevano gli individui preistorici, ha portato a un'errata interpretazione.

Rimane però una domanda: perché le gru comuni del passato erano più grandi di quelle attuali? Se infatti la ex gru gigante si stima potesse arrivare fino a 180 centimetri di altezza, quelle di oggi arrivano più o meno solo a circa 120. Gli autori ipotizzano che la progressiva riduzione delle dimensioni possa essere collegata ai cambiamenti ambientali, in particolare alla trasformazione delle zone umide e all'espansione delle attività umane. Si tratta, tuttavia, di una spiegazione ancora tutta da verificare attraverso ulteriori ricerche.

La scoperta solleva anche una questione più generale per la paleontologia. Se alcune specie fossili sono state descritte soltanto sulla base delle dimensioni delle ossa, è possibile che una parte di quelle considerate estinte fossero in realtà popolazioni antiche, più grandi o più piccole, di specie tuttora viventi. Il DNA antico potrebbe quindi contribuire a correggere anche altre vecchie classificazioni e a ricostruire con maggiore precisione la storia evolutiva degli uccelli.

Le stesse gru stanno attraversando proprio ora i cieli italiani

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Proprio in questi giorni migliaia di gru stanno attraversando i cieli italiani durante la migrazione autunnale

Questa scoperta arriva proprio nel periodo dell'anno in cui migliaia di gru stanno attraversando l'Italia durante la migrazione autunnale. Tra la fine di ottobre e novembre, infatti, questi uccelli lasciano le aree di nidificazione dell'Europa settentrionale e orientale per raggiungere i quartieri di svernamento, soprattutto nella Penisola Iberica, in Francia e, per alcune popolazioni, anche in Nord Africa.

In Italia, uno dei principali corridoi migratori attraversa le regioni settentrionali, in particolare il Piemonte e la Pianura Padana, ma le gru possono essere osservate anche lungo il resto della Penisola e sulle isole. Molte transitano ad alta quota, mentre altre si fermano temporaneamente nelle zone umide e nelle zone agricole per riposare e mangiare. Il loro passaggio è quasi sempre annunciato dai potenti richiami che hanno dato il nome a questi uccelli e che permettono agli individui di restare il contatto durante il viaggio.

La gru comune è quindi la stessa specie che popolava l'Europa già durante l'ultima era glaciale. Un uccello che ha attraversato millenni di cambiamenti climatici e ambientali e che, come dimostra questo nuovo studio, nel corso della sua lunga storia è cambiato anche nelle dimensioni. E così, mentre gli stormi attraversano ancora una volta i nostri cieli, sappiamo oggi che tra gli antenati di questi grandi migratori c'erano anche quelle gru giganti che per 150 anni abbiamo creduto scomparse per sempre.

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