
I pipistrelli sono tra gli animali più difficili da studiare. Si muovono di notte, volano, e solitamente sono molto piccoli. Per intercettarli i chirotterologi possono però "catturare" il loro sistema di ecolocalizzazione, basato sull’emissione di ultrasuoni che l'orecchio umano non può percepire e che i pipistrelli usano per comunicare e individuare le prede. Ed è proprio grazie all'ascolto di questi segnali, i ricercatori del progetto BatEchoNet hanno scoperto che la nottola gigante, uno dei pipistrelli più rari in Italia, frequenta anche le Alpi piemontesi.
La scoperta è importante sotto diversi punti vista. Questa specie è infatti estremamente rara e in serio pericolo di estinzione e ogni nuova segnalazioni può essere una buona notizia per la sua conservazione. Ma ci permette anche di conoscere un po' più da vicino non solo il pipistrello più grande d'Europa, ma anche l'unico che riesce a cacciare uccelli in volo. Un comportamento che è stato per secoli difficile da documentare e che si intreccia, un po' a sorpresa, anche con un dipinto del 1600.
La nottola gigante nelle Alpi piemontesi

La sua presenza è stata documentata nel 2024 e nel 2025 in tre diverse località del Piemonte occidentale: Santena, Valdieri e soprattutto il Bosco dell'Alevè, in Valle Varaita. Qui la specie è stata segnalata a circa 1.500 metri di quota nell'estate del 2024 e nuovamente nello stesso sito l'anno successivo, quando è stata rilevata anche a circa 1.900 metri. La presenza ripetuta durante l'estate suggerisce quindi che la nottola gigante possa frequentare regolarmente le Alpi cuneesi, e non soltanto nel periodo della migrazione.
Non è però ancora possibile dire se nell'area esista una popolazione stabile o una colonia riproduttiva: saranno necessari ulteriori monitoraggi. La scoperta, descritta in una breve nota pubblicata recentemente, è interessante anche per l'habitat utilizzato. La specie è generalmente associata a boschi maturi e alberi ricchi di cavità, mentre nell'Alevè vive in una delle più grandi foreste di pino cembro d'Europa.
La presenza estiva sulle Alpi piemontesi aggiunge ora un altro tassello alla storia naturale di questo animale. In Italia la nottola gigante è considerata una delle specie di chirotteri più rare e la Lista Rossa nazionale la classifica come "In Pericolo Critico (CR)", mentre a livello globale è considerata "Vulnerabile (VU)". La scomparsa dei grandi alberi cavi e dei boschi più maturi rappresenta una delle principali minacce per una specie che dipende proprio da questi ambienti.
Il gigante dei pipistrelli europei

Con un'apertura alare che può arrivare a circa 46 centimetri, la nottola gigante (Nyctalus lasiopterus) è il pipistrello più grande d'Europa. Ha un corpo robusto, ali lunghe e strette e una caratteristica pelliccia bruno-rossastra. È una specie capace di volare rapidamente anche a grandi altezze e può compiere spostamenti molto ampi. Nonostante le dimensioni, è però un animale estremamente difficile da vedere. La maggior parte della sua attività si svolge infatti di notte e spesso a grande distanza da terra.
La specie è diffusa in maniera frammentata dalla Penisola Iberica, fino al Vicino Oriente, con alcune piccoli nuclei anche in Nord Africa. In Italia è stata segnalata in passato in Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Calabria e Sicilia, ma si contano in ogni caso poche decine di segnalazioni confermate.
Per questo i ricercatori riescono il più delle volte a individuarla senza osservarla direttamente, registrando i richiami prodotti durante l'ecolocalizzazione attraverso il bat detector, un dispositivo che converte i segnali ultrasonici, caratteristici di ogni specie, in suoni udibili. La sua dieta è composta soprattutto da insetti di grandi dimensioni, tra cui falene, coleotteri e libellule. Ma la nottola gigante ha anche un'abitudine decisamente fuori dal comune per un chirottero europeo: può cacciare piccoli uccelli migratori durante i loro spostamenti notturni.
Come la nottola caccia in volo i piccoli uccelli

Per decenni si è saputo che la nottola gigante mangiava uccelli, grazie soprattutto alle piume e ai resti trovati nelle feci. Nessuno era però riuscito a documentare la sua attività di caccia né a rispondere a una domanda che ha tormentato per anni i ricercatori: come riusciva a catturare e mangiare una preda così grande mentre volava nel buio? Nessun altra specie simile tra quelle presenti in Europa ci riesce, ma nel 2025 un gruppo di ricercatori ha finalmente trovato la risposta.
La nottola gigante può inseguire gli uccelli migratori – come per esempio i pettirossi – in quota, catturarli e ucciderli con un morso, quindi continuare a volare mentre li consuma. Per farlo utilizza anche la parte posteriore delle membrane delle zampe come una sorta di piccola sacca naturale, nella quale trattiene la sua preda mentre la mangia. In alcuni casi riesce persino a staccare le ali dell'uccello prima di consumarne il resto. I ricercatori sono riusciti a registrari i versi emessi da un pettirosso durante la cattura e il consumo.
Anche in questo caso, tuttavia, occorre precisare un dettaglio non da poco. Nessuno è ancora riuscito a vedere una nottala mentre caccia piccoli passeriformi. Gli scienziati sono riusciti a documentare e a descrivere questo comportamento attraverso dei piccoli biologger installati sui pipistrelli. Questi dispositivi registrano posizione, altitudine, accelerazione e suoni, tutte informazioni che hanno permesso di ricostruire ciò che accadeva nel buio. Tuttavia, qualcuno, in passato, forse qualcuno è riuscito a vedere questa scena con i propri occhi.
La nottola gigante che caccia un uccello era già in un dipinto del 1600

Quello che la scienza è riuscita infatti a descrivere soltanto recentemente potrebbe essere stato osservato, o almeno rappresentato, già più di quattro secoli fa. Nel dipinto Aria, realizzato nel 1611 dal pittore fiammingo Jan Brueghel il Vecchio, compare infatti un grande pipistrello che tiene tra le fauci un piccolo uccello. Secondo gli autori dello studio pubblicato nel 2026 su PNAS, questo dettaglio potrebbe rappresentare proprio una nottola gigante impegnata a predare un uccello.
Brueghel aveva trascorso diversi anni in Italia e le sue opere sono ricchissime di animali rappresentati con grande attenzione. Non è possibile sapere con certezza se avesse assistito direttamente a una scena simile, ma quel piccolo dettaglio dipinto nel 1611 mostra quanto a volte anche l'arte possa conservare informazioni naturalistiche preziose e rimaste inosservate per secoli.
Sulle Alpi piemontesi, invece, i prossimi passi del monitoraggio non soltanto per provare a capire quante nottole gigante ci sono nell'area, ma anche per scoprire se questi grandi pipistrelli utilizzano le montagne come semplice area di passaggio o se sono presenti in pianta stabile, magari riproducendosi nei vecchi alberi cavi delle foreste alpine.