
Molto spesso gli scienziati riescono a confermare e a descrivere qualcosa che si sapeva da tempo o che era stato già osservato solo diversi secoli dopo. È il caso di un dettaglio rimasto nascosto per oltre 400 anni in Aria, un dipinto del 1611 del pittore fiammingo Jan Brueghel il Vecchio, conosciuto in Italia anche come Bruegel dei Velluti. Nell'opera, tra decine di uccelli e altri animali, compare anche un grande pipistrello che stringe tra le fauci un piccolo uccello.
E secondo un nuovo studio pubblicato di recente su PNAS, quella scena potrebbe raffigurare un comportamento di caccia che i ricercatori sono riusciti a documentare e a descrivere per la prima volta solo l'anno scorso: la predazione su uccelli in volo da parte della nottola gigante (Nyctalus lasiopterus), il più grande pipistrello d'Europa.
Il pipistrello gigante che caccia uccelli nascosto in un dipinto del 1611

Naturalisti e biologi sapevano da tempo che le nottole giganti cacciavano piccoli passeriformi, soprattutto migratori come pettirossi, balie e silvidi, che molto spesso viaggiano anche di notte, quando i chirotteri sono più attivi. Le prove infatti c'erano già, per esempio le piume trovate nelle feci dei pipistrelli.
Tuttavia, solo nel 2025 un gruppo di ricercatori è riuscito a registrare direttamente questo comportamento: grazie a minuscoli dispositivi applicati agli animali, gli studiosi hanno infatti osservato che la nottola gigante sale ad alta quota, insegue gli uccelli migratori nel buio e può catturarli e mangiarli addirittura mentre è ancora in volo. Questo nuovo studio, invece, parte proprio da quel quadro di Brueghel.

I ricercatori hanno notato che il pipistrello dipinto nell'angolo in alto a destra dell'opera ha caratteristiche compatibili quantomeno con il genere Nyctalus: mantello bruno-rossiccio, ali lunghe e orecchie corte e arrotondate. Ma il dettaglio più importante di tutti è evidentemente il piccolo uccello che il chirottero trasporta con la bocca. Per gli autori le conclusioni sono ovvie: il comportamento predatorio delle nottole giganti era già noto, o perlomeno veniva raccontato nell'Europa del Seicento.
I ricercatori si spingono anche oltre, suggerendo che Brueghel potrebbe persino aver visto la scena di persona. La nottola gigante è una specie rara in Belgio, tuttavia è più facile da osservare proprio qui in Italia. E il pittore fiammingo ha trascorso nel nostro paese diversi anni alla fine del 1500.
Quando arte e scienza si intrecciano

Il dipinto di Brueghel raffigura Urania, la musa greca dell'astronomia, che regge una sfera in mezzo a un vortice di uccelli – e appunto pipistrelli – con gli dei Apollo e Diana che guidano i loro carri del sole e della luna sullo sfondo. Le opere dell'autore sono spesso piene di animali e tra pappagalli, rapaci notturni e diurni, uccelli del paradiso e tantissimi altri sono almeno 60 le specie raffigurate.
Alcuni dipinti e opere d'arte possono essere infatti una miniera d'oro per naturalisti e biologi, infatti non è la prima volta che grazie a un animale raffigurato si anticipa o riscrive una scoperta scientifica. Nel famoso De arte venandi cum avibus (dal latino Sull'arte della caccia con gli uccelli), scritto da Federico II e oggi conservato presso la Biblioteca Vaticana, compare un'illustrazione e una descrizione di un cacatua australiano, ben 400 anni prima che l'Australia venisse scoperta.
Resta proprio questo l’aspetto più interessante della vicenda: arte e scienza, ogni tanto, si incontrano in modo inaspettato. Oggi sappiamo che la nottola gigante può davvero cacciare uccelli migratori, un comportamento raro e difficilissimo da osservare o documentare. Ma quel dettaglio dipinto oltre quattro secoli fa lascia pensare che almeno qualcuno, molto prima dei moderni registratori e dei sensori miniaturizzati, potesse averne già colto perlomeno una traccia.