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28 Ottobre 2026
17:39

È di nuovo il periodo dell’anno in cui le gru attraversano in massa i cieli italiani

Tra fine ottobre e novembre migliaia di gru attraversano i cieli italiani durante la migrazione autunnale. Ecco da dove arrivano, quali rotte seguono e dove osservare questo spettacolo della natura.

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In questo periodo, nei cieli italiani, il passaggio delle gru in migrazione verso sud diventa più intenso e visibile

Tra la fine di ottobre e novembre migliaia di gru attraversano i cieli italiani durante la migrazione autunnale. Arrivano dal Nord e dall'Est Europa e volano in grandi stormi, spesso disposti nella caratteristica formazione a "V", dirette verso le aree in cui trascorreranno l'inverno. È uno degli spettacoli della natura più affascinanti di questo periodo dell'anno e per ammirarlo, spesso, basta semplicemente alzare gli occhi al cielo. O tendere le orecchie.

È infatti tornato il periodo delle gru e anche quest'anno i primi grandi stormi hanno già iniziato ad attraversare il nostro Paese. Sui social media e nei gruppi dedicati al birdwatching sono già comparsi video e foto di gru in migrazione, soprattutto nelle regioni del Nord. Il grosso del passaggio deve però ancora arrivare: novembre è tradizionalmente uno dei mesi in cui il passaggio di questi grandi uccelli diventa più intenso e spettacolare.

E grazie alla ripresa delle popolazioni europee, osservare le gru in migrazione è oggi molto più facile rispetto a qualche anno fa.

La migrazione autunnale delle gru: da dove arrivano e dove vanno

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La gru (Grus grus) nidifica nel Nord e nell’Est Europa e in autunno migra per trascorrere l’inverno in Francia, Penisola Iberica e Nord Africa

Le gru (Grus grus) sono grandi uccelli dal piumaggio prevalentemente grigio cenere, con collo e zampe molto lunghi e un'apertura alare che può superare i due metri. Nidificano soprattutto nelle zone umide, nelle brughiere e nelle aree aperte del Nord e dell'Est Europa, dalla Scandinavia ai Paesi Baltici, fino alla Russia.

Con l'arrivo dell'autunno e l'abbassamento delle temperature, questi uccelli abbandonano progressivamente i territori riproduttivi e iniziano un lungo viaggio verso sud, alla ricerca di condizioni climatiche più favorevoli e soprattutto di luoghi in cui trovare facilmente cibo anche durante l'inverno. Le destinazioni principali delle popolazioni che attraversano l'Europa occidentale sono soprattutto la Francia e la Penisola Iberica, mentre una parte degli individui raggiunge anche il Nord Africa.

Le gru sono migratrici molto sociali e affrontano questi spostamenti in grandi gruppi che possono comprendere decine, centinaia e talvolta migliaia di individui. Seguono rotte ormai consolidate, apprese anche grazie all'esperienza degli individui più anziani, e durante il viaggio si fermano spesso nelle zone umide e nelle aree agricole per riposare e mangiare. La migrazione può iniziare già a settembre, ma in Italia il periodo più favorevole per osservarle è generalmente compreso tra la seconda metà di ottobre e novembre. Il calendario preciso cambia però di anno in anno, anche in funzione delle condizioni meteorologiche, che possono favorire o ritardare la partenza e il passaggio degli stormi.

Negli ultimi decenni, inoltre, le rotte e le destinazioni invernali sono leggermente cambiate. Sempre più gru trascorrono la stagione fredda a latitudini relativamente settentrionali, senza necessariamente raggiungere la Penisola Iberica o l'Africa. Un fenomeno legato a diversi fattori, tra cui i cambiamenti climatici, la disponibilità di cibo nelle aree agricole e la trasformazione degli habitat. La migrazione, insomma, non è un percorso immutabile, ma un fenomeno dinamico che risponde alle condizioni ambientali che cambiano e alle trasformazioni del territorio.

Dove passano le gru in Italia e quali sono le regioni migliori per osservarle

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Le principali rotte migratorie delle gru. © NABU–Crane Centre

L'Italia si trova lungo alcune delle rotte principali utilizzate dalle gru per spostarsi tra le aree riproduttive e quelle di svernamento. Come documentato anche da uno studio pubblicato nel 2013 su Acta Ornithologica, che ha ricostruito le rotte storiche e recenti della specie nel nostro Paese, i movimenti migratori interessano diverse regioni e possono variare molto nel tempo. Semplificando un po', possiamo individuare due principali direttrici che attraversano l'Italia, anche se gli stormi non seguono corridoi rigidi e possono modificare il percorso in base al vento e alle condizioni meteorologiche.

La prima attraversa soprattutto il Nord Italia, lungo la Pianura Padana e il margine meridionale delle Alpi. Le gru provenienti dall'Europa centrale e orientale entrano spesso dal Friuli-Venezia Giulia, attraversano Veneto e Lombardia e proseguono verso Piemonte e Liguria, da dove possono raggiungere la Francia e successivamente la Spagna. Le Alpi costituiscono infatti un importante ostacolo geografico e molti stormi seguono quindi le aree pianeggianti e i corridoi naturali ai piedi delle montagne. Per questo motivo Friuli, Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria sono tra le regioni in cui il passaggio autunnale può essere più evidente, soprattutto nelle giornate favorevoli quando numerosi gruppi si concentrano lungo la stessa direttrice.

La seconda rotta interessa invece il versante adriatico e le regioni centro-meridionali. Alcuni gruppi provenienti dai Balcani attraversano l'Adriatico, raggiungono soprattutto la Puglia e proseguono poi verso sud, interessando anche Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia, prima di continuare eventualmente verso il Nord Africa.

Il passaggio non riguarda però esclusivamente queste aree. Le gru possono essere osservate anche nelle regioni del Centro, dove spesso alcuni gruppi scelgono di fermarsi per periodi più lunghi, soprattutto nelle zone umide e negli ambienti agricoli. Tra le aree più frequentate ci sono il Delta del Po, le Valli di Comacchio e diverse zone umide della Pianura Padana, dove alcuni stormi trascorrono ormai stabilmente anche l'inverno.

Per vederle non bisogna necessariamente trovarsi in una riserva naturale o in altre aree protette. Durante la migrazione le gru possono sorvolare campagne, piccoli centri abitati e persino grandi città. Anche un balcone o una passeggiata al parco possono quindi diventare un punto di osservazione privilegiato.

Come riconoscere le gru in volo, anche senza vederle

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Le gru volano quasi sempre in formazione a "V", spesso con un lato più lungo dell'altro

La caratteristica più evidente delle gru in migrazione è la tradizionale formazione a "V", spesso asimmetrica, con uno dei due lati molto più lungo dell'altro. Questa disposizione permette agli uccelli di sfruttare i movimenti dell'aria generati dai compagni che volano davanti, riducendo così il dispendio energetico durante gli spostamenti più lunghi. Le varie gru possono inoltre alternarsi nelle posizioni più impegnative.

Anche la sagoma aiuta a riconoscerle. A differenza di altri uccelli simili nell'aspetto, come gli aironi che durante il volo tengono il collo ripiegato a forma di "S", le gru volano con il collo completamente disteso in avanti e le lunghe zampe allungate all'indietro. Da lontano, quando le condizioni di osservazione lo consentono, questa silhouette è piuttosto caratteristica.

Ma forse l'indizio più semplice per accorgersi del loro passaggio è il verso. Le gru emettono infatti richiami potenti, profondi e leggermente rauchi, un continuo "krru, krru, krru" che ha ispirato anche il loro nome. Le vocalizzazioni permettono agli uccelli di mantenersi costantemente in contatto durante il viaggio e possono essere sentite anche quando gli uccelli volano molto in alto e non sono ben visibili.

Non è raro, inoltre, che gli stormi migrino anche durante la notte. In questi casi, il loro richiamo può essere l'unico segnale del loro passaggio mentre attraversano il cielo sopra le nostre teste.

Il ritorno della gru in Europa

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Le gru sono in aumento in tutta Europa e sono ogni anno sempre più facili da osservare anche in Italia

Fino a pochi anni fa, assistere a questo spettacolo era decisamente meno comune. Le gru avevano subito un forte declino in gran parte d'Europa a causa soprattutto della caccia eccessiva e della distruzione delle zone umide. A partire dalla seconda metà del 900, tuttavia, le misure di protezione e la tutela degli habitat hanno favorito una significativa e costante ripresa delle popolazioni europee.

In passato, la gru nidificava infatti anche in Italia, soprattutto nelle grandi zone umide e nelle pianure del Nord. La progressiva bonifica delle paludi e la pressione venatoria hanno però portato alla sua scomparsa come nidificante all'inizio del secolo scorso. L'ultima nidificazione accertata nel nostro paese risale al 1920.

La ripresa delle popolazioni europee e i cambiamenti nelle rotte migratorie hanno però contribuito a rendere il passaggio più frequente e visibile anche in Italia. Un'evoluzione documentata, tra gli altri, dai dati raccolti nell'European Bird Migration Atlas di EURING, che ricostruisce i movimenti stagionali degli uccelli europei attraverso le informazioni provenienti dall'inanellamento a scopo scientifico, e dai dati raccolti nell'EuroBirdPortal.

È quindi il momento giusto per prestare un po' più di attenzione a quello che succede sopra le nostre teste. Se nelle prossime settimane vi capiterà di sentire strani richiami provenire dall'alto o di osservare lunghe file di uccelli che attraversano il cielo formando una grande "V", potrebbe trattarsi proprio delle gru in migrazione. Un viaggio che si ripete ogni anno da millenni e che, per qualche settimana, trasforma anche i nostri cieli in una delle grandi vie di collegamento tra il Nord e il Sud dell'Europa.

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