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8 Settembre 2026
16:45

La foresta del Congo è un mondo verticale: le fototrappole svelano gli animali nascosti tra gli alberi

Dal suolo alle chiome più alte, le fototrappole a "colonna" svelano gli animali nascosti tra i vari strati delle foreste del Congo. Tra pangolini e scimmie a un passo dall'estinzione, così gli scienziati esplorano la biodiversità in verticale.

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Un pangolino dalla coda lunga (Phataginus tetradactyla), tra le specie più minacciate al mondo, si muove tra i rami più alti della foresta del Congo. Foto di Florida Atlantic University

La foresta pluviale del bacino del Congo, in Africa, non è un ambiente che si può esplorare soltanto guardando in orizzontale. Tra radici, cespugli, liane e tronchi si sviluppa infatti un vero e proprio mondo verticale, che parte dal suolo e arriva fino alle chiome degli alberi più alti. È proprio lì, tra i rami a decine di metri dal terreno, che vivono molte delle specie che caratterizzano questo importante ecosistema.

E per studiare questa biodiversità nascosta su più livelli, un gruppo di ricercatori della Florida Atlantic University e di altri enti ha utilizzato le fototrappole in un modo relativamente nuovo. La particolarità dello studio, pubblicato sul Journal of Mammalogy, è stata infatti quella di collocarle a diverse altezze, dal terreno fino alla volta della foresta, creando una sorta di "colonna" verticale di osservazione.

La ricerca è stata condotta nel Parco Nazionale di Lomami, nella Repubblica Democratica del Congo, e nelle sue immediate vicinanze. In questo modo gli scienziati hanno potuto così osservare contemporaneamente ciò che accadeva sul terreno, nel sottobosco e nella chioma degli alberi, "catturando" animali che difficilmente possono essere osservati in altri modi.

Gli animali nascosti in una foresta che si sviluppa anche in verticale

Le fototrappole hanno permesso di identificare 47 diversi gruppi di mammiferi, tra cui primati, carnivori, roditori, ungulati e pangolini. Otto di questi animali sono stati inoltre osservati per la prima volta in aree in cui non erano mai stati segnalati prima, dati che aiuteranno comprendere meglio dove vivono realmente alcune specie.

Tra questi ci sono diverse specie di roditori, il cercopiteco dryas (Cercopithecus dryas), una scimmia in pericolo critico di estinzione, lo sciacallo striato (Lupulella adustus) e il piccolo petrodromo (Petrodromus tetradactylus), un curioso mammifero conosciuto anche come sengi o toporagno elefante dalle quattro dita, per via del muso lungo, sottile e prensile che può ricordare vagamente una proboscide.

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Daniel Alempijevic, primo autore dello studio, mentre installa le fototrappole nella volta della foresta, a decine di metri dal suolo. Foto di Florida Atlantic University

L'analisi delle migliaia di foto e video raccolti dalle fototrappole e il confronto tra i tre livelli della foresta hanno inoltre mostrato quanto possa cambiare il risultato di un'indagine a seconda dell'altezza alla quale viene condotta. Sul terreno sono stati individuati 32 gruppi di mammiferi, 23 nel sottobosco e 22 nella chioma. Le fototrappole a terra hanno quindi registrato la maggior parte della diversità, ma non sono riuscite a "vedere" molte delle specie che vivono soprattutto o esclusivamente sugli alberi.

Una foresta osservata su tre diversi livelli

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Colobo dell'Angola (Colobus angolensis), una specie vulnerabile catturata grazie alle fototrappole installate sugli alberi. Foto di Florida Atlantic University

Per arrivare fino alla cima degli alberi i ricercatori hanno dovuto necessariamente sviluppare anche specifiche competenze di arrampicata. L'obiettivo era posizionare una telecamera a terra, una a pochi metri di altezza tra le liane e una terza a 20-30 metri, direttamente nella chioma, nella cosiddetta canopia o baldacchino, la volta della foresta. Il risultato è stato un sistema che permette di osservare la stessa porzione di foresta su più livelli e nello stesso momento.

Una prospettiva particolarmente utile in una foresta dove animali possono suddividersi lo spazio e gli habitat non solo in orizzontale, ma anche in altezza. In questo modo, i ricercatori sono riusciti a osservare tutte e tre le specie di pangolino che vivono nella foresta: Phataginus tetradactyla, che si muove tra le chiome, il pangolino gigante (Smutsia gigantea), che vive solo a terra, e Phataginus tricuspis, che può essere osservato in tutti e tre gli strati.

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Il sistema di fototrappole a "colonna" in grado di coprire in verticale i tre strati della foresta. Immagine da Alempijevic et al., 2026

Le fototrappole sono riuscite anche a filmare comportamenti che difficilmente possono osservati a vista, come alcuni piccoli pipistrelli che si avvicinavano ripetutamente ad altri mammiferi, forse per catturare gli insetti attirati da questi animali. Tra gli altri animali, invece, ci sono ben 1.500 filmati di uccelli, tra cui spiccano le riprese dei buceri crestabianca orientale (Horizocerus cassini) filmati mentre seguivano ripetutamente le scimmie.

Tanti nuovi dati per proteggere meglio le specie a rischio

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Un cercopiteco dryas (Cercopithecus dryas), primate considerato in pericolo critico di estinzione. Foto di Florida Atlantic University

Osservare la foresta su più livelli può avere anche conseguenze molto concrete per la conservazione. Un esempio riguarda il piccolo pangolino tricuspide o arboreo (P. tricuspis), una specie ancora poco conosciuta. Nelle foreste mature questi animali utilizzavano più spesso la parte alta della foresta, mentre nelle aree trasformate dall'agricoltura sono stati avvistati anche più vicino al terreno.

Un cambiamento apparentemente piccolo, ma importante: avvicinandosi al suolo e alle aree frequentate dalle persone, i pangolini potrebbero diventare più esposti al bracconaggio. I pangolini sono infatti tra i mammiferi più trafficati al mondo per via delle loro squame, un commercio illegale e milionario che li sta spingendo sempre più verso l'estinzione.

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Un gatto dorato africano (Caracal aurata), una delle specie africane meno conosciute. Foto di Florida Atlantic University

Il bacino del Congo è una delle più grandi foreste pluviali ancora relativamente integre del pianeta e circa il 60% della sua superficie si trova nella Repubblica Democratica del Congo. Ma instabilità politica, difficoltà logistiche e infrastrutture limitate hanno lasciato ampie zone ancora poco studiate.

Le "colonne" di fototrappole possono quindi diventare uno strumento prezioso per colmare queste lacune: permettono di individuare specie rare o minacciate, capire come gli animali reagiscono alla trasformazione degli habitat e soprattutto ci ricordano che una foresta non è soltanto ciò che vediamo camminando sul terreno. È un ambiente che si sviluppa anche verso l'alto, strato dopo strato, fino alle foglie più alte degli alberi.

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