
Ci sono storie di adozione che non vanno proprio per il verso giusto. Si tratta di casi molto gravi, in cui gli animali vengono affidati a persone che non avrebbero mai dovuto vivere con un cane accanto. Due sono gli episodi, in particolare, che hanno portato il Comune di Fano a quella che è una decisione particolarmente rilevante e esemplare: costituire un organo di controllo e verifica della buona riuscita delle adozioni.
Tutto nasce all'indomani della scoperta dei casi di Pongo e Blade, cani appunto affidati a chi li aveva voluti adottare ma che sono stati recuperati in pessime condizioni. Il primo, un simil Dogo di sei anni, era seguito dall'associazione locale Melampo ed è stato ritrovato in condizioni orribili. La trentenne che lo aveva preso con sé dal canile lo ha praticamente abbandonato a se stesso, lasciandolo senza acqua né cibo chiuso in casa e partendo per le vacanze. Blade, invece, un Cane Corso, era costantemente vessato dalla sua persona di riferimento, preso a calci e maltrattato.
Lì dove i procedimenti giudiziari a carico di queste persone per maltrattamento di animali andranno avanti, le istituzioni locali hanno sentito la necessità di dare seguito a un controllo maggiore rispetto ai percorsi post adozione che spesso sono del tutto inesistenti, soprattutto perché le persone di riferimento una volta avuto l'animale spariscono dal radar delle associazioni che hanno fatto da mediatori. I due soggetti che sono stati protagonisti di questi terribili episodi, del resto e purtroppo, sono rappresentativi di situazioni che si verificano in tutta Italia con estrema frequenza.
La soluzione per il Comune di Fano è stata dunque quella dell'istituzione di un Organismo di vigilanza sulle adozioni di cui faranno parte, come riporta Il Resto del Carlino, un dipendente dell'Ecologia urbana, l'assessore alla Tutela degli animali o un suo delegato, un rappresentante di Melampo e uno delle associazioni Oipa ed Enpa.
Compito dell'organismo sarà appunto garantire che vi sia continuità dal momento in cui avviene l'adozione al periodo di assestamento all'interno della dimensione familiare, lì dove appunto molto spesso si perdono i contatti con gli adottanti e i volontari difficilmente possono fare qualcosa senza avere alle spalle le istituzioni.
L'organismo dovrà provvedere alla valutazione delle domande e fare in modo che vi sia corrispondenza tra le esigenze dell'animale e quelle delle persone che ne fanno richiesta. L'associazione Melampo stilerà dei report sull'andamento del percorso e si occuperà delle verifiche necessarie. Secondo quanto riportato sempre sul quotidiano locale, "L'obiettivo è accertare il più possibile l'idoneità psicofisica e abitativa degli aspiranti adottanti e introdurre controlli anche dopo l'ingresso dell'animale nella nuova famiglia".
Questo approccio ad una maggiore consapevolezza nella gestione delle adozioni, viene però da sottolineare, dovrebbe avere effetti anche sull'operato di chi cede i cani. Molto spesso, e non si sta facendo riferimento ai casi di Fano nello specifico, c'è troppa superficialità da parte di chi opera per il benessere dei cani nelle valutazioni e anche una certa incompetenza a fronte della fretta e illusione di aver "trovato casa" all'animale.
Andando ad approfondire le caratteristiche dell'organismo marchigiano, poi, si legge che si riunirà due volte all'anno. Sembra una tempistica un po' troppo lenta rispetto alla macchina delle adozioni che dovrebbe invece garantire un processo agile e pratico finalizzato appunto alla buona riuscita dell'inizio di quella che è una relazione che dovrebbe durare per tutta la vita, almeno quella dell'animale.