
Ogni giorno, soprattutto nelle strutture in cui operano anche educatori e istruttori cinofili, si cerca di migliorare la qualità della vita dei cani dei canili. Fuori da questo ragionamento, purtroppo, ci sono ancora troppi luoghi in Italia dove del benessere psicofisico dei cani poco importa e sempre di più con le assegnazioni a imprenditori privati della gestione si bada più che altro al profitto dato dal detenere animali che nessuno vuole in casa e che davano fastidio sul territorio. Ma di fronte a questo scenario, ci sono canili virtuosi in tutto il Paese in cui volontari, operatori, veterinari esperti in comportamento e dog trainer cercano di lavorare in sinergia per restituire dignità a individui cui la libertà è negata e la prospettiva di un'adozione è l'unico faro per uscire dalla condizione di cattività.
Uno studio condotto da un team di ricercatori delle Università del Texas e della California è andato proprio ad indagare come si può migliorare la vita in canile per gli "ospiti" e, soprattutto, ad analizzare il comportamento dei cani quando il loro stato di stress e agitazione viene scambiato per aggressività. Il contesto in cui gli animali sono immersi, infatti, è fondamentale da tenere in considerazione per riuscire a fare una valutazione del singolo individuo, tenendo ben presente le caratteristiche caratteriali distintive di ogni cane.
Lo studio condotto su 50 cani: i rischi dell'eccessiva eccitazione
"Gli stress ambientali nei rifugi per animali possono portare allo sviluppo di un'eccessiva eccitazione – precisano infatti gli esperti – con conseguenti rischi per l'adottabilità e la necessità di eutanasia comportamentale (ipotesi prevista in molti stati Usa ndr)". Una delle raccomandazioni principali per la riduzione dell'eccitazione nei cani dei rifugi che i ricercatori evidenziano nello studio includer principalmente un fattore che spesso manca: l'arricchimento ambientale. E un altro elemento da prendere in considerazione, con le indicazioni di un veterinario esperto in comportamento, è secondo gli autori anche l'integrazione con farmaci che possano far migliorare l'aspetto mentale nella gestione dello stress.
Per arrivare a questa conclusione, nella ricerca sono stati valutati 50 cani chiusi in un canile in Texas, indicati dagli operatori come soggetti dalla forte eccitazione. Per due settimane è stata cambiata la loro routine: hanno fatto passeggiate più lunghe, condiviso interazioni di gioco con i care giver, fatto attività rilassanti e gli è stato somministrato un trattamento farmacologico per attenuare lo stress. I risultati migliori si sono avuti proprio con la combinazione dell'arricchimento delle loro giornate e dell'uso di due tipologie di medicinali: il gabapentin, che agisce sul sistema nervoso ed è utilizzato in medicina veterinaria anche per gestire dolore e alcune condizioni associate ad ansia e paura, e il trazodone che ha effetti ansiolitici e calmanti, impiegato dai medici esperti in comportamento per aiutare i cani a gestire situazioni stressanti.
L’eccitazione è diminuita nel tempo, "suggerendo che attività adeguate e interventi mirati possono migliorare il benessere dei cani in rifugio" precisano i ricercatori, oltre a sottolineare che "sono necessarie ulteriori ricerche per esplorare gli impatti a lungo termine di questi interventi e per sviluppare interventi individualizzati che siano al contempo fattibili per l'implementazione negli ambienti dei rifugi".
Mancanza di personale e altre carenze danneggiano i canili
Questo ultimo passaggio permette una riflessione in più, ovvero il poter riportare uno studio avvenuto in Usa sul nostro territorio e prendere spunto per capire quanto sia importante aprire le porte dei canili a professionisti cinofili che hanno la capacità di poter valutare i singoli soggetti in sinergia con il personale addetto e la supervisione di veterinari esperti in comportamento. Se ogni struttura avesse dei team di lavoro così organizzati, l'indice di adottabilità necessariamente salirebbe, tanto perché il "lavoro" sul singolo cane sarebbe reale e indirizzato al suo benessere, tanto perché il "match" con persone intenzionate a procedere con l'inserimento nella propria famiglia di un quattro zampe sarebbe basato sulla considerazione dell'effettiva personalità del cane e le caratteristiche degli adottanti.
Ad oggi ancora troppi canili, come accennavamo ad inizio articolo, hanno poco personale operativo e meno che mai la presenza di educatori o istruttori cinofili. Mediamente i veterinari presenti nelle strutture, poi, hanno il compito di seguire clinicamente gli animali con interventi che considerano solo l'aspetto delle malattie fisiche, con scarsa o nulla considerazione del lato psicologico della vita dietro le sbarre cui abbiamo condannato milioni di animali in tutto il mondo.
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