
Il proteo è uno degli anfibi più singolari del pianeta ed è sempre stato considerato una sola specie, almeno fino a oggi. L'animale che conoscevamo come Proteus anguinus, infatti, è in realtà un gruppo composto da ben nove specie diverse, che vivono nelle acque sotterranee del Carso dinarico. Tra queste ce n'è anche una tutta italiana, appena descritta e chiamata Proteus maurii nello studio pubblicato recentemente su Amphibia-Reptilia.
Il proteo è una salamandra completamente acquatica e specializzata alla vita nelle grotte. Ha il corpo quasi privo di pigmentazione, piccoli arti e occhi ridotti, tanto da essere funzionalmente cieco. Vive soprattutto nei fiumi, nei laghi e nei sistemi di acque sotterranee delle montagne calcaree di Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina e dell'estremo nord-est dell'Italia, tra le province di Gorizia e Trieste, dove recentemente è stato osservato un individuo da record.
Il suo aspetto ha alimentato per secoli racconti e leggende. In passato è stato persino scambaito per un un piccolo drago, mentre uno dei suoi nomi comuni in inglese è "human fish", letteralmente "pesce umano". È anche uno degli anfibi più longevi conosciuti: può superare il secolo di vita.
Nove specie di proteo nascoste sottoterra

Nonostante le differenze già osservate tra le varie popolazioni, fino a oggi il genere Proteus era rappresentato solo da una specie: P. anguinus. Un'eccezione era rappresentata dal proteo nero, una forma colorata conosciuta in Slovenia e considerata da molti una sottospecie. Un gruppo internazionale di ricercatori, al quale ha partecipato anche l'Università Statale di Milano, ha ora riesaminato la storia evolutiva di queste popolazioni confrontando il DNA, le caratteristiche fisiche, la distribuzione geografica, gli habitat occupati e i dati disponibili sulla loro evoluzione.
Il DNA, in particolare, permette di ricostruire quanto siano imparentate tra loro popolazioni differenti e da quanto tempo si sono separate seguendo percorsi evolutivi indipendenti. Incrociando questi dati con quelli morfologici, ecologici e geografici, i ricercatori hanno così concluso che le varie popolazioni considerate finora un'unica specie sono in realtà nove specie distinte.
Tre di queste vengono descritte e nominate per la prima volta proprio con questo studio: Proteus bosniensis, P. ikae e P. maurii. Le altre specie erano invece già state nominate in passato e vengono ora riconosciute come valide grazie a questa revisione.
Il proteo italiano si chiama Proteus maurii

Tra le nove specie c'è anche quella che vive nel Carso Classico, tra il Friuli-Venezia Giulia e le aree carsiche slovene confinanti. Il suo nome è Proteus maurii ed è stato scelto in onore del naturalista italiano Edgardo Mauri, che ha dedicato molti anni allo studio, al monitoraggio e alla conservazione del proteo in Italia.
La specie è stata descritta anche grazie al lavoro dei ricercatori dell'Università di Milano Raoul Manenti e Benedetta Barzaghi, che hanno partecipato al lavoro guidato da Christophe Dufresnes. L'esemplare scelto come riferimento per la descrizione scientifica, chiamato in gergo olotipo, proviene dal pozzo di Vermegliano, un antico pozzo situato nel territorio di Ronchi dei Legionari, in provincia di Gorizia.
P. maurii occupa il Carso Classico e il sistema sotterraneo collegato ai fiumi Timavo e Reka che scorrono tra Italia, Slovenia e Croazia. Lo studio ha inoltre individuato alcune aree del Carso dinarico ancora poco esplorate e che potrebbero offrire condizioni adatte alla presenza del proteo. Non si può quindi escludere che sotto le montagne dei Balcani esistano ancora popolazioni sconosciute, e forse persino altre specie ancora da scoprire.
Una scoperta importante anche per la conservazione

La nuova classificazione non è però soltanto una questione di tassonomia e nomi. Quando popolazioni che sembravano appartenere alla stessa specie vengono "splittate" in specie differenti, cambia anche il modo in cui devono essere considerate dal punto di vista conservazionistico. Ogni specie ha ora un areale molto più piccolo e alcune vivono esclusivamente in pochi sistemi di acque sotterranee.
Questo significa che anche una singola alterazione dell'ambiente, come un episodio di contaminazione delle acque, potrebbe avere conseguenze devastanti su una popolazione che non può semplicemente spostarsi in un altro territorio. Conoscere esattamente quali specie vivono in ciascun sistema carsico permette quindi di individuare meglio le popolazioni da proteggere e di costruire strategie di conservazione più mirate ed efficaci.
Dopo secoli di studi, il proteo si scopre ora ancora più diversificato di quanto pensassimo. Sotto la superficie del Carso non vive una sola salamandra misteriosa, cieca e che sembra un "cucciolo" di drago, ma almeno nove specie differenti, rimaste isolate e nascoste per milioni di anni nel buio delle profondità della Terra.