
C'è un'epoca remotissima, chiamata "era dei pesci" in cui le prime forme di vita si sono evolute dalla forma acquatica a quella terrestre. Si tratta di animali che sono vissuti oltre 380 milioni di anni fa e tra questi c'è un pesce, chiamato Koharalepis jarviki che era un tetrapodomorfo, ovvero faceva parte di un grande gruppo di vertebrati che include i tetrapodi (animali terrestri con quattro arti) e i loro antenati pesci più strettamente imparentati.
In uno studio appena pubblicato, i ricercatori della Flinders University di Adelaide, in Australia, hanno esaminato il cranio di un esemplare antartico di questa specie utilizzando tecniche avanzate di imaging neutronico e hanno scoperto che Koharalepis jarviki possedeva caratteristiche adatte alla vita in superficie, tra cui in particolare delle aperture nel cranio che potrebbero averlo aiutato a inghiottire aria e un organo fotosensibile collegato ai ritmi circadiani.
Le indagini svolte dagli esperti hanno portato alla scoperta che il cervello del pesce presentava somiglianze con quello di specie associate alla transizione evolutiva dalla vita acquatica a quella terrestre. "Abbiamo scelto di concentrarci su Koharalepis perché è l'unico fossile dell'intera famiglia a conservare le ossa interne del cranio, il che ci fornisce preziose informazioni sulla scatola cranica e sulla neuroanatomia", ha spiegato l'autrice principale dello studio, la ricercatrice Corinne Mensforth.
Di questo animale sono state scoperte anche le sue abitudini e le sue caratteristiche. Si trattava di un predatore della lunghezza di circa 1 metro e cacciava facendo dei veri e prori agguati ad animali più piccoli negli ecosistemi d'acqua dolce. Aveva poi occhi molto piccoli e gli esperti ritengono che doveva fare affidamento su altri sensi per riuscire a sopravvivere e cibarsi.