
Il tonno rosso dell'Atlantico è tornato a riprendersi dopo essere stato portato vicino al collasso dalla pesca eccessiva. Ora, però, una nuova minaccia arriva dalla forte espansione degli allevamenti. A lanciare l'allarme è Compassion in World Farming (CIWF), con un report pubblicato oggi, 25 agosto.
Il tonno rosso allevato non nasce necessariamente in cattività. Gli animali vengono catturati vivi in mare e poi trasferiti all’interno di grandi gabbie, dove vengono alimentati per aumentarne il peso prima della vendita. Questo significa che l'industria dipende direttamente dalle popolazioni in natura, su cui grava sempre più un settore in forte crescita e che alleva fino a un milione di pesci all'anno.
Il problema è particolarmente importante anche per le condizioni degli animali allevati. Il tonno rosso (Thunnus thynnus) può infatti arrivare a nuotare per centinaia di chilometri al giorno durante le sue lunghe migrazioni e ha bisogno di muoversi continuamente anche per respirare. Nelle gabbie, invece, è costretto a nuotare ripetutamente in cerchio in spazi limitati.
Il boom degli allevamenti di tonno rosso

Secondo il report, nel 2006 gli allevamenti autorizzati di tonno rosso dell'Atlantico erano appena 13. Nel 2026 sono diventati 123. Il numero massimo di tonni allevati ogni anno sarebbe passato da circa 55mila a fino a un milione di individui. Questa crescita arriva dopo la ripresa di una specie che nel 2011 era stata classificata come "In pericolo (EN)" nella Lista Rossa IUCN delle specie minacciate. Secondo CIWF, però, non bisogna dimenticare quanto rapidamente le popolazioni possano tornare in difficoltà e a oggi non è chiaro quale sia il trend.
Un problema riguarda anche l'alimentazione. Per ottenere circa 200 chili di carne da un singolo tonno allevato possono servire fino a tre tonnellate di pesci selvatici, l'equivalente di circa 33mila sardine o 166mila acciughe. Questi pesci sono fondamentali per gli ecosistemi marini e per molte comunità costiere che dipendono da loro per alimentazione e reddito. La maggior parte del tonno rosso, inoltre, finisce nei mercati di sushi e sashimi di fascia alta, soprattutto in Giappone.

A complicare ulteriormente la situazione c'è la mancanza di dati completi. Secondo il report, le informazioni disponibili sulle catture, sulla produzione degli allevamenti e sul commercio del tonno rosso non sono sufficienti per ricostruire con precisione le dimensioni reali del settore. CIWF segnala inoltre che il settore ha beneficiato di circa 64 milioni di euro di sussidi pubblici nel corso degli ultimi decenni.
"Non possiamo ripetere gli errori del passato"

CIWF ha diffuso anche immagini realizzate in un allevamento del Mediterraneo, dove alcuni tonni mostrano erosioni della pelle, lesioni alle pinne e la perdita di occhi. Secondo l'associazione, queste condizioni confermano i problemi di benessere legati alla cattività di una specie abituata a percorrere grandi distanze e che invece è costretta in gabbia a nuotare in cerchio e senza sosta.
"Questa industria distruttiva e insostenibile strappa i tonni selvatici dai nostri oceani per metterli all'ingrasso, alimentandoli con enormi quantità di pesci catturati in natura. Troppo a lungo i governi hanno mancato di regolamentare un settore che sta causando danni ambientali e atroci sofferenze agli animali. Devono agire ora per fermare l'allevamento di tonni e impegnarsi a garantire che questi pesci restino selvatici. Non possiamo permetterci di ripetere gli errori del passato", ha dichiarato Elena Lara, Senior Research and Policy Advisor di CIWF e autrice del report.

L'associazione chiede quindi una moratoria internazionale sui nuovi allevamenti e sull'espansione di quelli esistenti, una nuova valutazione dello stato di conservazione della specie e maggiore trasparenza sui dati relativi al settore. Il tonno rosso è riuscito a tornare a prosperare dopo anni di forte pressione. Per CIWF, ora il rischio è che proprio l'espansione degli allevamenti finisca per mettere nuovamente sotto pressione una specie che ha appena avuto il tempo di riprendersi.