
La trota iridea (Oncorhynchus mykiss) è uno dei pesci più utilizzati a scopo alimentare in gran parte del mondo. Si tratta di un animale dalla carne così consumata in tutto il Pianeta che già solo riuscire a trovare una foto del pesce ancora in vita e non nelle mani di un pescatore o in un piatto per questo articolo è stata un'impresa.
Ora uno studio pubblicato su Nature su questa specie prova a ridarle dignità, rendendo noto che la sua sofferenza a causa della cattura da parte degli esseri umani può durare in media circa 10 minuti "di dolore da moderato a intenso per trota" a causa della cosiddetta "asfissia d'aria", ovvero il prelevarla dall'acqua senza ucciderla e lasciandola esposta fuori dal fiume fino alla morte.
Lo studio pone l'essere umano in realtà di fronte all'esperienza del dolore dei pesci in generale, rappresentando ciò che accade a una specie in particolare ma di riflesso facendo comprendere quanto poco si ha la consapevolezza delle sofferenze che vengono inflitte agli animali acquatici destinati al mercato alimentare.
"Questi risultati forniscono parametri trasparenti, basati su dati concreti e comparabili per guidare le decisioni in materia di rapporto costi-benefici e per informare le normative e le pratiche di macellazione della trota (e potenzialmente di altre specie) – scrivono i ricercatori – Considerando che ogni anno vengono macellati oltre mille miliardi di pesci, dimostrano inoltre la potenziale portata dei miglioramenti del benessere animale ottenibili con metodi di stordimento efficaci".
Ciò che gli esperti consigliano, fondamentalmente, è di applicare quelle che vengono denominate "procedure compassionevoli" relativamente al trattamento delle specie che l'essere umano destina al suo consumo alimentare. Se il tema è stato negli anni almeno considerato per bovini, suni, equini e caprini, per quanto riguarda i pesci decisamente è un argomento che difficilmente sale agli onori della cronaca o anche solo all'attenzione dei consumatori.
La trota iridea è stata dunque scelta per "la sua importanza globale nell'acquacoltura e la base di ricerca esistente sulla sua neurofisiologia e sul suo benessere". Il suo consumo è costante in ogni parte del Globo, del resto: Cina, Iran, gran parte dell'Unione europea (Italia compresa), Stati Uniti e molti altri paesi. Il motivo è presto detto ed ha a che fare con quello che è un vero e proprio allevamento intensivo di questi pesci: la trota iridea cresce rapidamente, si adatta bene a sistemi produttivi ad elevato ritmo e ha tassi di sopravvivenza relativamente alti.
Ciò che mediamente accade per questi pesci è praticamente di essere "semplicemente" prelevati dall'acqua, cosa che comporta per ogni esemplare una morte atroce. "L'esposizione all'aria è uno dei maggiori fattori di stress per i pesci – scrivono i ricercatori – È stato dimostrato che anche solo 60 secondi di esposizione all'aria possono provocare una risposta fisiologica allo stress costantemente maggiore rispetto a quella innescata da fattori di stress di durata maggiore. In particolare, l'esposizione all'aria è l'unico fattore di stress in grado di causare disturbi idrominerali in un lasso di tempo così breve. Altri fattori di stress (ad esempio ipossia, sovraffollamento, manipolazione) richiedono un'esposizione più lunga per provocare risposte comparabili".
Ma questa è solo una parte di una dettagliata descrizione della sofferenza che provano le trote, con un preciso rendiconto del tipo di risposta fisiologica che le porta a morire in un lasso di tempo che potrebbe invece nettamente diminuire se si procedesse allo stordimento post cattura.