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15 Luglio 2026
17:14

Fede e Magui, i due pesci rossi che hanno ottenuto il riconoscimento come soggetti di diritto in Argentina

Un tribunale argentino ha riconosciuto due pesci rossi come esseri senzienti e soggetti di diritto dopo il loro salvataggio da una vetrina di un ristorante di Buenos Aires: vivevano in una vasca troppo piccola ed esposta alla strada.

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Il tribunale ha riconosciuto i pesci rossi come esseri senzienti e perciò soggetti di diritto. Immagine di repertorio

Per anni hanno vissuto in una piccola vasca esposta nella vetrina di un ristorante di sushi di Buenos Aires, sotto la luce diretta del sole, tra il rumore della strada e i continui colpi dei passanti sul vetro. Oggi però Fede e Magui, due pesci rossi, hanno finalmente una nuova casa e sono soprattutto diventati protagonisti di una decisione destinata a far storia: un tribunale argentino li ha riconosciuti come esseri senzienti e soggetti di diritto, stabilendo che non possono essere considerati semplici beni di proprietà.

La vicenda è iniziata dopo una denuncia dell'associazione animalista Santuario Jaulas Vacías. Secondo gli attivisti, i due pesci vivevano in condizioni incompatibili con il loro benessere. Un'indagine della procura specializzata nei reati ambientali ha poi confermato questi sospetti attraverso una perizia veterinaria, che ha evidenziato come il piccolo acquario fosse inadeguato e in grado di provocare stress e sofferenza agli animali.

Una vasca verticale troppo piccola e fonte di stress e sofferenze

Tra i principali problemi c'erano le dimensioni ridotte della vasca e soprattutto la sua forma verticale, che limitava il nuoto orizzontale. Inoltre, la collocazione in vetrina esponeva l'acqua ai raggi diretti del sole, causando sbalzi di temperatura e una riduzione dell'ossigeno disponibile. A peggiorare la situazione contribuivano anche i rumori provenienti dalla strada, le vibrazioni della pompa dell'acquario e la continua esposizione al pubblico.

Sulla base di queste prove, il tribunale ha perciò autorizzato il sequestro dei due pesci. Fede e Magui sono stati prima affidati all'associazione che aveva presentato la denuncia e poi trasferiti in un acquariodi circa 2.500 litri, molto più grande rispetto alla precedente vasca da circa 40 litri.

Per il tribunale i pesci rossi Fede e Magui sono soggetti di diritto

Il proprietario del ristorante non è stato però condannato. Il giudice ha approvato una forma di sospensione del procedimento con prescrizioni: per otto mesi non potrà detenere animali nel suo locale, dovrà seguire un percorso formativo sul diritto ambientale e sulla tutela degli animali e ha rinunciato definitivamente alla proprietà dei due pesci.

L'aspetto più innovativo della decisione riguarda però il loro status giuridico. Il tribunale ha infatti stabilito che Fede e Magui sono a tutti gli effetti soggetti di diritto, riconoscendo che, in quanto esseri senzienti, possono provare dolore, stress e altre esperienze e che i loro interessi meritano una tutela diretta. In pratica, nel procedimento giudiziario non sono stati considerati soltanto "proprietà" del ristoratore, ma anche vittime del presunto maltrattamento.

La sentenza non significa naturalmente che tenere pesci rossi in acquario sia vietato. Il punto centrale come sempre è che, come qualsiasi altro animale, anche i pesci hanno esigenze biologiche ed ecologiche specifiche e complesse. Acqua di buona qualità, spazio sufficiente, alimentazione adeguata, arricchimenti e un ambiente privo di fonti di stress sono le condizioni minime ed essenziali per garantire il loro benessere.

L'OIPA: "Un precedente importante"

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Spesso bistrattati e considerati di "serie B", i pesci rossi sono tra gli animali più maltrattati al mondo

Qui in Italia, la decisione è stata accolta con favore anche dall'OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali). L'associazione sottolinea che la capacità dei pesci di provare dolore e stress è ormai ampiamente documentata dalla ricerca scientifica e auspica che questo caso contribuisca a una maggiore attenzione nei confronti di animali spesso considerati "di serie B".

"L'OIPA si schiera contro la vendita di pesci rossi così come ovviamente di qualsiasi altro animale, e sostiene un'informazione consapevole sui rischi e le problematiche legate alla detenzione in acquari domestici", ha detto in un comunicato il presidente Massimo Comparotto.

Secondo l'associazione, anche in Italia esistono norme che puniscono il maltrattamento degli animali, compresi naturalmente i pesci, ma riconoscimenti giuridici come quello arrivato dall'Argentina potrebbero favorire un'evoluzione culturale e giuridica nella tutela del loro benessere. "Auspichiamo che in Italia la giurisprudenza si allinei a questo importante orientamento", ha concluso invece Claudia Taccani, responsabile Ufficio Legale OIPA.

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