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23 Maggio 2026
11:25

Barboncini di Castelfranco di Sotto sottratti e restituiti all’allevatrice accusata di maltrattamento: la Procura ricorre in Cassazione

La Procura di Pisa ricorre contro il dissequestro di 101 barboncini trovati in un allevamento a Castelfranco di Sotto in condizioni igieniche e sanitarie gravi. Enpa segue il caso sin dall'inizio e ha lanciato una petizione che ha già raccolto quasi 7000 firme.

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La magistratura non si ferma di fronte alla decisione del Tribunale del Riesame sulla restituzione di 101 Barboncini sequestrati in un allevamento privo delle certificazioni necessarie a Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa, e ritrovati secondo quanto stabilito dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza in pessime condizioni igienico sanitarie e con evidenti problemi di salute.

A dare notizia del ricorso presentato dalla Procura della Repubblica di Pisa che aveva disposto il dissequestro e la restituzione degli animali è l'Enpa, che sta seguendo il caso sin dal giorno dell'operazione condotta dalle Fiamme gialle, dai militari dell'Arma e dai funzionari del servizio veterinario della Asl Toscana Centro.

Era il 28 aprile scorso quando anche su Kodami avevamo pubblicato la notizia e le immagini che accompagnavano le informazioni rese note dalle autorità: "Numerosi cani, per lo più Barboncini, erano detenuti in strutture precarie e realizzate con materiali non idonei, spesso deteriorati e privi di adeguato fissaggio, con una diffusa presenza di elementi potenzialmente pericolosi, come lamiere metalliche e reti con estremità sporgenti”, scrivevano dalla Guardia di Finanza a conclusione dell'operazione di sequestro della struttura e dello spostamento di 104 cani in luoghi di accoglienza in Toscana, Piemonte, Umbria e Liguria.

Durante il sopralluogo era emersa anche la presenza di due individui di grossa taglia, un Pastore dell'Anatolia e uno del Caucaso che avevano le orecchie amputate e, in generale, i veterinari avevano riscontrato diversi animali in pessime condizioni di salute Come se non bastasse, la proprietaria aveva già precedenti penali per tentato traffico illecito di animali da compagnia, associazione per delinquere, traffico illecito continuato di animali da compagnia e altri reati legati alla compra vendita illegale di cuccioli che si faceva pagare tra i 1800 e i 2800 euro.

Nonostante questo impianto accusatorio, però, a distanza di pochi giorni il Tribunale del riesame di Firenze aveva deciso che i cani dovevano essere restituiti alla donna e la vice presidente dell'Enpa, Giusi D'Angelo, aveva così commentato la notizia: "Qui non stiamo parlando di semplici irregolarità amministrative, ma di animali trovati in condizioni che meritano attenzione e approfondimento sotto il profilo del benessere animale”.

Ora un risvolto importante dal punto di vista della battaglia giudiziaria per la salvaguardia della tutela di tutti i cani coinvolti in questo ennesimo caso che si basa sulla costante richiesta da parte delle persone di animali di taglia piccola e "di moda" e un bacino di truffatori e maltrattatori di animali che ne approfittano. "Il Pubblico Ministero, la dottoressa Miriam Pamela Romano – fanno sapere da Enpa – ha chiesto alla Suprema Corte l’annullamento del provvedimento, ritenuto affetto da un ‘evidente vizio di motivazione‘ e fondato, secondo la Procura, su argomentazioni ‘illogiche e contraddittorie'”.

Enpa ha lanciato una petizione che ha raccolto ad oggi già quasi 7000 firme indirizzata alla Procura della Repubblica di Pisa, al Comune di Castelfranco di Sotto e alla ASL Toscana Centro. Si chiede in particolare che vengano mantenuti elevati livelli di attenzione e controllo sulle condizioni di custodia, gestione e collocazione degli animali e che proseguano gli accertamenti veterinari ed etologici già avviati.

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