
Nell'Alto Adriatico sempre più delfini cercano cibo seguendo i pescherecci a strascico. È quanto emerge da un nuovo studio italiano coordinato dall’associazione Dolphin Biology and Conservation e pubblicato sulla rivista Frontiers in Mammal Science. I risultati raccontano di un cambiamento preoccupante nel comportamento dei tursiopi: in un mare sempre più impoverito dalla pesca intensiva, i delfini sembrano ormai dipendere dai pescherecci per riuscire a mangiare e trasmettono questa abitudini ai loro cuccioli.
I ricercatori, tra cui Giovanni Bearzi e Silvia Bonizzoni, hanno monitorato i pescherecci al largo di Veneto e Marche tra il 2018 e il 2025, effettuando 859 controlli in mare nell'arco di 148 giorni. Durante le uscite hanno osservato la presenza dei delfini e fotografato gli animali per riconoscere i singoli individui. I dati mostrano che i tursiopi seguivano il 76% dei pescherecci a strascico osservati nelle Marche e il 26% di quelli osservati in Veneto, preferendo in media queste imbarcazioni alle altre.
I delfini dipendono dai pescherecci per sopravvivere in un mare sovrasfruttato

Il protagonista dello studio è il tursiope (Tursiops truncatus), uno dei delfini più comuni del Mediterraneo. Si tratta di un predatore apicale, cioè che occupa i livelli più alti della catena alimentare. In un ecosistema marino sano dovrebbe quindi cacciare pesci e cefalopodi in autonomia, sfruttando le risorse offerte dal mare. Il problema è che l'Adriatico, e in generale gran parte del Mediterraneo, è oggi un ambiente fortemente sovrasfruttato: molti stock ittici sono in difficoltà da anni e i fondali sono stati fortemente alterati da decenni di pesca a strascico.
La pesca a strascico è probabilmente la più impattante e distruttiva di tutte. Le reti vengono trascinate a contatto con il fondale per catturare tutto ciò che incontrano lungo il percorso. È un sistema molto efficace dal punto di vista della cattura, ma può avere effetti devastanti sugli habitat marini, perché smuove i sedimenti, danneggia il fondale e riduce la biodiversità. In un mare sempre più povero di prede, i delfini sembrano aver imparato a sfruttare i pescherecci come fonte di cibo facile, nutrendosi dei pesci scartati o cercando di afferrare le prede vicino alle reti.
Secondo gli autori, non si tratta più soltanto di un comportamento opportunistico occasionale, cioè del semplice approfittare di una situazione favorevole. L'associazione con i pescherecci appare ormai regolare, intenzionale e molto frequente. Quando i pescherecci escono in mare, i delfini tendono a concentrarsi lì attorno per cercare cibo. Questo suggerisce una dipendenza crescente da un'attività umana e quindi da un ecosistema che non riesce più a sostenere questi animali come dovrebbe.
I rischi di un comportamento che possiamo ancora invertire

Il punto critico è che seguire i pescherecci non è privo di rischi. I delfini possono restare feriti o uccisi dalle attrezzature da pesca, possono modificare la loro dieta e il loro comportamento sociale e sono esposti in modo continuo al rumore delle imbarcazioni, con possibili effetti anche sull’udito. Per un cetaceo, il suono è fondamentale: serve per orientarsi, comunicare e cacciare. Vivere sempre più vicino ai motori e alle reti può quindi avere conseguenze negative legate non solo alla dipendenza alimentare.
Lo studio, naturalmente, non descrive una specie ormai "condannata", ma un animale intelligente che si sta adattando a un ambiente degradato. I ricercatori sottolineano infatti che i tursiopi sono cetacei molto resilienti, capaci di reagire e adattarsi facilmente ai cambiamenti. Se la pressione della pesca a strascico diminuisse e gli ecosistemi dell'Adriatico avessero il tempo di ricostruirsi, i delfini potrebbero facilmente tornare a nutrirsi più spesso in modo più naturale, come facevano prima che il mare venisse impoverito da decenni di sfruttamento.

Per questo il messaggio lanciato dai ricercatori va oltre i delfini. Il problema non è solo che questi cetacei sembrano ormai dipendere dai pescherecci, ma è il motivo per cui lo fanno: in un mare sovrasfruttato, cercare cibo tra le reti può diventare più conveniente – o perfino necessario – che cercarlo autonomamente altrove. E quando un predatore marino arriva a dipendere dalla pesca industriale per sopravvivere, significa che qualcosa nell'ecosistema si è già incrinato ormai da troppo tempo.