
Il gioco è una fase fondamentale per la vita di molti animali, soprattutto quelli sociali. Giocare aiuta infatti a relazionarsi con gli altri e ad affinare comportamenti indispensabili per la vita da adulti. Ma quanti animali giocano usando "giocattoli"? Pochissimi, per questo ciò che hanno osservato alcuni ricercatori dell'università di Miami potrebbe essere una scoperta più unica che rara.
Gli scienziati hanno osservato due giovani procioni pigmei (Procyon pygmaeus), una specie gravemente minacciata di estinzione che vive esclusivamente sull'isola di Cozumel, in Messico, mentre giocavano con delle palline di carta che si erano costruiti da soli. Lo studio, pubblicato sulla rivista Wild, potrebbe essere un rarissimo esempio di fabbricazione di "giocattoli" negli altri animali.
Due sorelle di procione costruiscono palline di carta per giocare

La scoperta è avvenuta in realtà un po' per caso. Gli scienziati, guidati da Nessie O'Neil della Miami University, stavano studiando gli effetti del turismo di massa sulla popolazione di questi piccoli mammiferi quando hanno osservato due sorelle giocare con delle palline di carta che avevano costruito da sole bagnandole e facendole rotolare nella sabbia.
Il comportamento è iniziato con una femmina adulta, che ha cercato di bagnare alcuni pezzetti di carta raccolti tra i rifiuti per poi abbandonarli. Poco dopo però, una delle due giovani ha recuperato il materiale, lo ha immerso nuovamente nell'acqua e poi lo ha fatto rotolare nella sabbia, fino a trasformarlo in una pallina compatta. L'altra sorella ha osservato attentamente il procedimento e ha poi provato a imitarla, senza però riuscirci. A quel punto l'altra l'ha aiutata a completare il lavoro.
Una volta pronte, le palline sono state usate come dei veri e propri giocattoli: i due procioni le colpivano con le zampe, le inseguivano e se le scambiavano.
Fabbricare palline giocattolo, una possibile tradizione culturale tra i procioni
Non si è trattato però di un episodio isolato. Durante le osservazioni successive, i ricercatori hanno visto più volte le due giovani costruire e utilizzare le palline nello stesso modo. Per capire allora se fosse un comportamento comune, hanno controllato anche un altro gruppo di procioni che vive a circa 30 chilometri di distanza. Ma nonostante gli animali avessero a disposizione acqua e lo stesso tipo di rifiuti di carta, nessuno costruiva o utilizzava palline.
Questo potrebbe indicare che il comportamento sia comparso solo all'interno di quel particolare gruppo, magari attraverso l'apprendimento sociale, ovvero osservando e imitando ciò che fanno gli altri. È ancora troppo presto, però, per parlare di una vera e propria tradizione culturale e servirebbero altre osservazioni per capire quanto sia diffuso e strutturato.

Secondo gli autori si tratta della prima documentazione di un comportamento simile nei procioni: gli animali modificano intenzionalmente un oggetto e poi, soprattutto, lo utilizzano per uno scopo che non ha nulla a che fare con la ricerca di cibo. Anche i procioni pigmei, come i più grandi e famosi cugini nordamericani, sono famosi per essere abili manipolatori di oggetti: afferrano, puliscono e "lavano" in acqua ciò che mangiano, non a caso sono chiamati anche orsetti "lavatori".
Tuttavia, il comportamento osservato a Cozumel non sembra avere alcun ruolo diretto con la ricerca e il consumo di cibo, o in generale con un vantaggio pratico immediato legato alla sopravvivenza. Proprio per questo gli autori, seppur con molta cautela, parlano di vera e propria "cultura dei materiali", capacità finora riscontrata solo in quei pochi gruppi di animali capaci di fabbricare e utilizzare strumenti, come i primati, i corvidi, i cetacei e pochi altri.
Giocare con i rifiuti non è privo di rischi: una delle due sorelle è poi morta

Questa scoperta dimostra inoltre quanto può essere complesso e imprevedibile il rapporto tra gli altri animali e gli ambienti profondamente modificati dalle attività umane. I procioni e altri animali sinantropici e che vivono a stretto contatto con noi possono infatti utilizzare i nostri rifiuti in modi creativi e del tutto inaspettati, come in questo caso, comportamento che può persino influenzare la loro evoluzione. Naturalmente, questo non significa che la presenza di immondizia e altri rifiuti sia innocua, anzi.
Una delle due sorelle osservate dai ricercatori è infatti morta dopo essere stata ricoverata in un centro di recupero, quasi certamente a causa della malnutrizione e dell'esposizione a sostanze tossiche mangiate tra i rifiuti. La prova evidente di come gli animali possono certamente adattarsi all'ambiente urbano e a interagire con oggetti e materiali nuovi, ma anche di quanto possa essere rischioso vivere così a stretto contatto con noi e con i tanti, troppi rifiuti che lasciamo nell'ambiente.